«Superiamo l’idea che solo i ragazzi debbano dedicare il loro tempo allo studio. Si è uno studente finché si ha ancora qualcosa da imparare, e questo significa per tutta la vita»
(Henry L. Doherty)
Come Istruttore di lettura, interpretazione e inseguimento delle orme (Mantracking) ho spesso l’enorme piacere di lavorare con madri e padri che conducono i propri figli alle mie classi.
Seguire un nucleo famigliare nell’apprendimento di questa disciplina, che consta di così molteplici benefici, mi riempie di gioia e gratitudine.
Solo recentemente, tuttavia, ho avuto per la prima volta la soddisfazione di lavorare con un gruppo interamente formato da bambini e adolescenti. E in condizioni non certo semplici, considerata la delica situazione mondiale che tutti stiamo vivendo.
La classe, composta da diciotto studenti di entrambi i sessi e dagli 8 anni fino ai quattordici mi ha letteralmente stupito e emozionato. Nella magnifica cornice della zona collinare vicino a Sedena, nei pressi del Lago di Garda, questi piccoli Inseguitori di tracce (Trackers) hanno dimostrato fin dai primi minuti una propensione all’apprendimento notevolissima, da far invidia a individui di età e background più avanzati che solitamente costituiscono la mia cerchia di allievi.
Con dedizione hanno ascoltato e messo in pratica instantaneamente quanto spiegavo. Sono stati in grado di identificare le orme da me lasciate su terreni relativamente semplici, come terra e fango, fino a cimentarsi con estremo successo su suoli decisamente più ostici.
I loro occhi individuavano, infatti, con facilità una foglia piegata, un piccolo sasso spostato, un rametto spezzato, un accumulo di terra e detriti che mi ero lasciata alle spalle nel risalire un sentiero ripido.
Lavorando a coppie, in gruppi e singolarmente, in un’alternanza continua tra sezioni teoriche e pratiche, sono riusciti a introiettare le regole fondamentali di questa antichissima arte e ad applicarli per ricostruire i percorsi da me lasciati.
Nemmeno uno scroscio improvviso di pioggia li ha distolti dalla loro appassionante ricerca, anzi! I bambini mi hanno incalzato con domande e con la richiesta di fare nuovi esercizi, quasi senza interruzione di sosta.
Gli Istruttori di ASD Adventure Team, organizzatori di questa splendida iniziativa chiamata “Tracce e segni nel bosco” mi hanno supportato nell’offrire all’intera classe la possibilità di svolgere esercizi in contemporanea.
A fine giornata, un debriefing ci ha permesso di confrontarci e di trarre le medesime conclusioni: nell’apprendimento del Mantracking, i più giovani mostrano una predisposizione naturale, non contaminata da alcun condizionamento psicologico.
Il focus da loro dimostrato verso le orme, infatti, denota una comune mentalità avida di sapere e di applicare, capace di formulare deduzioni a cui molti adulti farebbero indubbiamente fatica ad arrivare. E sono per la precisione questi gli elementi essenziali per poter essere vincenti nell’arte del Mantracking: curiosità, dedizione, pazienza e perseveranza.
Sono stati proprio questi ragazzi tra i migliori insegnanti che io abbia mai avuto.
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