Nell’anno in cui ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, anche gli artisti omaggiano il Sommo Poeta. È il caso di Gianni Verna, apprezzato xilografo torinese che fino al 6 giugno, al Forte di Bard (AO), espone il suo Bestiario Infernale.
Si tratta di due tavole di legno di 2 metri per 32 centimetri di altezza che le mani esperte di Verna hanno intagliato rappresentando tutti gli animali, una cinquantina, che Dante incontra o cita nell’Inferno.
E, quindi, non soltanto le tre famose fiere – lonza, leone e lupa – o il cane a tre teste Cerbero o le colombe dal disio chiamate, ma un universo composto di aquile, rane, stambecchi, delfini, lontre, scorpioni, serpenti, tutti chiamati a raccolta sulla superfice delle due matrici.
Animali reali e creature mitologiche
Nell’Inferno di Dante sono moltissimi i riferimenti ad animali reali e fantastici. Troviamo il veltro (un antico cane da caccia), il destriero, le vespe, l’aquila, le gru che “van cantando lor lai, / faccendo in aere di sé lunga riga”, le colombe, i “porci in brago” e la “scrofa azzurra e grossa”, la “la falsa vacca”, il toro “che gir non sa, ma qua e là saltella”, i mosconi e i serpenti, “le rane innanzi a la nimica biscia” e “i ranocchi pur col muso fuori”, “i dalfini, quando fanno segno a’ marinar’ con l’arco de la schiena”, l’anitra, il cane “ch’abbaiando agogna, / e si racqueta poi che ’l pasto morde”, e le “nere cagne, bramose e correnti”, il leone e l’oca, l’orsa e il falcone e lo sparviero, i “lupicini” e il “vipistrello”. Molte anche le creature mitologiche come Caronte, Minosse, Cerbero, Gerione, le Furie e le Arpie, Lucifero, Malacoda, il Minotauro, Caco, i Centauri e i Giganti, le Arpie, Proserpina e Medusa, Belzebù principe de’ Dimoni, i Draghi…
Ma nella selva oscura di Verna c’è anche spazio per l’ironia e l’irriverenza e così accanto a Dante e Virgilio – esploratori degli Inferi in sella a due mountain bike – Verna si concende anche delle citazioni inserendo nel suo Bestiario Infernale la colomba di Picasso, il toro di NewYork e il pensatore di Rodin, con la testa di Lucifero.
Una tecnica antica
La xilografia è un’antica tecnica di stampa basata sull’incisione in rilievo di matrici che, inchiostrate e passate al torchio, consentono la stampa in più esemplari.
Nato a Torino nel 1942, Verna si è diplomato all’Accademia Albertina di Torino, allievo di Francesco Casorati e, per la grafica, di Francesco Franco.
Ha tenuto corsi di xilografia presso la Scuola Internazionale di specializzazione per la grafica d’Arte il Bisonte di Firenze e all’Accademia delle Belle Arti di Napoli.
Per anni si è dedicato alla calcografia, scegliendo infine la xilografia come mezzo espressivo e fondando con Gianfranco Schialvino la Nuova Xilografia per promuovere e rivalutare la più antica forma di stampa. Dal 1997 la Nuova Xilografia edita”SMENS” unica rivista stampata ancora con caratteri di piombo e direttamente dai legni originali appositamente incisi, a cui collaborano importanti studiosi, scrittori poeti e artisti.
Le due tavole del Bestiario Infernale hanno dato vita anche a un volume composto da due xilografie impresse su carta cinese di puro legno di millimetri 400 per 2140 realizzate in trentanove esemplari.
Il “Bestiario infernale” nelle xilografie di Gianni Verna
Proprio l’amico Gianfranco Schialvino, anch’egli pittore e incisore, per il Bestiario Infernale ha scritto un’eloquente presentazione che riportiamo nella sua interezza.
«La presenza degli animali nella Divina Commedia è inaspettatamente ampia: a quelli in cui Dante e Virgilio si imbattono nella metafora del viaggio ultraterreno sono da aggiungersi infatti quelli chiamati alla ribalta attraverso allusioni e perifrasi. È una presenza continua e variegata, che si apre nel primo canto dell’Inferno, con le “tre fiere”, il leone, la lonza e la lupa, e che terminerà con le api, cui sono paragonati gli angeli nell’Empireo.
Dante è stato poeta ed erudito in un tempo, il Medioevo, in cui hanno ottenuto enorme successo i Bestiari, un tema letterario e figurato che scopre e racconta le curiosità del mondo animale, deformandone il comportamento istintuale in significato mistico-teologico, allo scopo di stupire ed erudire il volgo. Le bestie diventano strumenti spirituali utili nel cammino di conversione ed espiazione dell’uomo, fondendo nella componente semantica del loro nome i contenuti dei miti pagani, delle fonti bibliche e teologiche, e delle Naturales historiae d’età classica ed ellenistica.
