Nel 2025 in Italia sono diminuiti i reati ambientali accertati, ma il fenomeno dell’illegalità ambientale continua a mostrare diversi segnali di allarme. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”, realizzato da Legambiente sulla base dei dati relativi ai reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto.
I reati ambientali sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli, aumentati dello 0,4%. Si tratta di una media di 98 reati al giorno, poco più di quattro ogni ora.
Il dato, tuttavia, non coincide con quello delle violazioni complessivamente accertate. Nel corso dell’anno sono infatti aumentati gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895, con una crescita dell’11,4%. Sommando i due valori si raggiungono 113.630 violazioni, equivalenti a circa 311 al giorno, ovvero 13 ogni ora.
I rifiuti tornano al primo posto
A cambiare maggiormente è la composizione dei reati ambientali. Nel 2025 il ciclo illegale dei rifiuti è tornato al primo posto, con 10.914 illeciti, quasi 30 al giorno. Non accadeva dal 2018.
Al secondo posto si trova il ciclo del cemento, che comprende abusivismo edilizio, violazioni urbanistiche, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici. I reati accertati sono stati 8.034, il 41% in meno rispetto al 2024. Secondo il rapporto, la flessione è legata anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia.
Seguono i reati contro gli animali, 6.930 in totale, che comprendono fenomeni diversi come bracconaggio, pesca illegale, traffico di specie protette e traffico di animali da affezione.
In controtendenza rispetto alla diminuzione complessiva crescono invece i reati legati agli incendi boschivi e della vegetazione, arrivati a 3.586, con un aumento del 10,7%. Nel 2025 sono andati in fumo oltre 90mila ettari.
Aumentano anche gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti: sono stati 76, il 24,7% in più rispetto all’anno precedente. Diminuiscono invece i reati contro il patrimonio culturale, 2.276 nel 2025, con una flessione del 23%. All’interno di questo quadro, però, il rapporto segnala un forte aumento degli arresti per traffico di opere d’arte e reperti archeologici: 34 nel 2025, contro i soli 2 del 2024.
Cresce l’illegalità nella filiera agroalimentare
Un altro dato riguarda la filiera agroalimentare. Nel 2025 sono stati registrati 67.677 reati e illeciti amministrativi, con una crescita del 46% rispetto al 2024. Ancora più significativo è l’incremento del valore economico dei sequestri e delle sanzioni, che ha raggiunto 968 milioni di euro, il 109,1% in più rispetto all’anno precedente.
Anche questo settore contribuisce quindi alla crescita del business complessivo delle ecomafie, che nel 2025 viene stimato in 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024. L’incremento è di circa 2,2 miliardi di euro e, secondo il rapporto, è legato soprattutto alla crescita degli affari illeciti nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel mercato delle specie protette.
Il Mezzogiorno resta l’area più colpita
La distribuzione geografica conferma una forte concentrazione dei reati nelle regioni meridionali.
Le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – Campania, Sicilia, Puglia e Calabria – concentrano complessivamente il 44,3% dei reati ambientali accertati nel Paese. La Campania si conferma al primo posto con 5.636 reati, pari al 15,8% del totale nazionale. Segue la Sicilia, con 3.726 reati, quindi la Puglia, con 3.601, e la Calabria, con 2.862.
Il Lazio, con 2.358 reati, è invece la prima regione del Centro Italia. La Sardegna raggiunge il sesto posto nazionale con 2.240 reati, confermando una crescita iniziata nel 2022. Nel Nord la prima regione è la Liguria, ottava con 1.863 reati, davanti alla Lombardia, che scende al nono posto con 1.822.
A livello provinciale, Napoli mantiene il primo posto con 2.512 reati, in aumento dell’8,6% rispetto al 2024. Seguono Salerno, con 1.472 (+11,4%), e Palermo, con 1.235, che registra un aumento del 59,6%. Roma è quarta con 1.113 reati. Tra le novità della classifica c’è l’ingresso di Lecce nella top ten, con 847 reati.
