Devo arrendermi a ciò che mi circonda, devo fondermi con le mie nubi e le mie rocce per riuscire a essere me stesso.
Caspar David Friedrich
Ci sono molti modi per essere artisti, per fare arte. È un dato di fatto però che moltissimi pittori, poeti, scultori, attori e musicisti abbiano come fonte comune la Natura.
La cosa sorprendente e magnifica è che anche oggi, in un’epoca così tecnologizzata e lontana dalla Natura, molte persone si sentono attratte da lei, tanto che devono cercarla ed incontrarla per trovare l’ispirazione. In fin dei conti, molti artisti sono poi entusiasti, in senso etimologico; la parola entusiasmo infatti deriva dall’antico greco e significa essere ispirati divinamente. Se teniamo conto che Dio è ovunque, anche nella Natura, ecco che allora gli artisti sono ispirati da una divinità. Sembra proprio un sillogismo.

Ritratto di Caspar David Friedrich, Gerhard von Kügelgen, circa 1810–20. © The Bridgeman Art Library
Il pittore Caspar David Friedrich stabilisce con una semplice frase una sua modalità di approccio con la Natura, che è poi una necessità.
Egli deve per forza arrendersi a tutto quello che lo circonda, ma non è una resa passiva, essa è ragionata, voluta, accettata e quindi consapevole; egli sa che abbandonandosi alla Natura riceverà tanto. Magari questo modus operandi diventasse un principio per tutti noi!
Infatti l’artista tedesco non assume questa filosofia solo per dipingere, ma per essere se stesso. Per questo insiste dicendo che deve fondersi con le rocce e con le nubi a lui familiari (usa l’aggettivo mie), come per formare una simbiosi perfetta, in modo tale da incontrare se stesso perdendo se stesso, in un certo qual modo.
Conoscere se stessi è entrare in sintonia con Altro, incontrare Altro e sicuramente la Natura si presta a essere un contesto favorevole a vivere la metafisica nella concretezza.
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