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Scienza
virus del Nilo occidentale

Il viaggio del West Nile Virus

È uno dei virus più diffusi al mondo, ma l’infezione nell’uomo, nella maggior parte dei casi, è asintomatica o presenta manifestazioni leggere riconducibili a una comune influenza. Uno studio ne ha tracciato le rotte

Il viaggio del West Nile Virus
La zanzara Culex pipiens, una delle specie responsabilii della trasmissione del West Nile Virus. © Volkmar Becher, CC0, via Wikimedia Commons

Redazione Redazione 18 Feb 2024

Isolato quasi 90 anni fa in Uganda, il West Nile Virus (WNV) è uno dei virus che le zanzare possono trasmettere alla nostra specie attraverso una semplice puntura. Asintomatica, o simile ad una comune influenza, l’infezione può manifestarsi in forme più gravi, che coinvolgono il sistema nervoso, negli anziani o in coloro che hanno un sistema immunitario compromesso. Una situazione che non deve destare allarmismi, ma che non è da sottovalutare, dato che in Italia nel 2023 sono stati confermati 332 casi di infezione nell’uomo, di cui 190 con coinvolgimento neurologico, e 27 decessi. E, visto che non esiste un vaccino con cui proteggerci da questo virus, comprenderne le modalità di trasmissione è fondamentale per poter pianificare interventi preventivi, come l’uso di repellenti cutanei, insetticidi e zanzariere.

È ciò che ha fatto uno studio condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, in collaborazione con l’Università di Trento, la Fondazione Edmund Mach e l’Istituto Pasteur di Dakar, in Senegal, scoprendo percorsi complessi e inaspettati che legano Africa ed Europa.

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Un ciclo vizioso

Al centro di tali dinamiche ci sono uccelli e zanzare. WNV perdura in natura attraverso un ciclo primario di trasmissione zanzara-uccello-zanzara (ciclo endemico): le zanzare ornitofile adulte (vettori) si infettano pungendo uccelli a loro volta infetti (ospiti amplificatori o serbatoio). Una volta ingerito dalla zanzara, il virus si moltipilica nell’organismo dell’insetto localizzandosi nelle ghiandole salivari e viene successivamente trasmesso ad altri uccelli. Esiste poi un ciclo secondario (ciclo epidemico) che si verifica quando delle zanzare adulte (in questo caso denominate vettori ponte), trasmettono il virus a ospiti accidentali, come equidi e l’essere umano. I vettori del WNV sono le zanzare Culex modestus e Culex pipiens. Al contrario degli uccelli, l’uomo, i cavalli e altri mammiferi sono ospiti accidentali “a fondo cieco”, cioè non sviluppano concentrazioni elevate di virus nel sangue e non possono quindi trasmetterlo ad altre zanzare. E quindi il ciclo di trasmissione non riesce a replicarsi.

Tracciare le rotte del virus

Per ricostruire la dinamica evolutiva dei vari ceppi del West Nile, i ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di analisi genetica e filogeografica, la cui combinazione ha permesso di tracciare le rotte di diffusione del virus. In particolare la ricerca si è concentrata sui due principali lineage, L1 e L2, che hanno percorsi e storie evolutive diversi.
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications, hanno confermato l’esistenza di un vero e proprio “corridoio” L1, tra Senegal, Marocco e i Paesi europei del Mediterraneo occidentale, come Portogallo, Spagna, Francia e Italia. Il corridoio L1 non è però a senso unico e ha incursioni che vanno dall’Europa all’Africa. Sembra, inoltre, che L1 si diffonda più efficientemente di L2, sebbene infettino le stesse specie di uccelli e utilizzino gli stessi vettori. Un aspetto, questo, ancora da esplorare.

 

 

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