Con il termine PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) si indica una famiglia di diverse migliaia di composti chimici sintetici particolarmente persistenti, per questo comunemente noti come “inquinanti chimici eterni”.
Sebbene vi sia un numero crescente di segnalazioni sulla loro presenza nell’ambiente, fino a oggi non era stato condotto alcuno studio su larga scala nelle acque di balneazione. Eppure non si tratta solo di un grave problema ambientale, ma anche di una vera e propria minaccia per la salute pubblica.
Un’iniziativa di citizen science rivela la presenza diffusa di PFAS nelle acque di balneazione
La Surfrider Foundation Europe, in collaborazione con il laboratorio Eurofins, ha pubblicato il primo importante studio sulla presenza di PFAS nelle acque di balneazione (scarica qui il documento), dimostrando la massiccia presenza di questi inquinanti in tutti i siti analizzati.
I campioni sono stati raccolti da 80 volontari dell’ONG in 107 siti balneari o frequentati regolarmente dagli appassionati di sport acquatici (in laghi, fiumi o lungo la costa).
Questi cittadini, che avevano ricevuto una formazione preliminare sulle tecniche di campionamento, hanno seguito un protocollo standardizzato basato sulle raccomandazioni del laboratorio partner Eurofins per rispettare le condizioni di campionamento.
Per valutare la qualità chimica di queste acque di balneazione, Surfrider ha fatto riferimento alla normativa vigente, alla Direttiva quadro sulle acque (WFD) e ai relativi standard di qualità ambientale (EQS).
“In cattivo stato chimico”
L’ONG ha confrontato i risultati delle proprie analisi con i valori di riferimento per il PFOS, che al momento dello studio era l’unico indicatore appartenente alla famiglia dei PFAS. Nonostante l’esistenza di severe restrizioni a livello europeo e internazionale, il 78% dei siti continentali e il 44% dei siti costieri analizzati superano i valori massimi autorizzati. Un numero significativo di siti è quindi soggetto a pressioni legate all’inquinamento da PFOS e potrebbe essere considerato “in cattivo stato chimico” secondo gli standard europei presi in considerazione nello studio.
D’altra parte, la contaminazione osservata è estremamente variegata. Tra le 58 diverse molecole e prodotti di degradazione oggetto di ricerche approfondite, è stato possibile quantificare 23 PFAS in tutti i siti, a testimonianza di un inquinamento complesso ed eterogeneo.
C’è una sola soluzione
Lo studio dimostra l’ubiquità dei PFAS nell’ambiente, anche nelle zone in cui si nuota o si praticano sport acquatici.
Surfrider chiede alla Commissione europea di adottare senza indugio le seguenti misure:
- Fare proprie le conclusioni dell’ECHA entro la fine dell’anno al fine di adottare quanto prima una restrizione universale dei PFAS, che copra tutti i settori e tutti gli usi, compresi quelli industriali.
- Rafforzare le reti di monitoraggio della qualità delle acque, in particolare nell’ambiente marino; ciò deve essere accompagnato da azioni concrete quali l’identificazione delle fonti di inquinamento.
- Stabilire protocolli armonizzati di monitoraggio dei PFAS per le acque di balneazione e ricreative negli Stati membri, accompagnati da studi complementari volti a colmare la mancanza di dati sull’inquinamento in questi ambiti e, in ultima analisi, a consentire la definizione di standard europei ufficiali di monitoraggio per la qualità chimica delle acque di balneazione.
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