Premessa. Riceviamo dall’amico e collaboratore Angelo Mojetta un articolo che non andrebbe pubblicato perché ha poco a che fare con i temi della casa editrice e con la biologia marina di cui scrive abitualmente. Ma, con quella grazia che lo contraddistingue, Angelo affronta un argomento politicamente divisivo in maniera talmente pulita e lontana dal giudizio politico che abbiamo deciso di pubblicarlo. E se vi sgraverete dai preconcetti penso che lo apprezzerete.
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L’argomento di cui vado scrivendo è la Global Sumud Flotilla. Di solito tratto di pesci e altri animali marini, cose innocue anche se a volte provo a fare incursioni da apprendista grillo parlante nel campo della difesa dell’ambiente e della biodiversità. In questo specifico caso ciò che mi muove a mettere nero su bianco queste riflessioni su questa missione pacifica è la mia coscienza che mi tira per la giacchetta. E poi, in fondo, c’è il mare di mezzo e quindi tutto questo non può non rientrare tra i miei interessi.
L’importanza di questa iniziativa va al di là del fatto contingente. Essa dimostra che in molti sono pronti a lasciarsi coinvolgere in una manifestazione di massa assolutamente pacifica ancorché ad alto rischio come ben sanno i partecipanti. Provare ad opporsi a ciò che contrasta i diritti dell’uomo penso rientri tra i compiti di ogni essere umano. Utopia? Forse. Però tentar non nuoce e se anche il risultato non arriva almeno ci si prova.
Come abitante del pianeta mi sento vicino a questa impresa perché nell’incertezza crescente che sta avvolgendo il mondo come una nebbia in cui si celano, come mei migliori film horror, i peggiori incubi, le imbarcazioni che stanno navigando verso Gaza mi danno la sicurezza che esistono ancora ideali di pace e di solidarietà e persone che hanno voglia di assumersi delle responsabilità verso il prossimo. E nella mia idea di prossimo è compreso anche l’ambiente, un insieme complesso che con grande fatica cerchiamo di capire anche se a volte si ha l’impressione che si tenda a considerare il pianeta come un bene destinato esclusivamente a soddisfare i bisogni di una parte di umanità a scapito dell’altra parte che è poi la maggioranza. Ma questo tutti lo sanno!
Tornando alla Flotilla io davvero spero che sia una scintilla che possa illuminare il futuro dimostrando che si può fare. Davvero siamo tanto cambiati da pensare che gli esempi di Gandhi, Martin Luther King, Papa Francesco e molti altri siano da considerare come reperti museali o fatti eccezionali come il passaggio delle comete?
Facciamoci venire delle idee, anche piccole da mettere in pratica e magari stiamo attenti al calendario dove ormai troviamo giornate dedicate agli argomenti più disparati. Un esempio? Il 23 ottobre si celebrerà la giornata mondiale del leopardo delle nevi. Bellissima iniziativa a favore di una specie che rischia di scomparire dalla faccia del pianeta, una delle tante al punto che non basterebbe tutto il calendario per celebrarle tutte una per una. Ma nel calendario delle celebrazioni c’è anche una data più vicina che sarebbe importante segnare sul calendario e onorare. Si tratta del 21 settembre, Giornata internazionale della Pace istituita nel 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Come sarà onorata? Non lo so. Se dovessi fare una modesta proposta chiederei che a una data ora tutto il mondo si fermasse per un minuto. Ferme le persone, ferme le auto, i treni (gli aerei in volo no, per carità). Sarebbe fantastico. Un sit-in come non se ne sono mai visti.
Finisco qui le mie elucubrazioni con un’ultima riflessione. Sui social ho letto che i partecipanti e i sostenitori della Global Sumud Flotilla sono terroristi. Ebbene lo sono anch’io. Ho fornito riso, pasta, scatolette di conserve e altri generi di prima necessità, tutte cose che ovviamente sono armi di distruzione di massa. Avete mai preso in testa una lattina di tonno? Fa male, credeteci.
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