Era il dicembre 2024 quando a Castelletto di Cuggiono venne avvistato il primo castoro europeo lungo le sponde del fiume Ticino. Ora, segnalazioni più recenti e il ritrovamento di tracce inconfondibili – come le tipiche rosicchiature sui tronchi – confermano che l’habitat del Ticino è idoneo per la vita e la riproduzione di questa specie.
Per supportare questo storico ritorno del castoro, i quattro Parchi che compongono l’area MAB UNESCO “Ticino, Val Grande, Verbano” hanno deciso di siglare un accordo per avviare azioni congiunte di monitoraggio e studio della specie. I Guardiaparco e i volontari del Parco del Ticino sono già operativi sul campo per mappare la presenza del castoro con l’obiettivo di approfondire la conoscenza scientifica della popolazione e garantirne la tutela.
Per il monitoraggio saranno molto utili anche le segnalazioni di canoisti e pescatori, che sono invitati a comunicare al Parco del Ticino eventuali avvistamenti.
Roditore formidabile
L’avvio di questo studio rappresenta un passo fondamentale per conoscere e gestire la presenza del castoro nell’habitat del fiume Ticino e per costruire le basi di una coesistenza armoniosa tra natura e attività umane.
Il castoro, già stabilmente presente in Svizzera, è considerato un “ingegnere della natura”. Nei Paesi europei dove i castori sono presenti è stato osservato che, in alcuni casi, la loro azione ha contribuito a ridurre i rischi idraulici e l’intensità delle piene lungo i fiumi. Può quindi rivelarsi un ottimo alleato nel recupero di habitat fluviali.
Il castoro è un roditore da non confondere con la nutria: è sensibilmente più grande ed è caratterizzato dalla tipica coda piatta e scagliosa. Esclusivamente erbivoro, possiede una caratteristica curiosa: denti di colore arancione. Questa colorazione è dovuta all’alta concentrazione di ferro, che rende lo smalto estremamente resistente e adatto a rosicchiare tronchi e cortecce.
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