Due capodogli, uno dall’atteggiamento curioso e l’altro con la coda sfregiata, hanno anticipato di due giorni la Giornata mondiale degli oceani dell’8 giugno, regalando ai biologi dell’Istituto Tethys e ai partecipanti del programma di citizen science nel mar Ligure uno spettacolo fuori dal comune.
La mattina del 6 giugno i ricercatori hanno avvistato un gruppo famigliare di capodogli, il primo mai incontrato così presto da Tethys all’inizio della stagione. Tra loro, una femmina con la coda vistosamente mancante di un pezzo: un segno allarmante per gli studiosi, controbilanciato da un incontro ravvicinato con un giovane maschio che si è affiancato alla barca scrutando, curioso, le persone a bordo, un comportamento insolito che ha regalato a tutti forti emozioni.
Un possibile cambiamento delle abitudini
I capodogli (Physeter macrocephalus) sono tra i mammiferi marini studiati nell’ambito del progetto di ricerca Cetacean Sanctuary Research (CSR), aperto alla partecipazione del pubblico. Tradizionalmente, nell’area di studio che copre circa un terzo del Santuario Pelagos, si incontrano maschi adulti e subadulti, mentre le femmine con i piccoli, detti anche “gruppi sociali”, si trovano generalmente più a sud.
Di conseguenza questi avvistamenti erano molto più rari, sempre verso la fine della stagione, da fine agosto a ottobre.
La loro comparsa in giugno potrebbe indicare un cambiamento in atto nella distribuzione della popolazione.
Il racconto dell’avvistamento
«Abbiamo avvistato il gruppo poco dopo aver lasciato la nostra base a Portosole Sanremo» raccontano i ricercatori a bordo, Mario Gabualdi e Viola Panigada.
Il gruppo sociale era composto da 8-9 animali, tra cui due piccoli con relative mamme e due giovani; anche se dispersi nel raggio di circa 4 miglia si trattava sicuramente di individui in contatto tra loro, chiaramente udibili anche all’idrofono. Le registrazioni, che comprendono parte del vasto repertorio vocale dei capodogli, saranno preziose, associate alle foto e ai video realizzati grazie alla collaborazione con Canon, per le future analisi.
«Proprio mentre stavamo per allontanarci per non disturbare il gruppo con i piccoli, un giovane maschio, è venuto di fianco alla barca. Sporgeva la testa per osservarci, un comportamento detto “spy-hopping”, ed è rimasto con noi per una quarantina di minuti. In tanti anni non avevo mai visto nulla di simile» racconta emozionato Roberto Raineri, skipper della “Pelagos” di Flash Vela d’Altura.
Secondo uno studio coordinato da Tethys – “Proposal to develop and evaluate mitigation strategies to reduce the risk of ship strikes to fin and sperm whales in the Pelagos Sanctuary” (Proposta per strategie di mitigazione per la riduzione del rischio di collisione con le navi di balenottere comuni e capodogli), finanziato dal Segretariato permanente dell’Accordo Pelagos – tra il 15 e il 18% dei capodogli fotografati presenta segni potenzialmente riportabili a una collisione.
«I dati sono sicuramente sottostimati, non sappiamo infatti quanti ne muoiono senza che vengano notati. A differenza degli adulti, i piccoli non compiono ancora lunghe immersioni, ma se ne stanno in superficie, ancora più esposti al rischio di essere investiti» puntualizza Maddalena Jahoda, ricercatrice e responsabile della divulgazione scientifica di Tethys.
Per lo studio dei gruppi di capodogli con piccoli l’Istituto ha lanciato anche una raccolta fondi per poter condurre al più presto possibile anche dei monitoraggi invernali.
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