Sono libretti agili, da leggere in qualche ora, quelli della collana L’altramontagna pubblicata da People edizioni. Come suggerisce Chiara Bettega, autrice del quarto titolo della serie, «sono volumetti da portare nello zaino durante un’escursione», per poi leggerli magari su un prato d’alta quota circondati dai voli dei gracchi e dai fischi delle marmotte. Da un’idea di Marco Albino Ferrari e Mauro Varotto, promotori del quotidiano online e del presidio culturale permanente L’altramontagna, «sono pensati per chi vuole accorgersi di quello che sta succedendo alle terre alte: un nuovo sguardo partecipato e a 360 gradi, raccontato da chi la montagna la vive ogni giorno» spiega Bettega.

Chiara Bettega con un fringuello alpino durante l’attività di inanellamento a Passo Rolle. © Enrico Dorigatti
Studiosa della biodiversità montana
Bettega, ornitologa e collaboratrice del MUSE (Museo delle Scienze di Trento), le montagne le conosce bene. «Sono nata nelle valli di Primiero, in Trentino –racconta – e avevo un nonno guardaboschi che mi portava a fare passeggiate nelle foreste. Tanti suoi racconti e momenti passati insieme hanno influenzato la mia passione per le vette». Allo studio della biodiversità montana è però arrivata un po’ per caso: «Dopo aver fatto ricerca sui rapaci notturni, nel 2015 un’amica spagnola mi ha chiesto di lavorare con lei sul fringuello alpino. E da quel momento mi sono dedicata alle alte quote».
Le specie montane cercano rifugio sempre più in alto
Salire per sopravvivere – Gli ecosistemi montani alla prova della crisi climatica racconta in prima persona le ricerche di Bettega e quelle di amici scienziati, focalizzandosi su un problema sempre più di attualità: come il riscaldamento globale sta portando le specie montane a cercare rifugio sempre più in alto. «La chiamiamo proprio una scala mobile per l’estinzione» spiega Bettega. «Nel senso che per sfuggire alle temperature più alte e a trovare le condizioni climatiche adatte alla loro vita le specie e gli ecosistemi stanno a poco a poco salendo più in quota. Solo che a un certo punto non ci saranno più terre da scalare. Anzi, in alcuni casi non ci sono già più». Come non capirli, del resto: anche noi umani tendiamo a salire in alto per cercare fresco. Soltanto che alcuni animali e alcuni vegetali sono meno adattabili di noi. E senza un posto in alto non avranno altre possibilità di sopravvivere.
La storia di una specie simbolo
Con uno stile piacevole e scorrevole, senza utilizzare parole troppo complicate, Bettega prende per mano il lettore ed è come se gli dicesse: «Facciamo una passeggiata insieme, vieni con me a scoprire la complessità della montagna. Ma salendo, se ci guardiamo attorno scopriremo tante cose interessanti». Boschi misti, boschi di conifere, praterie, rocce, ghiacciai, fino in vetta: per ogni ambiente, per ogni capitoletto, la ricercatrice racconta di una specie-simbolo, quella che gli ecologi chiamano “specie bandiera”. «Non potevo soffermarmi su ogni animale – conferma – così ho scelto una specie che potesse essere esemplificativa di un ecosistema e di un fenomeno in atto. Per esempio la salamandra di Aurora, una sottospecie di salamandra nera che vive soltanto in un areale ridottissimo, tra l’altopiano dei Sette Comuni e quello di Vezzena. E che è talmente poco propensa a spostarsi – ogni individuo passa la sua esistenza in un fazzoletto di terra – che se le condizioni climatiche cambiassero troppo potrebbe non avere la possibilità di spostarsi più in alto e trovare altri luoghi dove vivere».
- Cassetta nido per fringuelli alpini. © Chiara Bettega
- Cassetta nido per fringuelli alpini. © Chiara Bettega
La specie più cara a Bettega è, come dicevamo, il fringuello alpino, cui ha dedicato vari anni di ricerca sulle Alpi ma anche in Spagna. «È un passero d’alta quota, perfettamente adattato alla montagna – spiega – d’estate non scende mai sotto i 1900-2000 metri, nidificando nelle pareti di roccia vicino alle praterie alpine, mentre d’inverno può scendere anche di quota se il meteo diventa estremo». Spesso, nella stagione fredda, si avvicina anche ai rifugi e alle stazioni sciistiche. «A me colpisce sempre quanto siano a loro agio nel mezzo delle tormente… Io sono vestita come un palombaro, loro sembrano non accorgersi neanche del vento e della neve che cade! Ed è uno spettacolo vederli volare tutti insieme, formano quasi una nuvola bianca nel cielo». Monitorando le popolazioni anno dopo anno, Bettega e altri ricercatori (nell’ambito di vari progetti, realizzati anche con aree protette e il Club Alpino Italiano), hanno rilevato lo spostamento verso l’alto degli uccelli e la scomparsa da alcuni massicci più bassi. «È proprio una specie bandiera delle praterie alpine, studiandola capiamo anche le possibili reazioni di altre specie. Cerchiamo di aiutare i fringuelli installando cassette nido presso le strutture d’alta quota, per esempio nel Parco Nazionale dello Stelvio» spiega Bettega.
Proteggere i rifugi climatici
Quali prospettive dunque per questi animali? Bettega invita a ragionare sulla necessità di proteggere da subito i rifugi climatici, ovvero quei piccoli scampoli di territorio dove – grazie alla topografia accidentata delle vette – gli ecosistemi potrebbero resistere nonostante il cambiamento climatico. «Ma per chiunque frequenti la montagna è soprattutto consapevolezza la parola chiave» conclude Bettega “La prima cosa che possiamo fare è davvero frequentare la montagna in modo consapevole, osservando sia con gli occhi sia con le orecchie sempre all’erta. Cerchiamo di non salire solo per arrivare al rifugio, abbiamo la curiosità di capire cosa sta succedendo intorno a noi. Pensiamo come una montagna, come diceva il grande ambientalista Aldo Leopold”.
“Salire per sopravvivere – Gli ecosistemi montani alla prova della crisi climatica”
di Chiara Bettega
128 pagine, 14 Euro
L’altra montagna, People edizioni
- Fringuello alpino durante la stagione riproduttiva. © Chiara Bettega
- Civetta capogrosso. © Chiara Bettega
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