393 clan coinvolti nell’ecomafia
Il rapporto dedica attenzione anche al legame tra criminalità organizzata e illegalità ambientale. Dal 1995 al 2025 sono 393 i clan censiti da Legambiente in relazione a fenomeni di ecomafia.
Un altro capitolo riguarda la cosiddetta green corruption, cioè i fenomeni di corruzione connessi ad attività che hanno un impatto sull’ambiente. Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite 75 inchieste giudiziarie, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri.
Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. La Campania è prima per numero di inchieste, con 15, seguita dalla Sicilia con 13 e dalla Lombardia con 9.
L’applicazione della legge sugli ecoreati
Il rapporto segnala anche gli effetti della legge 68 del 2015, che ha introdotto nel Codice penale i delitti contro l’ambiente. Tra i dati riportati c’è la crescita dei casi nei quali viene contestato il delitto di inquinamento ambientale, 303, pari al 35% delle fattispecie considerate, e del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, contestato in 115 casi, pari al 13,3%. Secondo Legambiente, il quadro mostra quindi alcuni effetti delle modifiche normative introdotte negli ultimi anni, ma anche la necessità di ulteriori interventi sul piano legislativo, dei controlli e del contrasto alle attività illegali.
«Il 2025 – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente come ad esempio l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale. Anche il decreto legislativo di recepimento della Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, approvato dal governo nel mese di dicembre ed entrato in vigore lo scorso 2 giugno, contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti; ma ci sono ancora molto norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti».
Abusivismo edilizio e incendi
Proprio l’abusivismo edilizio rappresenta uno dei temi sui quali il rapporto chiede nuovi interventi. L’ultima stima disponibile, elaborata dall’Istat insieme al Cresme e riferita al 2022, indica che nel Mezzogiorno vengono costruite 42,1 abitazioni illegali ogni 100 realizzate legalmente.
«I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi – commenta Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente – non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo. Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni. Lo stesso approccio deve caratterizzare la lotta agli incendi boschivi e di vegetazione, cresciuti drammaticamente nel 2025 e nel 2026. Così come il contrasto del fenomeno della corruzione, l’altra piaga del nostro Paese. Urgente che l’Italia recepisca al più presto la Direttiva europea anticorruzione, reinserendo il delitto di abuso d’ufficio. Legambiente vigilerà perché sia coerente con le nuove regole dettate dell’Unione europea».
Dieci proposte per contrastare l’illegalità ambientale
Accanto all’analisi dei dati, il rapporto presenta dieci proposte rivolte al Governo per rafforzare il sistema di prevenzione e contrasto dei reati ambientali.
Tra le richieste c’è il completamento del recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, attraverso l’introduzione nel Codice penale di quattro fattispecie relative, tra l’altro, alla tutela delle specie selvatiche protette, al saccheggio delle acque, alla deforestazione e agli F-gas.
L’associazione propone inoltre di estendere il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti ai fitofarmaci illegali, di approvare un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio con maggiori risorse per le demolizioni e di rafforzare l’attuazione del Sistema nazionale di protezione ambientale.
Tra gli altri interventi indicati figurano la revisione del sistema del subappalto “a cascata”, il reinserimento del delitto di abuso d’ufficio nel quadro del recepimento della nuova direttiva europea contro la corruzione e l’estensione delle pene previste per l’incendio boschivo agli incendi di vegetazione.
Il rapporto restituisce quindi un quadro nel quale la diminuzione complessiva dei reati ambientali non coincide con una riduzione uniforme dell’illegalità. Rifiuti, filiere agroalimentari, incendi, abusivismo, criminalità organizzata e corruzione ambientale continuano a rappresentare aree nelle quali i dati mostrano fenomeni significativi, mentre il valore stimato del business illegale raggiunge nel 2025 il livello di 11,5 miliardi di euro.
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