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PROSPETTIVE DEL PIANETA

I cambiamenti climatici aumentano il rischio di diffusione di nuovi virus

I cambiamenti climatici aumentano il rischio di diffusione di nuovi virus

Ermanno Giudici Ermanno Giudici 6 Mag 2022

I cambiamenti climatici in atto avranno molteplici conseguenze per la nostra vita sul pianeta e questo avverrà non soltanto per lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento dei mari, che renderà inabitabili centinaia di migliaia di chilometri di coste, costringendo le popolazioni che li vivono a trasferirsi altrove. Dando così vita a migrazioni epocali, come non se saranno mai viste prima sul nostro pianeta.

I rischi saranno legati anche alla trasmissione di nuovi virus, proprio come il Sars-Covid19 che ha duramente colpito il nostro mondo, con una pandemia dalle conseguenze tanto devastanti, quanto ancora non completamente prevedibili. Con buona probabilità il virus del Covid19 è arrivato a infettare l’uomo passando attraverso un pipistrello e compiendo poi il salto di specie.

Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature, coordinato dal biologo Colin Carlson, dell’americana Georgetown University, entro il 2027 potrebbero circolare ben 15.000 nuovi virus, rispetto agli attuali 10.000 che sappiamo essere in circolazione.

Una conseguenza dei cambiamenti climatici che porteranno anche gli animali a modificare i loro areali, quelli abitati sino ad ora, favorendo incroci e scambi anche di agenti potenzialmente patogeni, che potrebbero colpire l’uomo ma anche gli animali degli allevamenti.

I cambiamenti climatici potrebbero favorire il contatto fra specie diverse di mammiferi e uccelli, contribuendo a ricombinare ceppi virali, dando vita a nuove zoonosi. Ancora una volta il possibile veicolo di diffusione potrebbero essere proprio i pipistrelli, che rappresentano il serbatoio principale dei virus potenzialmente trasmissibili all’uomo, proprio in virtù della loro grande mobilità e della loro vita in aree a grande densità, sia di specie animali che di popolazione, come l’Africa e l’Asia.

nuovi virus

Secondo gli autori della ricerca anche se riuscissimo a contenere l’aumento della temperatura sul pianeta al di sotto dei 2 °C, questo non fermerebbe la prevista condivisione di virus fra diverse specie animali. Gli studiosi raccomandano quindi, per prevenire il rischio di nuove pandemie, un attento monitoraggio virologico, con una valutazione delle nuove specie che vengano individuate come presenze insolite nelle aree tropicali e sub tropicali.

Appare evidente che le grandi concentrazioni di animali negli allevamenti intensivi, il continuo uso di suolo e la deforestazione rappresentino, unitamente all’innalzamento delle temperature, le cause di maggior pericolo, contro le quali si sta facendo complessivamente ancora troppo poco e, comunque, con grande ritardo.

Da tempo gli scienziati raccomandano l’applicazione della strategia identificata come One Health, ovvero una sola salute per l’intero pianeta, avendo compreso come non ci possa essere una garanzia di buona salute per la popolazione umana senza preoccuparsi e garantire lo stato di salute degli altri esseri viventi e dell’ambiente.

La pandemia ha dimostrato come la comparsa di un virus, dagli effetti letali e con una capacità di diffusione elevata, possa compromettere non soltanto la salute umana, ma anche l’economia degli Stati, che potrebbero non avere risorse sufficienti per combattere i cambiamenti climatici, mettendo in atto tutte le azioni necessarie per compiere una transizione che concretamente riduca l’impronta ecologica che la nostra specie ha sul pianeta.

A questo ora si è aggiunta la catastrofe umanitaria causata dalla guerra in Ucraina, che contribuirà a sottrarre inevitabilmente ulteriori risorse economiche, andando inoltre a modificare in modo definitivo la geopolitica del pianeta.

Le conseguenze dell’Antropocene hanno probabilmente aperto, nel loro insieme, il periodo più complesso e difficile della storia umana, avendo dato vita a una catena di situazioni che ricorda la caduta delle tessere del domino, dove dopo la prima, ad una ad una, rovinano a terra tutte le altre. Occorre mettere in atto quanto prima le raccomandazioni dell’ONU, che ha da tempo indicato come indispensabile arrivare alla protezione di almeno un terzo della superficie terrestre e di mari e oceani, per riuscire almeno a mitigare quello che sembra un disastro annunciato.

Il tempo è poco e le cose da fare sono tantissime, se si vuole riuscire a evitare almeno una parte delle conseguenze originate da errori, sottovalutazioni e da una politica incapace di avere visioni di lungo periodo.

 

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