Chiunque abbia avuto la fortuna di osservare un gufo avrà notato un dettaglio sorprendente: il volo silente. A differenza di molti altri uccelli, i gufi si librano nell’aria con un’assenza quasi totale di rumore. Questa straordinaria capacità è dovuta a un’evoluzione naturale che ha reso il suo piumaggio incredibilmente efficiente nell’assorbire e smorzare i suoni, sia ad alta, sia a bassa frequenza.
Oggi, questa caratteristica ha ispirato un gruppo di ricercatori cinesi guidati da Dingding Zong a sviluppare una nuova tecnologia per la mitigazione dell’inquinamento acustico, basata proprio sulla “bioacustica” dei gufi. Si tratta di un aerogel a doppio strato, leggero e poroso, capace di assorbire in modo efficace una vasta gamma di rumori. Un passo avanti significativo nella lotta contro un problema ambientale spesso sottovalutato: l’inquinamento acustico.
L’inquinamento acustico: un rischio per la salute
Quando si parla di inquinamento ambientale, si tende a pensare all’aria, all’acqua, ai rifiuti. Eppure, il rumore può avere effetti altrettanto dannosi sulla salute umana. L’inquinamento acustico è, infatti, correlato a una lunga lista di patologie: perdita dell’udito, stress cronico, disturbi del sonno, malattie cardiovascolari e persino diabete di tipo 2.
Eliminare alla radice le fonti di rumore – motori, impianti industriali, traffico – è spesso irrealizzabile, specialmente nei contesti urbani e produttivi. Per questo, da decenni si cercano materiali fonoassorbenti capaci di attenuare i suoni indesiderati. Tuttavia, quelli tradizionali hanno forti limitazioni: alcuni sono efficaci solo sulle alte frequenze (come il cigolio dei freni), altri sulle basse (come il rombo dei motori). La soluzione finora è stata stratificare materiali diversi, ma ciò comporta maggiore peso, volume e costi.
Dalla natura alla scienza: un gufo come maestro d’ingegneria
Ecco allora l’intuizione dei ricercatori cinesi: imitare in laboratorio la struttura del piumaggio degli Strigiformi.
Nel nuovo studio, il team ha utilizzato una tecnica innovativa chiamata emulsion-templated freeze-reconstruction. In breve, hanno congelato gocce di esano all’interno di un materiale morbido. Rimuovendole, è emersa una struttura porosa a nido d’ape, simile al piumaggio lasso e morbido dei rapaci notturni.
A questo primo strato, ne è stato aggiunto un secondo: al posto dell’esano, nanofibre di silicio hanno generato una struttura fibrosa che ricorda le piume dell’animale.
Il risultato è un aerogel a doppio strato con una struttura bivalente.
Lo strato inferiore è simile alla pelle del gufo, con cavità microscopiche che assorbono i suoni a bassa frequenza e lo strato superiore è soffice e fibroso, ispirato alle piume, perfetto per assorbire le alte frequenze.
I test condotti in laboratorio hanno mostrato risultati entusiasmanti. L’aerogel ispirato al gufo assorbe fino al 58% delle onde sonore che lo colpiscono e ben oltre la soglia per definire un materiale efficace nel controllo del rumore.
Riduce il rumore di un motore automobilistico da 87,5 a 78,6 decibel, portandolo sotto la soglia considerata sicura per l’udito umano.
Queste caratteristiche lo rendono particolarmente promettente per applicazioni in ambito automobilistico, industriale e persino edilizio.
Un materiale leggero, efficiente, durevole e compatto, che potrebbe ridurre sensibilmente l’inquinamento acustico nei luoghi di lavoro, nelle strade trafficate o negli impianti produttivi.
Lo studio rappresenta un esempio brillante di biomimetica o biomimicry, in inglese, ovvero l’approccio scientifico che trae ispirazione dalla natura per risolvere problemi tecnologici. I gufi non solo continuano ad affascinare ornitologi e naturalisti, ma oggi anche ingegneri dei materiali e scienziati dei polimeri.
Il principio che guida questa ricerca è semplice ma potente: la natura ha già trovato molte delle soluzioni che cerchiamo, sta a noi osservare con attenzione e imparare a tradurle in tecnologia.
E chissà quali altri segreti ancora ci sussurrerà la natura… o meglio, ci bisbiglierà senza far rumore.
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