di Anja Jobin
All’inizio del XX secolo, l’ultima lince è scomparsa al crocevia tra le Alpi e le Dinaridi, dopo un vortice di estinzione durato oltre 100 anni. Nella zona della periferia sud-orientale delle Alpi e delle Dinaridi, l’area è rimasta “vuota” per 70 anni, fino a quando, nella primavera del 1973, i forestali e i cacciatori sloveni hanno reintrodotto tre coppie di linci dai Carpazi slovacchi nelle foreste di Kočevje. La reintroduzione fu un grande successo e può essere considerata una delle azioni pionieristiche di conservazione.
Leggi qui la prima e la seconda parte dell’articolo.
Gli ostacoli all’espansione verso le Alpi
Negli anni ’80 e ’90 la popolazione si è espansa rapidamente e dopo pochi anni ha popolato soprattutto Kočevje e Notranjska, in Slovenia, e Gorski Kotar, in Croazia. La diffusione è stata particolarmente rapida in direzione sud-est, verso la Croazia e la Bosnia-Erzegovina, grazie alla presenza di ampie aree di foresta facilmente accessibili alla lince.
A contrario, la diffusione verso nord-ovest, verso le Alpi sudorientali, è stata molto meno intensa e più lenta. Gli storici corridoi faunistici tra la zona dinarica e quella alpina sono stati “tagliati” dall’autostrada Lubiana-Trieste, che ha rappresentato un ostacolo all’espansione della lince. In tutto il periodo successivo alla reintroduzione, solo pochi esemplari sono stati registrati a nord o a ovest di questa autostrada, esemplari maschi che hanno raggiunto le Alpi Giulie; non sono mai state registrate femmine con piccoli.
Così, dopo che per cinquant’anni la popolazione dinarica si è sviluppata in isolamento, la lince è stata nuovamente minacciata di estinzione. Questa volta soprattutto a causa dell’inbreeding e del conseguente altissimo livello di consanguineità. Era giunto il momento di agire. Nel seno del progetto LIFE Lynx la popolazione dinarica è stata rinforzata con dodici linci. Inoltre, un’altra popolazione è stata creata nelle Alpi Giulie con undici linci.
Corridoi faunistici contro la frammentazione spaziale
Anche se queste misure di conservazione hanno prevenuto una seconda estinzione, ricollegare le Alpi sudorientali con i Monti Dinarici attraverso un corridoio naturale è una delle soluzioni prioritarie per la conservazione a lungo termine della lince in questa parte d’Europa. Questo obiettivo è difficile da raggiungere, e si scontra con l’aumento dell’urbanizzazione nelle aree di presenza delle linci e con lo sviluppo di grandi infrastrutture di trasporto, come le autostrade. Le statistiche mostrano che il numero e la lunghezza delle autostrade in Europa sono più che triplicati negli ultimi 30 anni.
Il team del progetto LIFE Lynx ha sviluppato un modello di idoneità spaziale per la lince eurasiatica nelle Alpi sudorientali e nei Monti Dinarici settentrionali. Il modello mostra che la maggior parte dell’area è adatta alla lince. Tuttavia, anche altri fattori influenzano la permeabilità dello spazio. Fiumi, alte catene montuose o barriere artificiali, come linee ferroviarie o autostrade, possono risultare difficili da attraversare o addirittura impossibili da superare.

Idoneità dell’habitat per la lince nelle Alpi sudorientali e Monti Dinarici. Gran parte dell’area di studio risulta idonea o molto idonea.
Esistono due modi per ridurre la frammentazione spaziale: incorporando misure di mitigazione negli interventi territoriali esistenti o pianificati, oppure con la prevenzione, che è ancora più efficace e a costo zero. I grandi progetti di sviluppo e costruzione richiedono solitamente una Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), che permette di evitare gran parte dell’ulteriore frammentazione degli habitat identificando le aree chiave per la connettività e fornendo ai valutatori linee guida appropriate per affrontare questi problemi.

Per gli animali selvatici, i fiumi spesso rappresentano un importante corridoio per attraversare l’autostrada.
Attraversamenti per la fauna
Gli impatti negativi possono essere parzialmente mitigati costruendo infrastrutture stradali più permeabili, che prevedano attraversamenti per la fauna selvatica per superare le barriere. Nell’ambito del progetto LIFE Lynx sono stati analizzati in dettaglio gli spostamenti di linci rispetto all’autostrada, paragonando anche le diverse strutture di attraversamento come ponti, sottopassi, ecc. Mentre l’autostrada Venezia – Tarvisio ha un buon grado di permeabilità grazie alla presenza di varie gallerie e viadotti, l’autostrada Trieste – Lubiana è considerata l’unico ostacolo da superare per avere un flusso regolare di individui tra le Alpi e i Monti Dinarici.
- Un attraversamento documentato della lince Max, monitorata telemetricamente, che ha usato un sottopassaggio dell’autostrada Trieste-Lubiana tra Vrhnika e Logatec. © Ursa Fležar
- La mortalità stradale è un fattore relativamente raro nei decessi delle linci in Italia, Slovenia e Croazia, ma in popolazioni piccole e frammentate può essere un fattore importante che inibisce la dispersione, la connettività e il flusso genetico all’interno e tra le popolazioni. © Archivio Facoltà di Veterinaria, Università di Zagabria
Gli incidenti stradali
Uno dei principali rischi per la sicurezza degli automobilisti è l’ingresso della fauna selvatica nelle strade. L’unica soluzione per ridurre la probabilità di incidenti stradali, con gravi conseguenze o addirittura la perdita di vite umane, è tenere sempre separati il traffico e la fauna selvatica. Tuttavia, bisogna considerare che le misure per la riduzione degli incidenti stradali aumentano ulteriormente l’effetto barriera delle vie di comunicazione. Pertanto, per evitare che ciò accada, devono sempre essere utilizzate in combinazione con attraversamenti che permettono il passaggio degli animali in totale sicurezza. Oltre a contribuire al mantenimento delle popolazioni di fauna selvatica, le infrastrutture che consentono gli attraversamenti, le recinzioni, i segnali stradali dinamici etc. offrono anche benefici socio-economici, poiché aumentano anche la sicurezza degli utenti della strada. Dunque, riducendo la presenza di animali selvatici sulle strade si riduce anche il numero di collisioni, di potenziali vittime o feriti e di danni alla proprietà.
La questione rimane: i pochi individui che dagli anni ’70 hanno attraversato con successo l’autostrada Trieste – Lubiana saranno sufficienti a collegare efficacemente la popolazione delle Alpi sudorientali con quella dei Dinaridi? Sicuramente un miglioramento degli ausili per l’attraversamento in questa regione sarebbe molto utile.
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