Maestoso, notturno e silenzioso, il gufo reale (Bubo bubo) è uno dei più grandi rapaci del mondo e un predatore apicale fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi. La sua straordinaria capacità di adattamento gli permette di vivere e nidificare anche in comprensori fortemente antropizzati, cioè quelle aree in cui gli habitat naturali si intrecciano con le attività umane. Proprio questa vicinanza, però, lo espone a rischi sempre più gravi.
Un recente studio condotto dalla Università di Murcia, nel sud-est della Spagna e pubblicato sulla rivista Environmental Research ha lanciato un allarme: i giovani gufi reali mostrano livelli altissimi di contaminazione da rodenticidi anticoagulanti (ARs), sostanze chimiche usate per il controllo dei roditori. Questi veleni, ingeriti dai topi e successivamente dai predatori che se ne nutrono, si accumulano nella catena alimentare e mettono a rischio molte specie, tra cui gufi, rapaci e carnivori opportunisti.
I risultati sono inquietanti: quasi tutti i nidiacei analizzati presentavano residui di rodenticidi nel sangue.
Alcuni avevano tracce di sei diversi composti contemporaneamente. I più diffusi sono quelli di seconda generazione (SGARs), noti per la loro potenza e persistenza nell’ambiente. In cima alla lista spicca il flocoumafen, seguito da difenacoum e brodifacoum.
Le fonti di esposizione sono strettamente legate alle attività umane:
- Aree urbanizzate e discariche – Qui l’uso domestico e intensivo dei rodenticidi è comune. Le discariche, ricche di cibo per i roditori, attirano grandi popolazioni di prede, con conseguente aumento dell’uso di veleni e maggiore rischio per i predatori.
- Corsi d’acqua – Nei letti fluviali delle zone semi-aride mediterranee, spesso asciutti per buona parte dell’anno, si accumulano residui tossici provenienti da deflussi agricoli e urbani. Questi habitat diventano punti cruciali di caccia per i gufi, aumentando l’esposizione secondaria.
L’esposizione cronica e diffusa rappresenta una minaccia silenziosa
Per capire l’impatto sulla salute del gufo reale, i ricercatori hanno misurato il Tempo di Protrombina (PT), anche noto come test di INR (International Normalized Ratio), è un esame del sangue che misura la velocità di coagulazione.
Pur non avendo trovato correlazioni statisticamente significative con i livelli di veleno, due nidiacei presentavano concentrazioni eccezionalmente elevate, segno di recenti ingestioni massicce. La maggior parte dei giovani era in condizioni apparentemente buone, ma l’esposizione cronica e diffusa rappresenta una minaccia silenziosa: può indebolire l’organismo, ridurre la sopravvivenza e compromettere il successo riproduttivo a lungo termine.
Lo studio dimostra quanto i rodenticidi siano una minaccia subdola per la fauna selvatica mediterranea. Non si tratta di episodi isolati, ma di una contaminazione sistematica che interessa intere popolazioni di rapaci. È quindi urgente sviluppare strategie di gestione più sostenibili: ridurre l’uso indiscriminato di ARs, rafforzare il monitoraggio e promuovere metodi di controllo ecologico dei roditori.
Lo studio è stato effettuato in Spagna ma il problema di questi veleni è ormai planetario e riguarda molti predatori alati e terrestri e investe ovviamente anche l’Italia.
Il gufo reale, con il suo sguardo fiero e la sua presenza imponente, è il custode della notte mediterranea, ma senza azioni concrete, rischia di soccombere a un nemico invisibile: il veleno che si nasconde nelle sue prede.
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