Durante la stagione estiva, aumenta la frequenza delle escursioni e delle salite alpinistiche in alta quota. In caso di tempo instabile, i fulmini rappresentano un pericolo da non sottovalutare ed è fondamentale una corretta informazione e preparazione sul tema.
I temporali sono chiaramente correlati alla radiazione solare e alle temperature, quindi si registra un massimo annuale nel mese di luglio nelle ore più calde, con i picchi delle fulminazioni dalle ore 13 alle 17 e frequenze che restano più alte alla sera rispetto alla mattina. Con il progredire della stagione calda i temporali tendono a spostarsi verso il centro delle catene: ad esempio a maggio e giugno c’è una maggior frequenza sulle Prealpi, già libere dalla neve e quindi più calde. Sullo spartiacque e in Alto Adige invece è agosto il mese più temporalesco.
Va segnalato comunque che sui monti italiani per tutto l’anno, inverno e notti comprese, c’è possibilità di vedere dei temporali. Negli ultimi anni ad esempio stiamo osservando una estensione dei temporali oltre la stagione calda, con fulminazioni anche a gennaio o a inizio inverno, specie quando i mari sono più caldi della norma.
Il Collegio Nazionale Guide Alpine ha chiesto a Giacomo Poletti, ingegnere ambientale e docente di meteorologia per il Collegio Guide Alpine del Trentino da oltre 13 anni, di fornire alcuni utili consigli.
Perché le aree montane sono più soggette ai fulmini rispetto alle pianure?
Giacomo Poletti – Per almeno tre motivi: il primo è che rocce e versanti, riscaldandosi sotto il sole più dell’aria circostante a pari quota, finiscono per essere un punto di innesco dei moti convettivi dell’aria (cioè di moti di galleggiamento verso l’alto). C’è poi l’effetto di sollevamento forzato sui venti indotto dalla presenza dei monti, e anch’esso gioca a favore dell’innesco di temporali proprio sopra i rilievi. Inoltre, una volta nati i temporali, le vette si trovano alla minor distanza dalla base delle nubi e questo le rende i punti spesso più colpiti.
Ci sono segnali precursori che indicano il rischio di fulmini?
Giacomo Poletti – Sì, ma si manifestano spesso con assai poco anticipo. Quasi sempre pochi istanti prima dello scoccare del fulmine si avvertono crepitii nell’aria o ronzii dalle attrezzature metalliche; in certi casi i capelli si elettrizzano e si alzano. Inoltre, da oggetti elevati o appuntiti come croci, pali o alberi, possono fuoriuscire getti e bagliori di aria luminescente, spesso azzurrognola, ionizzata (i cosiddetti fuochi di Sant’Elmo). Tutti questi casi sono estremamente pericolosi perché indicano che il circuito fra nube e suolo potrebbe chiudersi a brevissimo. Occorre abbassarsi immediatamente di quota e far sì che il nostro corpo e/o la nostra attrezzatura non risultino le cose più elevate dei dintorni, una regola aurea da seguire sempre durante i temporali.
La differenza fra fulmini negativi e i fulmini positivi
I fulmini negativi sono i classici fulmini che cadono sotto o nei pressi del temporale. I fulmini positivi, invece, scoccano a grande distanza dal temporale perché si originano dalla parte alta della nuvola. Questi ultimi sono rari, ma potenti e molto dannosi, spesso fanno vittime perché le persone sottostimano la pericolosità del temporale vedendolo ancora distante. Come regola di base, se si odono i tuoni entro 30 secondi dal fulmine (quindi, a una distanza di non oltre 10 chilometri) si verifica un potenziale rischio.
Cosa fare se ci si trova all’aperto in montagna durante un temporale?
Giacomo Poletti – Ci sono diverse condotte in base ai casi, ma si parte dalla regola appena detta: noi e la nostra attrezzatura (anche fissa, come le tende) non dobbiamo mai risultare la cosa più elevata dei dintorni e dobbiamo pure evitare di trovarci vicino agli oggetti più elevati, siano essi alberi, pali o altro.
Partiamo dal caso in cui ci si trova all’aperto senza possibilità di trovare riparo.
- Di base devo calare velocemente di quota ricordando che i fulmini più pericolosi e frequenti sono prima dei rovesci (cadono spesso “in aria calda”);
- abbandonare creste e cime, il centro dei canali e i versanti esposti.
