Recentemente sulla rivista Global Ecology and Biogeography è stato pubblicato un interessante studio di un team svizzero, capitanato da Alexandre Roulin e Andrea Romano, riguardante le popolazioni di barbagianni che vivono in diversi continenti (America, Europa e Oceania). Lo studio ha rilevato un trend statistico che conferma una vecchia teoria scientifica: la cosiddetta “regola di Allen”.
Nel 1877 Joel Asaph Allen teorizzò che negli animali a sangue caldo (omeotermi) si possono generare alcune differenze morfometriche in relazione alle temperature ambientali: ovvero, il freddo favorirebbe la presenza di becchi, arti e altre parti del corpo più corti, il caldo il contrario.
Questo è frutto dell’evoluzione genetica ed è legato al fatto che in climi freddi risulta vantaggioso per il singolo individuo mantenere un rapporto superficie/volume più basso, per contenere la dispersione di calore e di energia.
Ma veniamo ai nostri barbagianni. Il team di ornitologi svizzeri ha raccolto dati da ogni continente, mettendo insieme un campione davvero incredibile di individui provenienti da ogni angolo del mondo.
Sono state raffrontate le variazioni di lunghezza del becco con le dimensioni del corpo, correlando questi dati alla temperatura, alla latitudine e persino al profilo altimetrico della località di provenienza di ciascun uccello.
Grazie alla collaborazione di centinaia di naturalisti e di oltre 140 musei, sono stati analizzati ben 7.619 barbagianni. Le variazioni riscontrate non sono notevoli, ma comunque statisticamente significative. È, inoltre, importante ricordare che nel barbagianni – come in molti Strigiformi – l’evoluzione della forma e delle dimensioni del becco dipende anche dalla dieta, che è invariabilmente basata sulla cattura dei micromammiferi.
Studiando la specie di barbagianni americano Tyto furcata, è stata evidenziata persino una differenza nei becchi tra gli individui delle aree costiere e quelli che vivono nell’interno sui profili montuosi, dove il freddo più intenso rende i becchi più contenuti.
Tuttavia, nel complesso dei dati analizzati le differenze risultano più evidenti se correlate alle temperature rispetto alle differenti provenienze geografiche e altimetriche.
E, dunque, un plauso a Joel Asaph Allen che intuì tutto questo quando i metodi di analisi e i mezzi tecnici, anche di comunicazione, per disporre di buoni campioni da analizzare erano quasi “preistorici” rispetto a quanto offre il terzo Millennio.
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