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stai leggendo Interferenti endocrini: ecco quali sono e perché sono pericolosi
Prima pagina
Scienza
combinazioni chimiche

Interferenti endocrini: ecco quali sono e perché sono pericolosi

Interferenti endocrini: ecco quali sono e perché sono pericolosi

Luca Serafini Luca Serafini 20 Giu 2016

Con due anni di ritardo – e dopo accesi confronti tra attivisti ambientalisti e lobbisti delle aziende chimiche – la Commissione europea ha stabilito i criteri per identificare le miscele chimiche nocive usate nei prodotti fitosanitari e biocidi, che usiamo tutti i giorni.
Il tema è molto importante, perché la normativa europea stabilisce già dei limiti rigorosi per quanto riguarda i quantitativi delle sostanze chimiche consentite negli alimenti e nei manufatti, ma non vengono presi in esame gli effetti tossici derivanti dalle combinazioni di tali sostanze chimiche.
La nuova norma, invece, stabilisce che tutti i prodotti che contengono elementi chimici dannosi, noti come interferenti o disgregatori endocrini, debbano essere ritirati dal mercato.
Poiché il numero di potenziali combinazioni chimiche è molto elevato, la prima cosa da fare è l’identificazione degli interferenti endocrini più nefasti, basandosi su evidenze scientifiche, tenendo conto delle indicazioni dell’OMS. I disgregatori endocrini, infatti, sono ritenuti responsabili di causare tumori, malformazioni nei nascituri e altre patologie dello sviluppo.
Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato: “Gli interferenti endocrini possono produrre un grave impatto sulla salute e sull’ambiente e, anche se molte sostanze che li contengono sono già vietate in virtù della legislazione vigente sui pesticidi e sui biocidi, abbiamo il dovere di restare vigili”.
Il sistema normativo dell’UE sarà così il primo al mondo a contemplare, all’interno di atti legislativi, severi criteri scientifici per l’individuazione degli interferenti endocrini.

Dove si trovano?
Gli interferenti endocrini sono tanti e si trovano in moltissimi prodotti.
Ecco alcuni esempi.
Bisfenolo A: è soprattutto nella plastica, purtroppo anche in molti utensili della cucina, in contenitori e pellicole per conservare gli alimenti, nelle lattine, negli imballaggi di plastica…
Ftalati: sono presenti in particolare nel PVC di molti prodotti utilizzati abitualmente, come pannolini, scarpe, detergenti, prodotti cosmetici (dai profumi ai prodotti per la rasatura). In farmaceutica vengono utilizzati per la fabbricazione delle capsule gastro-resistenti.
Perfluorati: sono sempre più diffusi nell’ambiente, soprattutto nei prodotti ittici.  Si trovano nei prodotti di carta per uso alimentare resistenti all’olio, padelle con rivestimenti antiaderenti.
Polibromodifenileteri: impiegati come ritardanti di fiamma, sono impiegati nella produzione di tendaggi, tappeti, imbottiture.
Idrocarburi policiclici aromatici: si formano dalla combustione dei motori delle auto e industriali. Si trovano nei fumi di sigaretta, di cottura, delle candele, di carne alla brace e nei prodotti affumicati o tostati.
Diossine: sono tra le sostanze più tossiche presenti nell’organismo, introdotte con l’alimentazione. Derivano da procedimenti di fabbricazione come sbiancamento della carta, erbicidi, incenerimento dei rifiuti, scarto di oli industriali.
Alchilfenoli etossilati: ampiamente utilizzati e presenti in detergenti, prodotti cosmetici, spermicidi.
Parabeni: alcuni, di origine naturale, si trovano nella frutta e verdura, in formaggi, nel miele; ma l’industria li usa come conservanti nei farmaci, nei cosmetici e negli alimenti.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

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