Gli individui di gruccione sono uccelli dal fascino particolare. Li scoprii da bambino durante un’estate a Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, e da allora sono fra i miei soggetti preferiti.
Qualche anno fa, lavoravo ancora in analogico, mi concentrai su una famiglia che aveva nidificato in un banco di sabbia. Volevo realizzare un’inquadratura un po’ particolare, dal basso verso l’alto, che mostrasse il gruccione all’imbocco del nido e comprendesse anche una fetta di cielo. Avrei dovuto utilizzare un’ottica grandangolare da pochi centimetri di distanza e così optai per l’uso di una foto trappola auto costruita.
Innanzitutto, collocai lungo la traiettoria di arrivo al nido i fasci della barriera infrarossa realizzata usando un kit di una nota società elettronica e costruii per la fotocamera un contenitore mimetico di legno e cartone, che posizionai a una trentina di centimetri dal nido.
Dopo aver definito l’inquadratura voluta, regolai la fotocamera in manuale e usai un lampeggiatore elettronico, anch’esso in manuale, sincronizzato su tempi veloci. E per ridurre l’effetto fantasma, legato alla sovrapposizione di luci ambiente e artificiale, chiusi il diaframma. Solo allora attivai la fotocellula, incrociai le dita e mi allontanai… Funzionò!
Bruno Manunza, fotografo
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com



