È noto che la maggioranza dei fiumi che si trovano in aree estremamente calde e secche, come l’Australia settentrionale, parti dell’India e la regione africana del Sahel, possono avere delle interruzioni dei flussi. O, analogamente, nelle regioni più fredde, il flusso di un fiume può venire interrotto dal formarsi del ghiaccio.
Una nuova ricerca ci rivela che anche in regioni considerate climaticamente umide, come il Veneto, oltre la metà del reticolo idrografico è costituita da tratti non-perenni.
L’alternanza tra fasi di flusso e periodi di asciutta
I fiumi sono sistemi vivi, che si muovono e “respirano”, espandendosi e contraendosi in risposta a fattori climatici. Questa dinamica naturale produce un’alternanza tra fasi di flusso e periodi di asciutta lungo molti tratti dei reticoli idrografici: in altre parole, molto spesso i fiumi smettono di scorrere, anche solo per brevi periodi.
Nello studio, un team di ricercatori dell’Università di Padova mostra che i corsi d’acqua non-perenni non rappresentano un’eccezione, bensì costituiscono la tipologia fluviale più diffusa sul pianeta Terra. Analizzando dati globali e osservazioni di campo, la ricerca sviluppata dall’Ateneo patavino stima che quasi l’80% dei corsi d’acqua presenti sulla Terra smetta di fluire almeno un giorno all’anno.
Corsi d’acqua che si asciugano periodicamente
Dalle analisi emerge inoltre che le reti fluviali del pianeta sono molto più estese di quanto comunemente rappresentato: considerando l’intera trama dei corsi d’acqua, la loro lunghezza complessiva raggiunge valori compresi tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questa enorme rete, circa tre quarti – oltre un miliardo di chilometri – è costituita da corsi d’acqua che si asciugano periodicamente.
«Questa diffusione è legata alla struttura stessa delle reti fluviali, dominate da una miriade di piccoli corsi d’acqua estremamente numerosi e dinamici, che si attivano e si disattivano in risposta alle precipitazioni e alle condizioni idrologiche locali. Il loro comportamento influenza il funzionamento dell’intero sistema fluviale, lasciando una traccia evidente anche nei bacini idrografici di grandi dimensioni» spiega Gianluca Botter, corresponding author dello studio e docente al Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova.
Da questa ricerca, l’alternanza naturale tra fasi di flusso e di asciutta emerge come una caratteristica intrinseca e inevitabile dei sistemi fluviali. Questa dinamica ha implicazioni dirette per la qualità dell’acqua, i cicli biogeochimici, la biodiversità e i servizi ecosistemici offerti sia dai grandi fiumi, sia dai piccoli torrenti: riconoscerla e integrarla nelle politiche di protezione dei corsi d’acqua è un passaggio fondamentale per affrontare le sfide ambientali poste dal cambiamento climatico e dall’uso sostenibile delle risorse idriche.
La ricerca “Headwater streams control the non-perennial fraction of the global river network”, a firma di Gianluca Botter, Francesca Barone e Nicola Durighetto, è stata pubblicata sulla rivista Nature Water.
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