Per di più nella Commedia, la rappresentazione del demoniaco è caratterizzata nella mostruosa combinazione di elementi umani e ferini, per cui, quando ci si imbatte nel metamorfismo delle metonimie, non si tratta mai di semplici quadretti naturalistici in cui si sfoga lo spirito di osservazione del poeta, che propala il suo realismo congegnando complesse strategie di costruzione del significato attraverso l’attivazione delle accezioni simboliche che appunto agli animali erano attribuite.
Gianni Verna, artista xilografo “che non conosce soste”, di ottima fama e consolidato mestiere, nell’interrogare le tradizioni letterarie relative per capire se e come abbiano agito su Dante sia gli animali reali (come il veltro, il destriero, le vespe, l’aquila, le gru che “van cantando lor lai, / faccendo in aere di sé lunga riga”, le colombe, i “porci in brago” e la “scrofa azzurra e grossa”, la “la falsa vacca”, il toro “che gir non sa, ma qua e là saltella”, i mosconi e i serpenti, “le rane innanzi a la nimica biscia” e i “i ranocchi pur col muso fuori”, “i dalfini, quando fanno segno a’ marinar’ con l’arco de la schiena”, l’anitra, il cane “ch’abbaiando agogna, / e si racqueta poi che ’l pasto morde”, e le “nere cagne, bramose e correnti”, il leone e l’oca, l’orsa e il falcone e lo sparviero, i “lupicini” e il “vipistrello” ecc. ecc.) e soprattutto le creature mitologiche, (Caronte, Minosse, Cerbero, Gerione, le Furie e le Arpie, Lucifero, Malacoda, il Minotauro, Caco, i Centauri e i Giganti, le Arpie, Proserpina e Medusa, Belzebù principe de’ Dimoni, i Draghi ecc.) manifesta una grande attenzione per la realtà in tutti i suoi aspetti, basata sull’icasticità della sua rigorosa tecnica rappresentativa che – ora con precisi tratti di bulino e sempre più spesso con vigorosi colpi di sgorbia – con vitalità realista riesce a cavare dalle tavole lignee in cui ha intagliato le matrici delle sue xilografie.
La sovrabbondanza di immagini animali nei canti dell’Inferno – che l’artista ha scolpito in due lunghe lastre di noce, conducendo in processione come Noè sull’arca e Mosè attraverso il mare, decine e decine di figure ora morfologicamente inappuntabili, ora elaborate con raffinata sensibilità, ora riducendole all’essenzialità di un segno –, può essere interpretata come un allegorico panorama della degradazione dei dannati, privati d’ogni aspetto umano a causa del peccato e della dannazione. Ma la similitudine animalesca non intende assolutamente svolgere questa generica funzione, essendo anzi numerose le analogie animali che Dante ha usato per gli spiriti del Purgatorio e del Paradiso e perfino per gli angeli: si tratta quindi di una grande varietà di riferimenti che non possono essere ridotti univocamente alla funzione generica di segni della degradazione bestiale dei dannati.
Poiché il poeta manifesta una grande attenzione per la realtà in tutti i suoi aspetti, la rappresentazione xilografica di Gianni Verna si avvale dell’icasticità e della vivacità della sua tecnica. Non si tratta quindi soltanto di semplici quadretti naturalistici, nei quali spicca lo spirito di osservazione dell’artista e trova espressione la sua figurazione, bensì di un pregevole sforzo di interpretazione: nel susseguirsi delle tavole agiscono sempre complesse strategie di costruzione del significato, attraverso l’attivazione delle accezioni simboliche dell’esegesi biblica, delle enciclopedie, delle tradizioni letterarie, cercando di capire e decifrare se e come abbiano agito su Dante.
Col trascorrere degli anni in cui ha raccolto e stipato nel suo immaginario un thesaurus ampio e diversificato di animali: moralizzati, esemplari, scientifici e poetici, Verna interpreta, nella doppia carrellata delle sue matrici lignee, il Bestiario infernale, aggregando alla forma del parallelo allegorico e metaforico quella del confronto – più o meno a distanza, ora con devozione e riconoscenza, ora con ironia e dissacrazione –, con i grandi artisti del passato, interpreti della trasposizione delle terzine della Commedia in immagini, ponendosi dignitosamente al loro fianco con il proprio (ormai acclarato e riconoscibile) stile, fortemente chiaroscurale e sintetico. Svolgendo non soltanto una funzione ornamentale, di commento e di esposizione, ma contribuendo, attraverso l’attivazione della propria autonomia iconica, a ricostruire la rilevanza culturale di una personalissima epopea dantesca».
Il Bestiario Infernale di Gianni Verna:






