L’Italia è tra i Paesi europei più vulnerabili allo stress idrico e ha visto ridurre del 20% la propria disponibilità d’acqua rispetto all’inizio del ‘900.
I segnali più evidenti e inquietanti della crisi climatica arrivano dall’alto: i ghiacciai delle Alpi si stanno sciogliendo come mai prima. In queste settimane il livello dello zero termico ha toccato un nuovo record sulle Alpi: 5.400 metri, ben al di sopra della vetta del Monte Bianco (4.808 m). Un dato senza precedenti: significa che nessun ghiacciaio alpino, nemmeno il più alto, è stato al riparo dalla fusione. È come se l’intera catena alpina fosse rimasta senza “zona fredda”. E la scomparsa dei ghiacciai minaccia direttamente l’equilibrio idrico di intere regioni.
Il ghiaccio racconta il clima, non solo il meteo
È nei ghiacciai che si sciolgono silenziosamente che possiamo leggere il futuro del clima. Dal report di Italy for Climate, che racconta il paradosso di un calore senza precedenti che colpisce proprio dove dovrebbe fare freddo, emerge il segnale inequivocabile di un sistema climatico fuori equilibrio, con conseguenze dirette sulla disponibilità d’acqua, sull’agricoltura, sull’energia, sulla sicurezza.
Secondo l’ultimo Inventario Glaciologico Italiano del CNR e del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), oggi in Italia si contano 872 ghiacciai, frammentati e in gran parte di piccole dimensioni. Negli ultimi 70 anni, abbiamo perso oltre il 30% della superficie glaciale.
I ghiacciai non sono solo paesaggio o meta escursionistica: sono serbatoi naturali di acqua dolce. Accumulano neve e ghiaccio d’inverno e rilasciano acqua gradualmente d’estate, alimentando fiumi, agricoltura, centrali idroelettriche e biodiversità.
Ma qualcosa si è rotto: le fusioni iniziano sempre prima, già tra aprile e maggio, mentre gli inverni, sempre più asciutti, non garantiscono un adeguato rifornimento nevoso. Il risultato? Una perdita netta anno dopo anno.
La riduzione dell’albedo
Meno ghiaccio significa anche meno albedo: i ghiacciai funzionano come specchi naturali che riflettono la luce solare e aiutano a contenere l’aumento delle temperature. Con la riduzione della superficie glaciale, il sistema Terra trattiene più calore, innescando un feedback climatico auto-rafforzante: più caldo, meno ghiaccio, e dunque ancora più caldo.
«La scienza è chiara. La progressiva scomparsa dei ghiacciai è il segnale inequivocabile di un sistema climatico sempre fuori equilibrio, con conseguenze dirette sulla disponibilità d’acqua potabile, sulla produzione agricola e industriale, sula produzione stessa di energia, sulla sicurezza delle aree montane e delle persone che vi abitano o le frequentano. Il ghiaccio che scompare ci dimostra che la crisi climatica non è più un problema che riguarda le generazioni del futuro. È già qui, misurabile, visibile, fotografabile. […] Pensare di poter “fare le cose con calma”, rinviare, ridiscutere continuamente ogni passo in avanti verso la decarbonizzazione è un lusso che non possiamo più permetterci. I ghiacciai — che impiegano secoli e millenni per formarsi e pochi decenni per sparire — ci stanno avvisando» commenta Andrea Barbabella, di Italy for Climate.
Bene, sei arrivato fino alle fine: significa che ami la Natura, proprio come noi.
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