
Negli ultimi anni, la città di Taranto è stata spesso protagonista delle prime pagine di quotidiani e settimanali nonché di servizi televisivi per i suoi tanti problemi ambientali. Eppure la città è ricca di tesori che meriterebbero di essere conosciuti e visitati. Tra questi ce n’è uno del tutto particolare, il Mar Piccolo, che un tempo è stato una delle ricchezze economiche della città. Oggi, detto eufemisticamente, non se la passa molto bene nonostante si tratti di un bacino lagunare di grande unicità che alcuni subacquei tra cui Rossella Baldacconi – autrice di questa foto e dei dati biologici essenziali per commentarla – cercano di far conoscere e difendere mostrandone le bellezze sommerse.
Nonostante i gravi problemi d’inquinamento e alterazione ambientale, chi s’immerge in queste acque non può che ripensare a quanto scriveva Fabrizio De Andrè nella sua “Via del Campo”: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori». Il paragone con i fiori non stona per niente con questa foto, che richiama una composizione floreale particolarmente raffinata per l’accostamento di colori ciascuno dei quali corrisponde ad un diverso organismo.
Sott’acqua, dove i substrati duri sono oggetto di accanite competizioni, lo scontro per la conquista dello spazio vitale trasforma ogni superficie compatta in un concentrato di specie come dimostra questa foto dove, come in quadro, ci sono colori e protagonisti. Il substrato originario, ormai quasi invisibile, è una cima stesa tra i pali di una mitilicoltura appena sotto la superficie del mare. Al centro della foto, ben riconoscibile, c’è uno spirografo (Sabella spallanzanii) con il suo colorato ciuffo semichiuso all’estremità del lungo tubo che ospita e protegge questo verme. Accanto e sullo sfondo nero appaiono alberelli biancastri, simili a rami ricoperti di brina. In realtà si tratta di animali, colonie di briozoi della specie Zoobotryon verticillatum, detto anche briozoo dei porti, che ama le acque riparate e che si sviluppa soprattutto nei periodi caldi formando cordoni lunghi fino a un metro e con evidenti ramificazioni. Davanti a questa quinta di organismi ecco che si distendono, simili a broccati elegantemente drappeggiati, le ascidie coloniali. Quelle di colore arancione, che avvolgono il tubo dello spirografo e poi si allargano in primo piano, appartengono alla specie Botrylloides leachii che fa da cornice alle colonie della specie Distaplia bermudensis, caratterizzate da piccoli cerchi bianchi in corrispondenza delle aperture dei sifoni. Questo particolare è oltremodo interessante perché si riferisce ad una specie aliena, di origine atlantica, segnalata per la prima volta in Italia nel 2006 proprio nelle acque del Mar Piccolo. La composizione, infine, è completata da mitili, ricoperti da tubi calcarei di serpulidi (vermi incrostanti) e da formazioni bianco-grigiastre che appartengono a spugne probabilmente del genere Haliclona.
Considerata la superficie oggetto dello scatto, c’è da chiedersi perché ci sia una simile concentrazione e che cosa abbia indotto questi organismi, così diversi dal punto di vista sistematico, a concentrarsi qui. La risposta è facile: il cibo. Si tratta, infatti, di organismi filtratori e nel Mar Piccolo, nel bene e nel male, di sostanza da filtrare ce n’è parecchia.
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