Comincio a pensare che commentare alcuni aspetti della vita odierna dicendo «Ai miei tempi…» sia un fatto normale legato alla senescenza e probabilmente a gusti fossilizzati che a volte riemergono come ossa di dinosauri. Eppure certe sensazioni non dovrebbero essere sottovalutate. In fondo quando ho cacciato la prima volta la testa sott’acqua potevo dilettarmi a osservare pesci ago e altri organismi in 50 cm d’acqua o poco più in posti dove adesso dovrei fare lo slalom tra le gambe dei bagnanti.
È per questo motivo che ho chiesto a Francesco Turano, non nuovo su queste pagine, di darmi il permesso di pubblicarle perché i suoi commenti in calce a queste immagini dicevano che foto simili sono diventate difficili. Tecnicamente i pesci trombetta potrebbero anche essere difficili perché non si trovano propriamente a pelo d’acqua. Più strano pensare che gli spirografi, uno dei soggetti più fotografati dai fotosub, siano diventati rari al punto di far scrivere a Francesco «eppure lo spirografo è un animale molto resistente, abituato a vivere anche nei porti. E poi nello Stretto di Messina, dove lui è davvero di casa, ce ne sono sempre stati tanti».

Un banco di pesci trombetta attraversa una formazione di spirografi in uno scatto di qualche anno fa, quando il Mare nostrum era meno caldo e molto più ricco di specie. © Francesco Turano
Il mare sta cambiando
È evidente che qualcosa sta succedendo. Non è stata una scomparsa improvvisa, piuttosto un lento stillicidio di cui non è facile accorgersi se il nostro occhio non ha una lunga consuetudine con il mondo sommerso. Per questo le immagini e i ricordi di Turano sono importanti molto più di tanti campionamenti magari fatti a distanza di tempo o una tantum per fare un catalogo delle specie avvistate.
Il mare sta cambiando. Quest’anno più che mai abbiamo sperimentato sulla nostra pelle quanto fosse diventato caldo. I bagnanti, forse, in qualche caso avranno apprezzato questa anormalità. Invece i subacquei, i quali magari ricordano di aver sperimentato tra i 20-30 m di profondità quel confine chiamato termoclino – che non solo permette di avere la testa al fresco e le pinne al caldo o viceversa, ma che a volte si fa vedere a occhio nudo – si sono chiesti dove fosse finito, come se fosse venuto a mancare un punto di riferimento.
Il mare si riscalda, potremmo dire che è a bagnomaria e questo, lo si dice e lo dovremmo sapere tutti, provoca qualche sconquasso.
Gli organismi si spostano, qualcuno aumenta, altri scompaiono e tante cose cambiano. Purtroppo dei cambiamenti ce ne accorgiamo a malapena sulla terraferma dove abitiamo. Siamo, è vero, costretti ad accorgerci degli eventi estremi, ma come accade per gli iceberg questa è solo la punta, esattamente come gli spirografi dello Stretto.
Cose da appassionati, da fotografi subacquei o biologi marini. Può essere, ma restano comunque un segnale perché il calore, ce lo spiegano fisica e chimica, è una forma di energia che può influire su tanti aspetti della vita di ogni specie vivente, dalla balenottera azzurra al più microscopico organismo. Siamo proprio sicuri che la scomparsa degli spirografi sia davvero un evento trascurabile, un fenomeno ciclico per cui piano piano ritorneranno, oppure vale la pena di chiedersi se siano più sensibili a qualcosa che ancora non percepiamo e che un giorno potrebbe coinvolgere altre specie? Alla domanda io per primo non saprei cosa rispondere. Però rifletterci sopra sarebbe utile.
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