Nel 2025 in Italia sono stati messi a dimora quasi 3,7 milioni di alberi e arbusti, il 17% in più rispetto all’anno precedente, su una superficie superiore a 5.300 ettari. I nuovi impianti sono destinati a generare servizi ecosistemici per un valore stimato di circa 28 milioni di euro all’anno, grazie a benefici come l’assorbimento di CO₂, il miglioramento della qualità dell’aria e del suolo e la regolazione del clima.
I dati emergono dalla sesta edizione dell’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale curato da Legambiente e AzzeroCO2, con il supporto tecnico di Compagnia delle Foreste, che dal 2020 monitora gli interventi di forestazione realizzati in Italia. L’analisi di 260 nuovi progetti distribuiti sul territorio nazionale mostra una crescita significativa, ma anche una forte dipendenza dai finanziamenti straordinari, in particolare quelli del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
La classifica regionale: Trentino-Alto Adige in testa, Sicilia sul podio
Il Trentino-Alto Adige si conferma al primo posto per il terzo anno consecutivo, con oltre 840 mila alberi piantati, grazie soprattutto ai fondi provinciali destinati al ripristino delle superfici colpite dalla tempesta Vaia e dalle infestazioni del bostrico, un coleottero che attacca gli abeti. La sorpresa è la Sicilia, che conquista per la prima volta il secondo posto con oltre 600 mila alberi, grazie ai finanziamenti residui del Programma di sviluppo rurale 2014-2022 e agli interventi nelle Città metropolitane di Catania e Palermo. Seguono Lombardia e Piemonte, rispettivamente con oltre 479 mila e 469 mila piante.
Il quadro regionale rimane però disomogeneo. Nel 2025 nove Regioni non hanno finanziato nuovi impianti attraverso gli strumenti ordinari delle politiche forestali regionali. Nella maggior parte dei casi, la ragione è il ritardo nell’attivazione delle misure del Complemento regionale per lo sviluppo rurale, nell’ambito della programmazione europea 2023-2027. La Liguria rappresenta un caso diverso: la scelta di non finanziare nuovi impianti è legata all’ampia copertura boschiva già esistente. Per la Sardegna, invece, il dato non è disponibile per il quinto anno consecutivo.
Torino e Roma trainano le Città metropolitane
Un contributo determinante alla crescita arriva dalle Città metropolitane, che nel 2025 hanno messo a dimora 1,48 milioni di alberi e arbusti grazie ai fondi del PNRR: oltre quattro volte il risultato registrato nell’edizione precedente.
Torino guida la classifica con oltre 455 mila alberi, seguita da Roma con più di 414 mila. Da sole, le due città rappresentano il 59% delle piante messe a dimora dalle Città metropolitane. Al terzo posto si trova Reggio Calabria, con 261 mila alberi, seguita da Catania con 118 mila. Sei Città metropolitane non hanno invece registrato alberi piantati nel periodo considerato, sebbene per motivi differenti: in alcuni casi i lavori sono stati completati oltre i tempi di rilevazione oppure i progetti finanziati non sono ancora arrivati alla fase della messa a dimora.
La crescita mostra quanto le risorse del PNRR abbiano accelerato gli interventi nelle aree urbane, dove gli alberi possono contribuire a ridurre le temperature estive, contrastare le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria e rendere le città più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.
Tornano a crescere gli investimenti delle imprese
Segnali positivi arrivano anche dal settore privato. Nel 2025 le imprese hanno contribuito alla messa a dimora di 69.510 alberi, il 70% in più rispetto al 2024. La superficie interessata è passata da 42,7 a 174 ettari. Si tratta di un’inversione di tendenza dopo il forte calo dell’anno precedente, quando le iniziative volontarie di forestazione legate alla responsabilità sociale d’impresa avevano subito una contrazione significativa. La ripresa rimane tuttavia parziale: i volumi sono ancora lontani da quelli registrati tra il 2021 e il 2023. Le Regioni che hanno beneficiato maggiormente degli investimenti privati sono Lombardia, Umbria e Veneto.
«L’Atlante racconta una crescita importante per la forestazione in Italia, ma i numeri da soli non bastano di fronte a un’emergenza climatica che corre più veloce delle nostre risposte», osserva Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2. Secondo Scollato, la gestione del verde pubblico deve diventare una politica strutturale, sostenuta da risorse continuative, anziché dipendere da finanziamenti straordinari.
Il problema della continuità: cosa succederà dopo il PNRR?
Dal 2022, anno a partire dal quale le edizioni dell’Atlante sono direttamente confrontabili, sono stati documentati oltre 12 milioni di alberi e arbusti messi a dimora su 16.889 ettari. Dietro questi numeri positivi emerge però una criticità: la forestazione italiana procede a ondate, seguendo i cicli dei finanziamenti disponibili, senza riuscire a mantenere nel tempo un ritmo costante.
Con l’esaurimento delle risorse straordinarie del PNRR, il rischio è una brusca frenata dei nuovi impianti. Esiste inoltre un secondo problema: gli alberi appena piantati richiedono cure per anni, soprattutto durante le prime fasi di crescita. Senza manutenzione, irrigazione quando necessaria e monitoraggio, una parte degli investimenti rischia di non produrre i benefici attesi.
Gli obiettivi europei e la sfida del ripristino della natura
Un possibile riferimento per il futuro è la Nature Restoration Law, il Regolamento europeo 2024/1991 sul ripristino della natura. Per le aree urbane, la normativa prevede che entro il 2030 non si registri una perdita netta di spazi verdi urbani e copertura arborea rispetto al 2024, con l’obiettivo di avviare dal 2031 una tendenza all’aumento. L’Italia dovrà tradurre questi impegni nel Piano nazionale di ripristino della natura, per il quale una bozza è stata trasmessa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica alla Commissione europea il 25 settembre 2026, oltre la scadenza prevista.
Resta da definire come finanziare concretamente gli interventi necessari. La Legge 10/2013, che disciplina anche lo sviluppo del verde urbano, non stabilisce obiettivi quantitativi generali né sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti, salvo specifiche disposizioni come quelle relative agli alberi monumentali. La sfida, quindi, non consiste soltanto nel piantare più alberi, ma nel garantire che gli impianti siano pianificati in modo adeguato, sopravvivano nel tempo e siano accompagnati da risorse per la manutenzione. Perché la forestazione possa contribuire davvero alla lotta al cambiamento climatico, la crescita dovrà diventare continua, con finanziamenti stabili e una strategia di lungo periodo.
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