A Milano, presso l’Acquario civico, l’Istituto Tethys per la ricerca e la tutela dei grandi vertebrati marini ha festeggiato 40 anni di attività. Fondato dal biologo marino Giuseppe Notarbartolo di Sciara e da Egidio Gavazzi, storico fondatore delle riviste Airone e Aqua, con lo scopo di gettare le basi per la protezione dell’ambiente marino, l’istituto oggi è un’eccellenza italiana, ampiamente accreditata nel panorama della ricerca scientifica internazionale.
In questi 4 decenni sono stati fatti molti passi avanti
Innanzitutto si è dimostrato come i grandi animali marini, come le balene, sono elementi fondamentali per l’equilibrio del mare.
Inoltre, le balenottere comuni, i capodogli, e probabilmente tutte le otto specie di cetacei che vivono regolarmente nel Mediterraneo, sono geneticamente diverse dalle popolazioni dell’Atlantico. Una caratteristica che le rende un patrimonio unico, ma anche particolarmente fragile e vulnerabile. Il Mediterraneo è, infatti, uno dei mari più trafficati al mondo e gli animali sono minacciati da inquinamento, catture accidentali, perdita di habitat, diminuzione delle risorse alimentari, collisioni con le navi e rumore subacqueo.
Non fa eccezione, purtroppo, il principale hotspot di balene e delfini nel Mediterraneo nord-occidentale, il Santuario Pelagos, creato con un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco.
L’idea di un tratto di mare transnazionale dedicato ai cetacei, ai tempi del tutto innovativa, fu proposta per la prima volta proprio da Tethys; nel 2002, grazie anche al contributo di altre organizzazioni, è diventata realtà la prima area protetta al mondo per i cetacei al di fuori delle giurisdizioni nazionali.
Molto però resta ancora da fare. Anche per questo nasce proprio in questo periodo il “Consorzio Pelagos”: coordinato da Tethys e finanziato dalla Fondazione Alberto II di Monaco tramite la Pelagos Initiative, il progetto quadriennale mira a rafforzare la conservazione dei cetacei e dei loro habitat attraverso una cooperazione transfrontaliera più efficace, un approccio scientifico innovativo, un coinvolgimento attivo delle comunità locali e un forte impegno a livello politico.
Non si tratta soltanto di sopravvivere
In occasione della celebrazione dei quattro decenni di attività, il fondatore vicepresidente di Tethys, Giuseppe Notarbartolo di Sciara, ha rivolto l’attenzione alle sfide del futuro: «Quarant’anni sono tanto tempo. Non c’era internet. Nemmeno e-mail. Le macchine fotografiche erano analogiche. Il GPS non esisteva. I metodi di ricerca erano abbastanza grezzi. Non sapevamo nemmeno, con certezza, quali specie di cetacei vivessero regolarmente nel Mediterraneo. Sul palcoscenico globale, 40 anni fa è stata adottata la moratoria alla caccia commerciale alle balene, tutt’ora.
Volevamo che la conoscenza servisse alla conservazione, ma non avevamo un’idea chiara di come farlo.
Guardando oggi la Tethys, possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo costruito insieme e di quanto è stato realizzato.
Ma rimane una domanda che dobbiamo porci: “Quanto di questo progresso ha davvero migliorato la vita dei mammiferi marini nel Mediterraneo?”.
In parte, miglioramenti ci sono stati: la consapevolezza è cresciuta; il rispetto si è ampliato; alcune parti del mare sono oggi più sicure.
Penso alla scomparsa delle reti derivanti dal Santuario Pelagos e al ritorno dei capodogli in acque che avevano abbandonato.
Ma non basta.
La vita nel Mediterraneo resta difficile per i mammiferi marini. Non si tratta soltanto di sopravvivere. Certo, facciamo bene a preoccuparci del loro futuro, anche se nessuna specie è sull’orlo di scomparire dalle nostre acque. Persino la foca monaca, un tempo in pericolo critico, sta timidamente ricuperando terreno.
Ma che cosa significa sopravvivere, se questo comporta vivere nel timore costante di finire in una rete, vivere nel timore costante di finire nelle eliche di una nave, se gli stomaci si riempiono di plastica, se il mare stesso diventa assordante?
La sopravvivenza, da sola, per esseri senzienti soprattutto, non basta. È della qualità della vita di questi animali che dobbiamo preoccuparci, non solo della loro sopravvivenza. È più difficile, ma credo che questa debba essere la nuova frontiera della nostra società e del nostro impegno».

Il fondatore di Tethys, Giuseppe Notarbartolo di Sciara, al centro della foto con Pietro Greppi e Laura Floris, direttore e condirettore de La Rivista della Natura. © Edinat
La tutela territoriale dei grandi animali marini
Recentemente si sono aggiunti altri “tasselli” all’attività di conservazione, come il riconoscimento del Mediterraneo nord-occidentale come Area Marina Particolarmente Sensibile (PSSA); una piccola ma importante area di protezione della foca monaca in Grecia; nei nostri mari e nel mondo, l’individuazione di numerose Aree Importanti per i Mammiferi Marini (IMMA).
Oggi Tethys detiene le più lunghe serie di dati del loro genere nel Mediterraneo, grazie a due programmi a lungo termine, il Cetacean Sanctuary Research e lo Ionian Dolphin Project, avviati rispettivamente in Mar Ligure nel 1990 e nella Grecia Ionica nel 1991. Questi progetti vantano, peraltro, cifre da record: i chilometri monitorati complessivamente fanno oltre 7 volte e mezza la circonferenza dell’Equatore, i giorni trascorsi in mare sono più di 5700. Ma quel che più conta sono i risultati, provenienti anche da numerosi altri progetti mirati e resi pubblici in qualcosa come 800 titoli tra riviste scientifiche, presentazioni a congressi, libri, articoli.
Un’utopia divenuta realtà
«Quarant’anni fa parlare di balene nel Mediterraneo sembrava quasi un’utopia – dichiara Simone Panigada, presidente dell’Istituto Tethys –. Oggi sappiamo che questi animali non solo vivono stabilmente nei nostri mari, ma svolgono un ruolo chiave negli equilibri degli ecosistemi marini. Questo anniversario non è solo una celebrazione del passato, ma soprattutto un richiamo alla responsabilità: la ricerca scientifica deve continuare a guidare le scelte politiche e sociali se vogliamo garantire un futuro ai cetacei e al Mediterraneo».
Non sono informazioni che restano nella torre d’avorio degli scienziati: tra gli obiettivi di Tethys è sempre stata anche la divulgazione degli obiettivi e dei risultati della ricerca presso il vasto pubblico, con lo scopo ultimo di sensibilizzare sulla necessità di tutela dei nostri mari. Non sono solo testi, foto, video, post sui social, ma può essere anche un’esperienza diretta: a oggi oltre 7500 persone hanno affiancato i biologi dell’Istituto nella ricerca in mare, in qualità di citizen scientists (cittadini scienziati) impegnati affinché si possa davvero agire per la tutela dei mammiferi marini e del mare.
L’Istituto Tethys ETS è un’organizzazione senza fini di lucro fondata nel 1986 e dedicata alla conservazione dell’ambiente marino attraverso la ricerca scientifica e la sensibilizzazione del pubblico. Le attività dell’Istituto sono possibili grazie a finanziamenti governativi e della Comunità Europea, a donazioni private e al contributo dei partecipanti ai campi estivi aperti al pubblico.
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