Io è la luna più calda di Giove, tra i quattro “satelliti galileiani”, così chiamati in onore di Galileo Galilei che li osservò per primo. Poi ci sono altri piccoli satelliti per un totale di 95. Le immagini a infrarossi ottenute dallo strumento JIRAM (Jovian Infrared Auroral Mapper), finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che si trova a bordo della sonda Juno della NASA animano la discussione tra gli scienziati sul funzionamento interno di questa luna di Giove.
I nuovi risultati forniscono un quadro più completo su quanto i laghi di lava siano diffusi sulla luna Io e rivelano per la prima volta i meccanismi dei processi vulcanici in atto. JIRAM a bordo di Juno “vede” nella luce infrarossa non visibile all’occhio umano.
Una fisarmonica di lava
Gli scienziati pensano che Io, che è stirata e compressa come una fisarmonica dalla gravità delle lune vicine e dal massiccio Giove, sia il mondo più vulcanicamente attivo del sistema solare. Ma, mentre ci sono molte teorie sul tipo di eruzioni vulcaniche che popolano la sua superficie, esistevano pochi dati a supporto.
A maggio e ottobre 2023, Juno ha effettuato sorvoli di Io con una distanza di avvicinamento di circa 35.000 chilometri e 13.000 chilometri, rispettivamente. All’epoca, i due sorvoli erano i più vicini che una sonda avesse raggiunto la luna gioviana in oltre due decenni.
Tra gli strumenti di Juno che stavano osservando da vicino la luna affascinante e leggermente più grande di quella della Terra c’era lo strumento italiano JIRAM.
Le immagini di Io prese da JIRAM hanno mostrato la presenza di anelli luminosi nell’infrarosso in corrispondenza numerosi “hot spot”, ossia caldere, vulcani o colate laviche.
«L’elevata risoluzione spaziale delle immagini a infrarossi di JIRAM, combinata con la posizione favorevole di Juno durante i sorvoli, ha rivelato che l’intera superficie di Io è coperta da laghi di lava contenuti in strutture simili a caldere, le grandi depressioni formate quando un vulcano erutta e collassa» ha detto Alessandro Mura, co-investigatore di Juno dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma.
Dentro la Bocca dei Laghi di Fuoco
I dati del sorvolo di Io di JIRAM non solo evidenziano le abbondanti riserve di lava di Io, ma forniscono anche un’idea di ciò che potrebbe accadere sotto la superficie.
I dati di JIRAM suggeriscono che la maggior parte della superficie di questi laghi di lava su Io è composta da una crosta rocciosa che si muove su e giù ciclicamente come una superficie unica a causa della risalita/ridiscesa centrale del magma. La crosta che tocca le pareti del lago non può scivolare a causa dell’attrito con le pareti del lago, quindi si deforma e alla fine si rompe – permettendo alla lava appena sotto la superficie incrostata di risultare visibile da JIRAM.
I ricercatori hanno pubblicato un articolo sulle più recenti scoperte “vulcaniche” di Juno su Nature Communications Earth and Environment.
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