Nella grotta di Obłazowa, in Polonia, un nuovo studio coordinato dall’Università di Bologna ha esaminato un boomerang preistorico che risale a più di 42.000 anni fa e che rivela un sorprendente livello di abilità cognitiva, progettazione tecnica e pensiero simbolico già nelle fasi iniziali della presenza dell’Homo Sapiens nel continente europeo.
Lungo più di 70 centimetri, il boomerang è stato scolpito a partire da una zanna di mammut e finemente lavorato.
Si tratta del più antico boomerang d’Europa e forse al mondo: lo studio coordinato dall’Università di Bologna inserisce il reperto in un contesto cronologico e culturale inedito e rivela un sorprendente livello di abilità cognitiva, progettazione tecnica e pensiero simbolico dell’Homo Sapiens.
Le analisi realizzate permettono di collocare il boomerang tra gli oggetti simbolici e tecnologici più antichi finora noti in Europa: un elemento che testimonia la sofisticazione cognitiva dei primi Sapiens nel cuore del continente.
«Abbiamo impiegato tutte le tecnologie più avanzate oggi disponibili per determinare il contesto cronologico e culturale di questo straordinario reperto, e i risultati sono stati sorprendenti» spiega Sahra Talamo, professoressa al Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna e direttrice del Laboratorio BRAVHO.
Prima degli aborigeni
Si è ritenuto a lungo che fossero stati i popoli aborigeni dell’Australia a inventare il boomerang migliaia di anni fa. E il reperto venuto alla luce nella grotta di Obłazowa è molto simile ad alcuni esemplari di boomerang rinvenuti nel Queensland australiano. Era quindi molto importante riuscire a stabilire una datazione precisa di questo oggetto, sia per capire meglio lo sviluppo delle espressioni artistiche e culturali dell’Homo Sapiens in Europa, sia per provare a ricostruire le origini di questo tipo di strumenti.
«La sfida principale era ottenere una cronologia affidabile del boomerang senza danneggiarlo. Per questo abbiamo scelto di datare indirettamente i resti ossei trovati nelle sue immediate vicinanze spiega Nicole Casaccia, dottoranda dell’Università di Bologna che lavora al Laboratorio BRAVHO.
La ricercatrice ha curato il pretrattamento dei campioni per la datazione e ha partecipato all’interpretazione dei dati radiocarbonici ottenuti con la spettrometria di massa con acceleratore.
Il contesto culturale dell’Homo Sapiens
«La presenza del boomerang in associazione a strumenti aurignaziani e ornamenti suggerisce un’identità culturale distinta in Europa centro-orientale, spesso trascurata nei modelli classici di diffusione del Sapiens» spiega Andrea Picin, professore dell’Università di Bologna e coautore dello studio, che ha analizzato il contesto culturale e i manufatti litici.
Fino a oggi, infatti, l’Europa centro-orientale è stata considerata una regione marginale nel contesto della prima diffusione dell’Homo Sapiens, rispetto all’Europa occidentale. La nuova datazione del boomerang suggerisce, invece, un’occupazione prolungata della grotta di Obłazowa, in un periodo segnato da forti oscillazioni climatiche. E questa novità contribuisce a rivalutare il ruolo delle regioni del centro e dell’est Europa nella ricostruzione dei movimenti dell’Homo Sapiens.
Lo studio “Boomerang and Bones: Refining the chronology of the Early Upper Paleolithic at Obłazowa Cave, Poland”, pubblicato sulla rivista PLOS ONE, ha coinvolto ricercatori del Laboratorio di Radiocarbonio BRAVHO dell’Alma Mater, dell’Università Jagellonica di Cracovia e dell’Istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva di Lipsia.
Per l’Università di Bologna hanno partecipato Sahra Talamo, Nicole Casaccia, Laura Tassoni, Giorgia Sciutto e Andrea Picin del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”, insieme a Carla Figus, Antonino Vazzana, Ginevra Di Bernardo, Matteo Romandini e Stefano Benazzi del Dipartimento di Beni Culturali.
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