Il Parlamento Europeo ha approvato il declassamento del lupo, spostandolo dall’Allegato IV (specie “rigorosamente protetta”) all’Allegato V (“protetta”) della Direttiva Habitat. Una decisione che conferma la Proposta della Commissione Europea, voluta dalla Presidente Ursula Von der Leyen.
Il prossimo passaggio sarà il voto del Consiglio Europeo previsto per giugno, che purtroppo si prevede sarà un atto puramente formale.
Una decisione che apre a numerose incertezze sul piano della gestione territoriale, del supporto alle attività agricole e dell’effettiva efficacia delle nuove misure.
Il presidente dell’associazione “Io non ho paura del lupo”, Daniele Ecotti, ha riassunto in 5 punti le motivazioni che rendono questa decisione sbagliata e dannosa per tutti i soggetti coinvolti.
- Un cambio di status che non aiuta gli allevatori
Il declassamento è stato promosso con l’intento di offrire agli Stati membri maggiore flessibilità nella gestione dei conflitti tra lupo e zootecnia. Tuttavia, l’esperienza maturata in diversi contesti europei dimostra che gli interventi di controllo non risolvono in modo strutturale le criticità sul territorio, specialmente in assenza di strategie integrate a lungo termine.
- Meno tutele uguale meno fondi per l’agricoltura
Uno degli effetti più immediati e concreti sarà la riduzione dei fondi europei destinati alle misure di prevenzione e compensazione. Il lupo, considerato ora una specie meno prioritaria a livello comunitario, potrà beneficiare di un minor supporto finanziario, sia per gli strumenti di protezione degli allevamenti sia per gli indennizzi relativi agli attacchi. Questo rappresenta un potenziale danno economico per le stesse aziende agricole che si intende tutelare.
- Una decisione che crea aspettative irrealistiche
Il declassamento rischia inoltre di generare false aspettative nelle comunità rurali: non si tratta, infatti, di una “licenza” automatica per abbattimenti o controlli generalizzati, che restano comunque subordinati a rigorosi criteri tecnici e autorizzazioni nazionali. In assenza di un vero piano di gestione, la pressione sugli enti locali aumenterà, lasciando agricoltori e amministratori con strumenti gestionali ancora frammentari.
- Assenza di un monitoraggio coordinato e crescita del bracconaggio
Un ulteriore elemento critico è la mancanza di un sistema di monitoraggio coordinato a livello europeo. Senza dati aggiornati, comparabili e trasparenti sulla distribuzione, consistenza e stato di conservazione delle popolazioni di lupo, le decisioni rischiano di basarsi su percezioni più che su evidenze. In parallelo, in molti Paesi – Italia inclusa – il bracconaggio resta un fenomeno diffuso e poco contrastato, con episodi ricorrenti di uccisioni illegali e quasi sempre impunite. Declassare la specie senza prima affrontare queste criticità significa indebolire ulteriormente ogni tentativo di gestione razionale, mandando in fumo decenni di sforzi e investimenti messi in campo per tutelare la specie e le stesse attività zootecniche.
- Una sfida che richiede visione, non scorciatoie
La coesistenza è una sfida complessa, che non si risolve con scorciatoie normative né voltando le spalle alla comunità scientifica. Servono strumenti efficaci, politiche basate sui dati e un impegno collettivo per costruire un futuro condiviso tra uomo e natura. Un futuro messo oggi nuovamente a rischio, nel presente e per le generazioni a venire.
Alla luce di quanto accaduto, “Io non ho paura del lupo” continuerà ancora e più di prima a collaborare con istituzioni, allevatori e comunità locali per promuovere soluzioni concrete, fondate sulla ricerca di un equilibrio tra tutela della biodiversità e sostenibilità delle attività umane.
Il Parlamento Europeo ha scelto la politica contro la scienza
Le associazioni LNDC Animal Protection e Green Impact denunciano il grave arretramento nella tutela della biodiversità, basato solo su allarmismi mediatici infondati e non su dati scientifici.
Il voto del Parlamento Europeo ignora totalmente la volontà dei cittadini e della comunità scientifica e asseconda i voleri della lobby degli allevatori, già ampiamente indennizzati per le poche perdite dovute a predazioni
«La Commissione Ambiente del Parlamento UE ha inspiegabilmente rinunciato ad aprire un dibattito in merito – denunciano le associazioni – accettando invece una procedura d’urgenza, una scorciatoia istituzionale non giustificata da alcuna reale emergenza e in palese contrasto con il principio democratico della trasparenza».
Come già sottolineato da Green Impact e LNDC Animal Protection, il declassamento si fonda su un report tecnico redatto da una società di consulenza privata, pagata dalla stessa Commissione, e i cui dati non sono mai stati validati da enti scientifici indipendenti o università.
«L’iter procedurale che ha portato al declassamento del lupo presenta gravi irregolarità, tra cui l’assenza di scrutinio da parte del Parlamento nel 2024 sulla posizione UE alla Convenzione di Berna, e la mancata applicazione del voto all’unanimità in sede di Consiglio UE lo scorso marzo, come invece richiesto dalla Direttiva Habitat per le modifiche all’Allegato IV» spiegano Green Impact e LNDC Animal Protection.
Un passo indietro per l’Italia
L’Italia, appoggiando questa scelta, perde la battaglia per la salvaguardia del Canis lupus italicus, una sottospecie unica al mondo, oggi simbolo di biodiversità e risorsa per l’economia sostenibile. Oggi si rischia di vanificare tutto questo progresso, ripiombando in una cultura anacronistica che negli anni ’70 aveva portato all’estinzione quasi totale della specie in Italia, con appena 100-200 individui sopravvissuti sull’intero territorio nazionale.
«Noi continuiamo a scegliere il lupo, la biodiversità e il futuro. Insieme ad altre associazioni abbiamo presentato un ricorso alla Corte di Giustizia Europea chiedendo l’annullamento del declassamento dello stato di protezione del lupo. Ricorso a cui si sono unite con atto di intervento altre 17 associazioni di tutta Europa e il cui esito si avrà tra qualche mese, con la auspicata possibilità che la decisione odierna del Parlamento Europeo venga ribaltata sulla base dei dati scientifici» dichiarano Green Impact e LNDC Animal Protection.
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