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Cultura
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LA XILOGRAFIA DI GIANNI VERNA / SECONDA SEZIONE

Gli animali nei gironi dell’Inferno di Dante

Gli animali nei gironi dell’Inferno di Dante

Redazione Redazione 30 Apr 2021

Nel suo Bestiario Infernale lo xilografo torinese Gianni Verna rende omaggio al sommo poeta Dante Alighieri, del quale ricorrono i 700 anni dalla morte. In due tavole di legno le mani esperte di Verna hanno rappresentato tutti gli animali, una cinquantina, che Dante incontra o cita nell’Inferno.

Leggi qui l’articolo di presentazione delle tavole

Nella seconda porzione abbiamo trovato queste citazioni estratte dall’opera del poeta

Le furie

Canto IX – verso 41

dove in un punto furon dritte ratto

tre furïe infernal di sangue tinte,

che membra feminine avieno e atto,

e con idre verdissime eran cinte;

serpentelli e ceraste avien per crine,

onde le fiere tempie erano avvinte.

 

La falsa vacca

Canto IX – verso 13

e ’n su la punta de la rotta lacca

l’infamïa di Creti era distesa

che fu concetta ne la falsa vacca;

e quando vide noi, sé stesso morse,

sì come quei cui l’ira dentro fiacca.

 

Il Toro

La scultura in bronzo realizzata da Arturo Di Modica è la seconda “invenzione” creativa di Gianni Verna. Ogni campo del sapere ha un suo emblema e il Toro di Wall Street (NY) rappresenta il mondo finanziario.

Canto IX – verso 22

Qual è quel toro che si slaccia in quella

c’ha ricevuto già ’l colpo mortale,

che gir non sa, ma qua e là saltella,

 

Le serpi

Canto XIII – verso 39

Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:

ben dovrebb’ esser la tua man più pia,

se state fossimo anime di serpi».

 

Le cagne

Canto XIII – verso 125

Di rietro a loro era la selva piena

di nere cagne, bramose e correnti

come veltri ch’uscisser di catena.

In quel che s’appiattò miser li denti,

e quel dilaceraro a brano a brano;

 

Il caprone

Canto XV – verso 72

La tua fortuna tanto onor ti serba,

che l’una parte e l’altra avranno fame

di te; ma lungi fia dal becco l’erba.

 

Le arnie

Canto XVI – verso 3

Già era in loco onde s’udia ’l rimbombo

de l’acqua che cadea ne l’altro giro,

simile a quel che l’arnie fanno rombo,

 

Il serpente

Canto XVII – verso 12

La faccia sua era faccia d’uom giusto,

tanto benigna avea di fuor la pelle

e d’un serpente tutto l’altro fusto;

 

Il castoro, la fiera e lo scorpione

Canto XVII – versi 22 e 27

lo bivero s’assetta a far sua guerra,

così la fiera pessima si stava

su l’orlo che di pietra e il sabbion serra.

Nel vano tutta sua coda guizzava,

torcendo in sù la venenosa forca

ch’a guisa di scorpion la punta armava.

 

Cani, pulce, mosche e tafani

Canto XVII – verso 49

… e quando al caldo suolo:

non altrimenti fan di state i cani

or col ceffo or col piè, quando son morsi

o da pulci o da mosche o da tafani.

 

Leone, oca e scrofa

Canto XVII – verso 59, 63 e 64:

E com’ io riguardando tra lor vegno,

in una borsa gialla vidi azzurro

che d’un leone aver faccia e contegno.

Poi, procedendo di mio sguardo il curro,

vidine un’altra come sangue rossa,

mostrando un’oca bianca più che burro.

E un che d’una scrofa azzurra e grossa

segnato avea lo suo sacchetto bianco,

 

Il bue

Canto XVII – verso 75

Qui distorse la bocca e di fuor trasse

la lingua, come bue che ’l naso lecchi.

 

Il falcone

Canto XVII – verso 127

Come ’l falcon ch’è stato assai su l’ali,

che sanza veder logoro o uccello

fa dire al falconiere «Omè, tu cali!»,

discende lasso onde si muove isnello,

per cento rote, e da lunge si pone

dal suo maestro, disdegnoso e fello;

 

Il Bestiario Infernale di Gianni Verna:

  • Guarda qui la prima sezione della tavola
  • Guarda qui la terza sezione della tavola
  • Guarda qui la quarta sezione della tavola

 

 

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