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Natura
Animali, piante e habitat
LA BALENOTTERA MUTILATA

Codamozza torna nel Santuario Pelagos: riuscirà ad alimentarsi?

Codamozza torna nel Santuario Pelagos: riuscirà ad alimentarsi?
Codamozza. © Carmelo Isgrò

Redazione Redazione 23 Giu 2020

L’abbiamo seguita nel suo girovagare nel Mediterraneo, dalla Calabria allo Stretto di Messina. Codamozza, la balenottera comune (Balaenoptera physalus) senza pinna caudale, ora è giunta nel Santuario Pelagos, e si trova tra Finale Ligure e Genova, monitorata dalla Guardia Costiera, come ha segnalato all’Istituto Tethys lo skipper velico del posto, Walter Spagna, che ha scattato alcune delle foto che pubblichiamo.

Codamozza. © Walter Spagna

Dopo quasi una settimana di assenza, cioè da quando si era allontanata dallo stretto di Messina, lo scorso sabato 20 giugno era stata avvistata tra l’isola d’Elba e Pianosa dal Marina del Campo Diving Center. In quel tratto di mare era stata scortata dalla Guardia Costiera, accompagnata da Carmelo Isgrò, del MuMa (Museo del Mare di Milazzo), per evitare che fosse investita dall’intenso traffico di traghetti della zona.

Nonostante il terribile handicap, Codamozza ha percorso qualcosa come 100 km al giorno.

Codamozza. © Carmelo Isgrò

Sia il pubblico, sia molti dei gruppi di ricerca del Mediterraneo si sono appassionati e commossi per la triste storia dell’animale, quasi sicuramente mutilato per una collisione con una nave o con delle reti, e sono riusciti in questi giorni a ricostruirne la storia con maggior dettaglio, dopo che i ricercatori dell’Associazione MeRiS ne avevano confermato l’identità: la balenottera mutilata è quella che da anni era conosciuta come “Codamozza” o “Fluker”.

Codamozza. © Carmelo Isgrò

Il primo avvistamento è probabilmente quello che compare nel catalogo di foto-identificazione di Tethys e risale nientemeno che al 1996, nell’area di studio dell’Istituto nel ” Santuario Pelagos, la grande area protetta per i cetacei tra il mar Ligure, Tirreno e di Corsica. All’epoca aveva già una buona metà della coda mancante, si pensa come risultato di un primo incidente, ed era facilmente riconoscibile perché, a differenza delle sue cospecifiche, era costretta a tirare fuori la coda a ogni immersione.

Codamozza. © Carmelo Isgrò

Verrà rivista periodicamente da diverse organizzazioni sia di ricerca, sia di whale watching nella zona: da Tethys di nuovo nel 2004 e nel 2005, da Blue West nel 2005, da WWF Francia nel 2006, 2009 e 2013, da Whale Watch Genova nel 2018 e da diversi altri.

Codamozza diventerà una sorta di mascotte del Santuario, simbolo della voglia di sopravvivere nonostante una menomazione non indifferente.

La situazione per la sfortunata balenottera deve essere precipitata, secondo le ultime ricostruzioni dei ricercatori, tra agosto e settembre del 2019. L’ultimo avvistamento “normale” viene segnalato vicino a Port-Cros in Francia; neanche un mese dopo, le prime spaventose foto della mutilazione, al largo di S. Jean Cap Ferrat. Il secondo incidente è quindi avvenuto in questo arco temporale e con ogni probabilità proprio all’interno del Santuario, istituito appositamente per proteggere i cetacei.

Se inizialmente gli esperti propendevano per una “strozzatura” da attrezzo da pesca, un lasso di tempo di poche settimane per una necrosi e la perdita completa della coda sembra troppo breve, secondo Sandro Mazzariol veterinario e responsabile del CERT. Questo ora farebbe pensare piuttosto a un evento subitaneo come una collisione con un’elica di un’imbarcazione.

Codamozza. © Carmelo Isgrò

Mentre con mezza coda la balenottera sembrava essersela cavata tutto sommato bene per oltre 20 anni, ora con un impressionante moncherino al posto della coda, appare molto magra e deperita. Secondo i ricercatori di MareCamp, che hanno documentato il suo passaggio nel golfo di Catania sabato 6 giugno, è non solo scavata ai fianchi, ma anche con la pinna dorsale floscia e inclinata, tutti segni che fanno seriamente temere per la sopravvivenza dell’animale.

Con ogni probabilità Codamozza, che ha viaggiato dal Santuario fino in Siria, in Grecia, poi in Calabria e in Sicilia, è alla disperata ricerca di cibo.

Normalmente in Mediterraneo questa specie si nutre soprattutto in profondità, dove cattura il krill, e Codamozza potrebbe avere difficoltà a compiere immersioni prolungate. Probabilmente la mancanza della coda, l’organo che normalmente assicura proprio la propulsione, le costa anche un anomalo e troppo elevato consumo di energia.

In questa stagione le balenottere comuni tipicamente si dirigono verso il Santuario Pelagos per fare provvista dell’abbondante krill della specie Meganyctiphanes norvegica. La (tenue) speranza degli esperti di Tethys, che da tempo conducono proprio ricerche sulle collisioni dei cetacei, è che anche Codamozza riesca ad alimentarsi nelle acque particolarmente ricche, che conosce bene, del mar Ligure e di Corsica.

Importante rammentare che le Parti contraenti l’Accordo Pelagos hanno finanziato un programma di studio ad hoc sul tema delle collisioni. Il progetto di ricerca denominato: “Proposal to develop and evaluate mitigation strategies to reduce the risk of ship strikes to fin and sperm whales in the Pelagos Sanctuary ” è condotto dall’Istituto Tethys, il responsabile è il Dr. Simone Panigada, attuale presidente di Tethys e del Comitato Scientifico di ACCOBAMS. Nella casistica delle collisioni contenuta nel progetto (in scadenza a settembre p.v.) sarà sicuramente preso in considerazione l’episodio in questione e apposite misure di mitigazione verranno inoltrate alle Parti.

Ancora una volta gli esperti di Tethys raccomandano ai diportisti di non avvicinare l’animale per non causargli ulteriore stress e di avvertire la Guardia Costiera in caso di avvistamento.

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  • cetacei e delfini

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