Siamo nell’era della I.A., si parla di colonizzare Marte, nascono nuove tecnologie, si evolvono le alleanze, ma la geografia non si sposta di un millimetro. Come teorizzava il geopolitico Sir Halford Mackinder già all’inizio del Novecento, il controllo delle vie d’acqua non è un retaggio del passato ma è, in ogni tempo, l’ossatura invisibile della globalizzazione contemporanea.
Proprio come al tempo dell’Impero Romano per il controllo del Mediterraneo, o della Compagnia delle Indie e delle marine spagnole, portoghesi, olandesi e britanniche per il controllo dei mari del mondo. Perché controllando gli oceani controlli il commercio e quindi la sostanza che alimenta il potere economico e politico.
Ancora oggi oltre l’80% del commercio globale in volume (e circa il 70% in valore) viaggia su nave. Tuttavia questo immenso flusso non si disperde liberamente negli oceani, ma è costretto a canalizzarsi attraverso un numero limitato di strategici imbuti geografici obbligati: i chokepoints (punti di strozzatura). Chi controlla queste strettoie ha il potere di rallentare, bloccare o tassare i globuli rossi dell’economia mondiale, come abbiamo visto di recente con lo stretto di Hormuz.
Anatomia dei Chokepoints: i custodi del commercio globale
I passaggi marittimi strategici si dividono fondamentalmente in due categorie: canali artificiali, figli dell’ingegneria e della volontà di accorciare le distanze planetarie, e stretti naturali, varchi fisici modellati dalla tettonica e dalla geomorfologia.
Gli Stretti Energetici e Commerciali (naturali)
- Stretto di Malacca: è l’arteria vitale dell’Asia, il punto in cui si decide la sicurezza energetica di Cina, Giappone e Corea del Sud. Con una larghezza minima di appena 2,8 km nel canale di Phillips, vi transitano circa 23,2 milioni di barili al giorno (mb/d) di petrolio e derivati, pari a quasi il 29% di tutto il greggio commerciato via mare a livello globale (EIA, 2026). Per Pechino rappresenta il famigerato “dilemma di Malacca”: la vulnerabilità di vedere interrotte le proprie forniture in caso di blocco navale da parte di rivali geopolitici.
- Stretto di Hormuz: situato tra l’Oman e l’Iran, è la “valvola di sicurezza” energetica del pianeta. Con i suoi circa 21 milioni di barili al giorno di transito e il 20% del commercio globale di gas naturale liquefatto (LNG) (IEA, 2026), Hormuz è storicamente l’epicentro di tensioni asimmetriche. La recente guerra nell’area ne conferma la natura di arma economica letale: un blocco qui paralizza istantaneamente le economie industriali asiatiche ed europee.
- Gibilterra e Dover-Manica: sono le porte d’accesso alle storiche potenze europee. Il Canale della Manica (Dover) è la via d’acqua più trafficata al mondo per numero di navi commerciali (oltre 400 al giorno), mentre Gibilterra connette l’Atlantico al bacino del Mediterraneo, canalizzando i flussi verso Suez. Insieme al Bosforo e Dardanelli (i transiti turchi che controllano l’accesso al Mar Nero e registrano circa 3,7 mb/d di transito petrolifero), formano il triangolo della sicurezza marittima europea.
Le Scorciatoie Globali (artificiali)
- Canale di Suez (e lo stretto di Bab el-Mandeb): rappresentano l’autostrada marittima Euro-Asiatica. Le crisi geopolitiche nel Mar Rosso hanno dimostrato empiricamente la fragilità di questa rotta. Quando il transito a Bab el-Mandeb è sceso drasticamente (fino a dimezzare i flussi standard di greggio a circa 4,1 mb/d nel recente biennio), le compagnie di navigazione sono state costrette a circumnavigare l’Africa via Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di 10-14 giorni e facendo impennare i costi di nolo e le emissioni delle navi.
- Canale di Panama: se Suez soffre la geopolitica, Panama soffre la crisi climatica. Questo chokepoint artificiale solleva le navi attraverso un sistema di chiuse alimentate dal lago Gatún. Le recenti siccità prolungate hanno costretto l’Autorità del Canale a razionare i transiti giornalieri, dimostrando come i vincoli ecologici ed idrografici agiscano oggi come barriere geopolitiche naturali sul commercio tra la costa est degli Stati Uniti e l’Asia.
Sintesi dei flussi attraverso i principali Chokepoints
Per dare un impatto visivo immediato dei dati quantitativi in gioco, ecco un rapido quadro estratto dagli ultimi report della U.S. Energy Information Administration (EIA):

Nota: i dati riflettono le medie di transito consolidate rilevate nei rapporti internazionali della prima metà del decennio 2020 (EIA, 2026).
Nella seconda parte dell’articolo vedremo le varie forme di “guerre asimmetriche” (non tutte formalmente dichiarate, né necessariamente combattute con mezzi militari) per il controllo di questi punti marini strategici.
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