di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
Nella prima parte dell’articolo, ci siamo chiesti “Chi è il cane?”, cercando una risposta nelle parole di Jeffrey Masson e Konrad Lorenz.
Secondo Stanley Coren, psicologo dell’Università canadese British Columbia, i cani conoscono 165 termini con picchi di 250 per gli esemplari più intelligenti e riconoscono i numeri in sequenza fino a cinque.
«L’evoluzione e la convivenza con l’uomo hanno reso questi animali più intelligenti».
«Per intelligenza possono essere paragonati a un bambino di due anni, due anni e mezzo e si avvicinano agli umani molto più di quello che noi crediamo».
I cani sono come i bambini: la relazione che viene a formarsi con i loro proprietari, infatti, sarebbe identica a quella che i bimbi sviluppano con i loro genitori. A confermarlo una ricerca scientifica pubblicata su Plos One, condotta dal Messerli Research Institute di Vienna. Sono consapevoli della propria identità e sanno riconoscere pensieri e stati d’animo altrui. La notte sognano, sanno mentire imbrogliando altri cani e persino i padroni per ottenere qualcosa.
Il cane può diventare aggressivo, ma molto raramente uccide, quando gli umani lo allontanano, lo abbandonano, lo affamano, lo perseguitano, lo maltrattano in tutti quei modi che la cronaca ci espone. Quando non viene visto come soggetto di una vita ma come strumento, mezzo, macchina. Allora quel grande compagno e amico inseparabile che ci considera un dio, perde l’equilibrio, si ammala di stress o di terrore, violenta le sue caratteristiche etologiche e si trasforma in aggressore innocente.
Valerio Pocar, ex professore ordinario di sociologia del diritto e di bioetica ci ricorda che «occorre non dimenticare mai che tenere un animale è anzitutto un’assunzione di responsabilità, beninteso lieve e fonte di gioia. Il rapporto con gli animali passa attraverso una comunicazione empatica che s’instaura con un soggetto, non in quanto esemplare di una specie, ma come individuo in sé».
Ciò che afferma anche Roberto Marchesini, veterinario, etologo e saggista che negli anni novanta ha introdotto in Italia la neonata zooantropologia ovvero lo studio dell’interazione uomo animale. Questo rapporto crea il terzo soggetto: la relazione. La zooantropologia si differenzia dalle altre discipline che si occupano di tale rapporto perché introduce una nuova partnership con l’animale di tipo relazionale (l’animale “con”) diversa da quella zootecnica (l’animale “da”).
Da quando è stato accettato l’assunto per cui anche il cane prova emozioni e sentimenti per certi versi assimilabili ai nostri, è stato possibile comparare i risultati degli studi sui rispettivi comportamenti e si è scoperto che spesso alcuni dei suoi bisogni coincidono con i nostri mentre non è detto il contrario. Un cane educato è un cane felice ovvero un cane felice è un cane educato.
Sappiamo che il cane proviene dal lupo (Canis lupus) ma uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances spiega come i ricercatori guidati da Bridget vonHoldt dell’ateneo di Princeton analizzando le differenze di comportamento tra cani e lupi hanno stabilito che il DNA dei cani ha subito nel corso dei millenni 4 mutazioni genetiche. Questo ha portato i cani ad avere una condotta sociale simile a quella di un bambino, estremamente aperta agli altri e in continua ricerca della nostra attenzione e approvazione (fonte: Huffpost.it luglio 2017).
Forse è utile ricordare a chi ha dimenticato, che i cani sono i nostri compagni di vita, vivono nelle nostre case, alleviano la nostra solitudine, ci regalano emozioni ed esperienze altrimenti sconosciute. Il cane ci soccorre, ci guida, ci difende. Dal recupero nei terremoti ai salvataggi in mare e sotto le valanghe, alla guida dei ciechi, all’aiuto ai disabili, dalla ricerca delle droghe a quella dei dispersi, alla pet therapy. I cani fiutano il cancro, le crisi diabetiche e ancora tanti altri sono i servizi che compiono per noi.
Abbiamo anche la spietatezza di usarlo nelle attività cruente legali o illegali, come la vivisezione, i combattimenti, la caccia al cinghiale, lo sminamento, la guerra, la pellicceria, l’alimentazione… Ne abbiamo perfino inviato uno, Laika, a morire nello spazio.
Noi non sapremo mai amare come ci ama un cane perché «I cani sono una somma incalcolabile di amore e di fedeltà» (Konrad Lorenz) e «Chi non ha avuto un cane non sa cosa significhi essere amato» (Arthur Shopenhauer).
Il nostro compito è salvarlo dalle crudeltà.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com



