Lo spreco alimentare è qualcosa che, per fortuna, urta profondamente un numero sempre più crescente di persone. Cibo buono, pronto al consumo, viene buttato nella spazzatura o lasciato marcire nei campi solo perché non adatto alle cosiddette “leggi di mercato”. Magari perché non è conforme nella forma o nella dimensione. Cibo meno “bello”, insomma, ma buono lo stesso, che non risponde a un ideale di “perfezione” e che quindi viene eliminato.
Si calcola che a livello mondiale circa il 30% del cibo prodotto non arriva mai al consumatore finale (dati FAO).
In Italia si stima che 36 chili di cibo a testa siano perduti ogni anno a livello domestico. Lungo tutta la catena di produzione, distribuzione e consumo, invece, lo spreco alimentare ci costa complessivamente circa l’1% del Pil nazionale, con una stima che oscilla tra i 12 e il 16 miliardi di euro.
Nel nostro Paese e nel resto d’Europa il 21% dello spreco di frutta e verdura, sempre secondo i dati FAO, avviene direttamente nei campi. Alimenti che vengono scartati, lasciati sui terreni o utilizzati per fare compost, spesso a causa di imperfezioni, della mancata adesione agli standard che l’industria alimentare ha imposto in un primo momento, ma che è poi diventata una condizione essenziale per l’accettazione da parte dei consumatori.
È proprio per sfidare questo modello che la nota rete di aziende agricole e di supermercati bio NaturaSì lancia, assieme a Legambiente, un’interessante iniziativa destinata a ridurre di molto lo spreco di cibo nei campi.
L’azienda del biologico ha deciso di mettere a disposizione dei clienti i prodotti marcati con il logo “cosìpernatura”, ovvero prodotti imperfetti, solo un po’ più grandi o un po’ più piccoli o semplicemente dalla forma insolita. Ma buoni ugualmente perché contenenti le stesse proprietà nutritive di qualsiasi altro prodotto biodinamico e biologico.
Questo primo progetto su vasta scala di riduzione concreta dello spreco alimentare a partire dai campi è stato presentato il 5 giugno, in una conferenza stampa in streaming sulla pagina Facebook e Youtube di NaturaSì, dove è possibile rivedere gli interventi.
«Recuperando e mettendo in commercio quello che è appena più piccolo, o appena più grande, o appena diverso, passiamo da un 20% circa di prodotto scartato sui nostri campi a un massimo, quasi fisiologico, del 4% – spiega Fausto Jori, Amministratore delegato di NaturaSì. – Nei nostri 500 negozi sono presenti da oggi quelli che abbiamo chiamato i cosìpernatura, prodotti venduti con una riduzione che arriva fino al 50% del prezzo degli stessi prodotti standard. Si tratta di un contributo che vogliamo dare a una vera e propria inversione di tendenza in campo agricolo, alimentare e anche culturale».
Insomma un intervento molto concreto da parte di NaturaSì, che vuole sfatare l’immagine di catena che vende “prodotti buoni ma costosi”, spiegando al pubblico dei consumatori come certi prezzi siano inevitabili se si vuole fare un’agricoltura davvero rispettosa, non solo della Terra, ma anche del lavoro del contadino.
La speranza è che iniziative virtuose di questo tipo possano essere seguite da altri soggetti e magari trovare supporti concreti anche a livello governativo.
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