Le foreste di tutto il mondo hanno dovuto adattarsi a diversi tipi di disturbi naturali – incendi, valanghe, inondazioni, epidemie – a cui, negli ultimi 10.000 anni, si sono aggiunti i disturbi legati alle attività umane.
La capacità di una foresta di riprendere le proprie funzioni (resilienza) in seguito a un disturbo è una delle caratteristiche essenziali da comprendere per una corretta gestione in selvicoltura del patrimonio forestale.
Oggi, le foreste europee sono principalmente sfruttate per la produzione di legname. Le strategie di gestione sono molte e, comprendono la scelta delle specie prevalenti da “coltivare” fino alla tipologia di taglio da effettuare. Uno sfruttamento forestale più o meno intenso, o un approccio più o meno vicino all’andamento naturale, determinano capacità di mantenere o riprendere le proprie funzioni anche molto differenti tra loro.
Il sottobosco è una componente cruciale negli ecosistemi forestali, esso influenza la rigenerazione delle specie arboree e i cicli dei nutrienti, tra cui il carbonio.
Mancava uno studio sul sottobosco
Sembrerà assurdo, ma nonostante oggi si siano fatti studi su praticamente ogni cosa, nessuno aveva ancora indagato sul rapporto esistente tra metodi di gestione delle risorse forestali e struttura funzionale del sottobosco. In poche parole, a parte diversi studi locali, alla scala europea non era ancora chiaro come diverse tecniche di gestione forestale influenzino la capacità del sottobosco di una foresta di riprendersi in seguito a un disturbo.
Così, 52 scienziati provenienti da 12 Paesi europei, tra cui un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza di Roma, hanno intrapreso lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Applied Ecology della British Ecological Society.
Cosa dovevano osservare gli scienziati
Sono state messe a confronto foreste sfruttate per la produzione di legname con foreste non gestite. In particolare, i ricercatori hanno confrontato gli effetti diversi di ciascuna strategia di gestione forestale su tre distinte componente che indicano la funzionalità del sottobosco:
- Diversità funzionale: disponibilità di specie diversificate per funzioni ambientali. Più è ampia, più è probabile che almeno una specie possa sopravvivere alle diverse condizioni che si sono instaurate dopo un disturbo.
- Ridondanza funzionale: presenza di specie simili che svolgono funzioni simili. Importante per garantire il mantenimento di processi ecosistemici come produttività, cattura carbonio, ciclo nutrienti dopo un disturbo che determina la scomparsa di alcune specie.
- Dominanza: individuazione di una o più specie che dominano (prevalgono in numero) rispetto alle altre.
Come si è svolto lo studio
I ricercatori hanno analizzato ben 2107 punti di campionamento in 146 siti sparsi per l’Europa, ognuno con specifiche strategie di gestione forestale. Nei punti di campionamento le specie di piante vascolari del sottobosco sono state identificate e ne è stata stimata l’abbondanza. I dati raccolti sono poi stati confrontati per mezzo di una piattaforma di gestione che ne ha permesso il confronto.
Cosa si è scoperto?
Una foresta non gestita presenta sia un sottobosco funzionalmente diversificato, sia ridondante, cioè il suo sottobosco ha sia una grande variabilità di specie con funzioni diverse, sia un alto numero di specie simili fra loro. In questo modo, in caso di disturbi, queste foreste hanno alte probabilità di riprendersi e ripristinare le loro funzioni ecosistemiche.
Lo studio ha evidenziato come uno sfruttamento a bassa intensità della foresta determini un sottobosco con una diversità funzionale e una ridondanza comparabili a quelle di un sottobosco presente in una foresta non gestita. Mentre le foreste sfruttate in modo intensivo determinano un sottobosco meno variegato, con più specie simili che, nonostante possano garantire una buona ridondanza funzionale, presentano un limite di possibilità nel fronteggiare disturbi o variazioni ambientali più rilevanti.
In poche parole, un bosco sfruttato in modo intensivo avrà un sottobosco con una ridotta diversità funzionale, di conseguenza, in caso di disturbo, potrebbe non esserci la specie risolutiva per ripristinare le funzioni del sottobosco con ripercussioni sull’intero ecosistema forestale.
Diversificare la gestione potrebbe essere la soluzione
I ricercatori suggeriscono che un primo passo per gestire al meglio le preziose foreste è quello di diversificare la gestione forestale in un determinato territorio. In questo modo si avrà un paesaggio eterogeneo, con foreste diverse fra loro capaci di fronteggiare al meglio i possibili disturbi futuri.
Riferimenti
“Silvicultural regime shapes understory functional structure in European forests” – F. Chianucci, F. Napoleone, C. Ricotta, … S. Burrascano – Journal of Applied Ecology https://doi.org/10.1111/1365-2664.14740
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