Una volta arrivato il temporale, non devo correre o camminare, ma bensì fermarmi e proteggermi in punti depressi o concavi (in avvallamenti, buche) accovacciandomi “a riccio” e tenendo i piedi il più possibile uniti, un’azione che ci protegge se il fulmine ci cade vicino perché limita molto le differenze di potenziale elettrico fra i due piedi.
Nel caso in cui stessimo invece correndo o camminando, un fulmine che si scarica al suolo potrebbe indirettamente folgorarci per via della corrente di passo – data dalla differenza di potenziale fra i due appoggi. Naturalmente devo evitare di fermarmi vicino o sotto gli alberi, specie se isolati e/o elevati.
Se siamo in gruppo, dobbiamo separarci, adottando singolarmente le misure appena dette. Restando assieme il rischio è di produrre pericolose colonne di aria calda che sono un percorso preferenziale per i fulmini (l’effetto “camino” spesso fatale per le greggi) o di condurre la corrente ai compagni. Se siamo in acqua, devo subito uscire: l’acqua, infatti, è un ottimo conduttore di corrente e i fulmini tendono a dissiparsi sulla sua superficie.
Dove trovare e come scegliere un riparo?
Giacomo Poletti – In una cavità naturale (grotta) o artificiale (ex forti militari, ruderi) devo evitare di sostare agli imbocchi per evitare di creare un arco elettrico facendo ponte fra pavimento e soffitto. Non va bene nemmeno appoggiarmi alle pareti (specie se bagnate) e devo anche evitare le correnti d’aria (i flussi possono costituire dei percorsi preferenziali per le scariche). Devo quindi cercare un angolo interno protetto dove accovacciarmi senza toccare le pareti. Va bene anche sedersi sullo zaino. Naturalmente se riesco a raggiungere un luogo chiuso, ben venga: sì alle auto (proteggono grazie all’effetto “gabbia di Faraday”, purché non si tocchi la carrozzeria metallica) e agli edifici. In quest’ultimo caso, una volta dentro, non apro rubinetti (le tubazioni possono essere un ottimo conduttore di scariche), stacco i cavi da eventuali prese e inoltre sto lontano da camini e caminetti accesi o ancora caldi (ancora una volta evito potenziali colonne d’aria calda).
In ghiacciaio e su piani innevati, devo cercare di spostarmi ai margini delle spianate. Spesso, infatti il, vento catabatico sui pendii innevati e sui ghiacciai viene percorso in modo sub-orizzontale dai fulmini.
È vero che moschettoni, oggetti metallici e smartphone attirano i fulmini?
Giacomo Poletti – Non è vero, sfatiamo infine un falso mito, non serve abbandonarli. Possono però scaldarsi (“effetto Joule”) e ustionarci in caso siano attraversati da correnti vaganti. La scelta corretta è di metterli all’interno dello zaino o comunque non a contatto con la pelle, portandoli con noi.
Da letteratura, il pericolo di fulmine cessa quando non sento più tuoni per almeno mezz’ora. Se ho uno smartphone, potrei valutare in autonomia il cessato pericolo osservando i radar meteorologici e/o i dati sulle fulminazioni in diretta.
Se qualcuno viene colpito da un fulmine, cosa bisogna fare?
Giacomo Poletti – La domanda necessita di una risposta di carattere medico se parliamo di primo soccorso; alcuni aspetti intersecano comunque anche la natura meteorologica del fenomeno. La maggior parte dei lesionati da fulmine lo è non per la caduta diretta della scarica sul corpo (caso che comunque non sempre è mortale, specie se i soccorsi vengono prestati prontamente) ma soprattutto perché la scossa cade nelle vicinanze, entro qualche decina di metri. Possiamo sfatare alcune false credenze: il corpo ovviamente non immagazzina corrente elettrica e la vittima di fulminazione va soccorsa subito come da prassi, chiamando il 112 e seguendo le indicazioni fornite, con eventuale massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. Da ricordare che le scariche elettriche producono violente contrazioni muscolari, pertanto non è raro vedere i colpiti da fulmine con delle fratture. Si registrano inoltre arresti cardiaci, ustioni e lesioni di altro tipo (per esempio al timpano per il fragore del tuono).
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