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Viaggi e outdoor
Italia
PARCO DI PORTOFINO/PRIMA PARTE

Il felice connubio tra Appennino ligure e Mediterraneo sulla Riviera di Levante

Il felice connubio tra Appennino ligure e Mediterraneo sulla Riviera di Levante
L’Abbazia di San Fruttuoso, incastonata nell’omonima insenatura. © F. Tomasinelli

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 17 Set 2020

La macchia è dappertutto: avvolge completamente il visitatore con i suoi profumi e il fitto intrico di corbezzolo, erica, mirto e pini. Siamo nel cuore del Parco Regionale di Portofino, una vera e propria isola naturale nel litorale della Riviera Ligure di Levante, lembo di costa diventato simbolo di un turismo esclusivo. Ma, sul promontorio, a parte il sentiero che lo taglia in costa, si fatica a trovare tracce del passaggio dei turisti.

Sull’azzurro del mare si stagliano le sagome spettinate dei pini d’Aleppo e le nude formazioni di conglomerato, roccia composta di detriti cementati da una matrice calcarea che contraddistingue la geologia della zona. Si può proseguire così per diversi chilometri, muovendosi lungo le scogliere che delimitano il confine meridionale del Parco.

Poi, però, arriva la sorpresa: più in basso, al fondo di una stretta baia, sorge l’Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte, uno dei tesori del promontorio. Visto così, dall’alto, il complesso monastico appare soffocato dalla vegetazione mediterranea. Circondati dai pini, gli antichi edifici sono separati dalle onde solo da una decina di metri di spiaggia sassosa. Chi raggiunge questo luogo fuori stagione si trova davanti un paesaggio naturale non molto diverso da quello che, secondo la tradizione, circa milletrecento anni fa si presentò dinanzi agli occhi di Prospero, il vescovo di Terragona che approdò in questa baia con le ceneri di San Fruttuoso e fondò l’abbazia.

Il primitivo impianto abbaziale, tuttora parzialmente esistente, risale alla fine del X e all’inizio dell’XI secolo, ma sotto il sagrato sono state rinvenute preesistenze più antiche. Il celebre aspetto fronte a mare, con il bel loggiato a due ordini di trifore, è frutto di un intervento del Duecento. Nello stesso periodo i monaci concessero ai Doria l’uso del vano a volta sottostante il chiostro come sepolcreto, le tombe sono visitabili. Nel 1562, la potente famiglia genovese fece erigere la torre, che ancora oggi sorveglia la cala di San Fruttuoso, per difendere il borgo dalle incursioni dei pirati.

Il rosone della Chiesa di San Nicolò di Capodimonte. © F. Tomasinelli

Un paesaggio spirituale

Tutta la storia del promontorio di Portofino, come pure del territorio circostante, è legata alle vicende di questo e di altri edifici religiosi. Nel 1361, i Benedettini posarono la prima pietra dell’Abbazia della Cervara, dedicata a San Girolamo, che crebbe di prestigio in pochissimo tempo. Alla chiesa e agli alloggi dei monaci, che sorgevano su un tratto di costa quasi disabitato, fu poi aggiunta la torre costruita per avvistare eventuali incursioni dal mare e proteggere il complesso, analogamente a quanto fatto dai Doria a San Fruttuoso. Ancora prima, nel Dodicesimo secolo, dall’altra parte del promontorio, nel tratto di costa tra Camogli e Punta Chiappa, era nata l’Abbazia di San Rocco di Capodimonte che, recentemente, è stata oggetto di validi restauri.

Il peso di questi complessi religiosi andò ben oltre il significato spirituale e politico. I monaci, infatti, plasmarono a tutti gli effetti il paesaggio circostante, diffondendo, attraverso la coltivazione, specie botaniche che trovarono la loro nicchia ecologica, radicandosi nei secoli nell’ambiente del promontorio.

San Rocco

La storia del promontorio di Portofino è legata alle vicende degli edifici religiosi… i monaci plasmarono a tutti gli effetti il paesaggio. © F. Tomasinelli

Ai religiosi si deve sicuramente l’introduzione del castagno, dell’ulivo e del fico ma anche di alcuni cereali e di piante officinali.

I monaci diedero un’ulteriore impronta al paesaggio con la costruzione di mulini. Lungo il Vallone dell’Acqua Viva, che si trova alle spalle del piccolo centro balneare di Paraggi, nel Settecento esisteva una straordinaria concentrazione di mulini e frantoi, che approfittavano dell’energia fornita da un torrente, oggi ridotto a un minuscolo corso d’acqua che alimenta poche pozze. I segni di questo passato esistono ancora anche se si sono ridotti a pochi ruderi infossati nella valle, circondati dalle felci rigogliose. Solo il Mulino del Gassetta è ancora in piedi: è stato ristrutturato e ospiterà un punto informativo e un punto di ristoro.

Portofino Cervara

Uno scorcio dell’abbazia della Cervara, o abbazia di San Girolamo al Monte di Portofino. © F. Tomasinelli

Un microclima unico

Se i monaci sono sicuramente responsabili di aver introdotto tante specie vegetali diverse, è stato il clima, insieme alla conformazione particolare del promontorio, a favorirne lo sviluppo a poche decine di metri di distanza l’una dall’altra.

Lo scontro dell’aria fredda dell’Appennino con quella calda e umida proveniente dal mare e la presenza di coste alte, solcate da strette vallate, ha generato aree con diversi microclimi e condizioni particolari.

La macchia mediterranea lambisce una vegetazione prettamente alpina, con la sassifraga spatolata e la felce florida che spuntano a qualche metro dal mirto, il corbezzolo e l’ampelodesma africano (Ampelodesmos mauritanicus, una pianta erbacea tipica del Nord Africa). Il merito è dell’anfratto su cui si trovano, che ha una doppia esposizione e, quindi, temperature di pochi gradi diverse da una parte e dall’altra. Si tratta, insomma, di un mosaico ambientale unico, testimonianza dell’incontro fra mondi diversi, contadino e marinaro, appenninico e mediterraneo. Un posto da godersi in tutte le stagioni.

 

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