A partire dall’8 settembre è entrata in vigore in tutto il mondo la BWM Convention sulle acque di zavorra per arginare il problema delle specie aliene marine.
Negli ultimi decenni sono centinaia, o forse migliaia, le specie marine trasferite da un oceano all’altro nelle acque di zavorra (ballast in inglese), utilizzate per mantenere la stabilità dell’imbarcazione durante i tragitti. Nel porto di partenza, le navi pompano acqua in un compartimento dedicato, per poi rilasciarla nel porto di arrivo. In questo modo, però, vengono prelevati con le acque portuali anche organismi viventi (alghe microscopiche, piccoli animali planctonici, uova, spore, batteri, nonché gli stadi larvali di organismi macroscopici, quali granchi e pesci), che hanno così l’occasione di stabilizzarsi in aree lontane dalla loro origine, dove potrebbero non trovare nemici naturali e potrebbero quindi accrescersi smisuratamente, andando talvolta a causare danni all’ecosistema, all’economia e alla salute umana. Un problema noto come “bioinvasione di specie aliene”.
L’aumento smisurato del traffico navale negli ultimi decenni ha amplificato il fenomeno, che è stato riconosciuto come una delle maggiori minacce globali alla biodiversità marina.
Come si è arrivati a una Convenzione Internazionale sulla gestione delle acque di zavorra? Da oltre trent’anni la comunità scientifica ha sollevato il problema, portandolo all’attenzione del Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino dell’IMO (International Maritime Organization), ovvero l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per la sicurezza della navigazione e la prevenzione dell’inquinamento marino dovuto alle navi. Ci sono voluti oltre 14 anni di complesse negoziazioni internazionali per arrivare alla creazione, nel 2004, di una Convenzione Internazionale per il Controllo e la Gestione delle Acque di Zavorra (BWM Convention), e altri 12 anni per far ratificare la Convenzione da almeno 30 Paesi, corrispondenti al 35% del tonnellaggio lordo del traffico mercantile navale mondiale. L’ultimo Paese firmatario, la Finlandia, ha ratificato la convenzione nel Settembre 2016 e a partire dall’8 Settembre 2017 la BWM Convention è entrata in vigore in tutto il mondo. Tutto il traffico commerciale navale mondiale, quindi, dovrà ora adeguarsi al nuovo regolamento.
Cosa cambia per le compagnie di navigazione? Le navi che necessitano di riversare acque di zavorra prelevate in un altro porto dovranno scambiare le acque in mare aperto, o dovranno avere installati dei sistemi di trattamento delle acque stesse (ad esempio, disinfezione o filtraggio). Lo scambio in mare aperto (ad almeno 200 miglia nautiche dalla costa e almeno 200 m di profondità) garantisce il rilascio degli organismi eventualmente trasportati in un ambiente non favorevole al loro insediamento, e il prelievo di un’acqua a bassa concentrazione di organismi potenzialmente nocivi. L’installazione dei sistemi di trattamento delle acque di zavorra, d’altra parte, dovrà essere effettuata su tutte le navi mercantili entro il 2024, e le acque di zavorra saranno periodicamente sottoposte a controlli per verificare l’efficacia del sistema di trattamento.
È innegabile che l’implementazione di questo regolamento comporterà un costo non indifferente per le compagnie di navigazione (e, di conseguenza, per tutti i consumatori che fruiscono del flusso globale di merci): lo scambio in mare aperto, ad esempio, richiede che il mercantile rallenti, prolungando quindi la durata complessiva del viaggio in un’attività in cui, ricordiamo, “il tempo è denaro” (senza contare che in caso di mare grosso l’operazione può anche comportare dei rischi); anche l’installazione e la manutenzione dei sistemi di trattamento delle acque costituisce un costo che dovrà essere sostenuto dalle compagnie.
Per questi motivi, la BWM Convention rappresenta un caso di eccezionale valore storico nell’abito della legislazione ambientale, un raro esempio di convenzione internazionale in cui la difesa della biodiversità marina ha prevalso sugli interessi economici. Non a caso, Jose Matheickal, l’attuale vice-direttore dell’IMO, ha commentato l’entrata in vigore della BWM Convention come una delle più importanti conquiste per l’ambiente di questa prima parte di secolo.
La strada per risolvere il problema delle bioinvasioni marine è tuttavia ancora lunga: altri vettori di introduzione, non regolamentati né sottoposti a controllo alcuno, continuano a muovere ogni giorno organismi marini verso mari lontani.
Un esempio tutto Mediterraneo è il Canale di Suez che, nonostante la preoccupazione della comunità scientifica internazionale, continua a far transitare imbarcazioni tra il Mar Rosso e il Mediterraneo senza alcun sistema che blocchi, invece, il passaggio di organismi viventi. Anzi, l’Egitto ha recentemente (Agosto 2015) inaugurato un nuovo tratto del Canale, ampliandone di fatto la sezione.
Un altro vettore di rilevanza globale è invece il biofouling, ovvero lo strato di organismi incrostati sulle chiglie delle barche e trasportati così di porto in porto. La regolamentazione di questo vettore, che non riguarda solo i mercantili, ma qualsiasi tipo di imbarcazione, è però il prossimo obiettivo dell’IMO, che sta per lanciare un’iniziativa a esso dedicata.
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