L’Università di Torino, e più precisamente il Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, ha recentemente approvato l’attivazione di un nuovo insegnamento in “diritto privato degli animali”. Il corso, da 40 ore e 6 crediti formativi, ha lo scopo di preparare i giuristi di domani ai nuovi problemi giuridici posti dagli animali, da sempre oggetto di attenzione da parte del codice civile, ma con norme frammentarie e ormai obsolete, che li considerano come “cose di proprietà dell’uomo”, non troppo diversi dunque dagli altri beni. Norme che non tengono conto di quanto gli animali siano oggi centrali nella nostra società, da compagnia oltre che da allevamento, e al centro di un mercato in costante sviluppo.
Uno o due per famiglia
In Italia gli animali da compagnia sono oltre 60 milioni, tanti quanti gli abitanti e in media più di due per ogni famiglia, che per mantenerli e curarli spende mensilmente da 30 a oltre 300 euro. Cifre che sono andare aumentando nel corso degli anni: basti pensare che tra il 2007 e il 2021 le spese per il cosiddetto “pet food” sono più che raddoppiate, così come son aumentate le spese veterinarie, per i giochi, gli accessori, i prodotti farmaceutici e per l’igiene.
La protezione degli animali quali esseri senzienti nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e la recente riforma italiana, che ha introdotto nell’Articolo 9 della Costituzione la difesa degli ecosistemi e degli animali, ben rappresentano questa tendenza.
Anche alcuni codici civili stranieri, come quelli svizzero e tedesco, si sono spinti ad affermare che gli animali “non sono cose”, dichiarazione che, pur importante, ancora non chiarisce quale sia il loro esatto statuto giuridico, lasciando molti problemi aperti: dalla proprietà ai rapporti contrattuali, dal fatto illecito alla disciplina della famiglia e delle successioni.
Come spiega il professor Luciano Olivero dell’Università di Torino, a cui si deve la proposta del nuovo corso: «I temi sul tappeto sono tanti, alcuni classici, altri del tutto inediti. Più generale di tutti si pone il problema della natura giuridica degli animali, perché la dicotomia tra res e personae, ereditata dal passato, appare sempre più una coperta corta, che lascia irrisolte troppe questioni. Che reclamano la ricerca di soluzioni ragionevoli, filtrate dagli strumenti tecnici del diritto privato. È quello che ci ripromettiamo di fare con questo insegnamento».
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