In un post precedente avevo descritto alcune specie floristiche con caratteristiche tipicamente mesofile, cioè amanti di un microclima caratterizzato da valori intermedi di umidità, di temperatura e di luminosità, condizioni rispettate nel Querceto-Carpineto di pianura.
Oltre a queste ci sono specie tipicamente microterme che in pianura trovano nel bosco il microclima adatto alla loro sopravvivenza e che, con la loro storica presenza, contribuiscono a sottolineare la peculiarità dei boschi planiziali veneti.
La loro presenza può considerarsi relativa ad un fenomeno di dealpinizzazione verificatosi in una fase fredda del postglaciale würmiano.
Tra queste l’Uva di volpe (Paris quadrifolia), l’Aglio orsino (Allium ursinum), il Bucaneve (Galanthus nivalis), il Fior di stecco (Daphne mezereum) ed altre ancora.
Caratteristiche e diffusione delle specie
Mi soffermo su due specie, note fino a oggi solo nel Bosco Olmè di Cessalto (Treviso). Sono il Veratro bianco (Veratrum album) e il Giglio martagone (Lilium martagon).
Il Veratro bianco è una pianta perenne, alta 50-150 cm, robusta, molto velenosa. Intorno al fusto eretto sono disposte su tre livelli le foglie con profonde pieghe longitudinali e nella pagina inferiore una leggera tomentosità (peluria). I numerosi fiori stellati, bianchi o giallastri, sono raccolti in una spiga terminale lunga fino a 50 cm ed emanano un odore particolarmente intenso. Fiorisce in maggio-giugno ed è frequente sull’intero arco alpino a quote comprese tra gli 800 e i 2600 metri. Predilige pascoli submontani e alpini, prati, radure, spesso insieme a cespugli subalpini. Caratteristica anche su terreno intorno alle malghe e agli abbeveratoi dove il suolo è concimato dal bestiame da pascolo.
Animali esperti evitano la pianta, forse perché riconosciuta dall’odore intenso. Ciononostante sono stati registrati casi mortali di avvelenamento di bovini e di pecore alimentati con fieno prodotto in zone invase da questa pianta.
In montagna può crescere nei pascoli di alta quota assieme alla genziana maggiore, assai ricercata in liquoreria per le proprietà amaro toniche-digestive delle sue radici ma, poiché quando non è in fiore il Veratro bianco può essere scambiato per la Genziana maggiore, uno sbaglio può avere come conseguenza un avvelenamento mortale. Si pensi che, fin dai tempi antichi, il succo del rizoma veniva adoperato per avvelenare le frecce.
Poi, lo splendido Giglio martagone, splendido soprattutto nei prati di montagna, dove a volte si presenta con un portamento superbo, regale, una specie rara anche nel suo elettivo ambiente montano. Il fusto robusto è eretto, cilindrico, spesso striato di violetto più o meno intenso; i fiori penduli ed appariscenti, sono riuniti in grappoli lassi composti da numerosi elementi (6-20) portati da peduncoli arcuati. Ha 6 tepali lanceolati, di colore rosa, con macchie e striature porporine scure, fortemente revoluti, fino quasi a toccare lo stelo lasciando liberi i 6 stami, che dapprima sono convergenti poi incurvati verso l’esterno e lungamente sporgenti dai tepali, con filamenti bianchi e lunghe antere color rosso minio. Fiorisce tra maggio e luglio.
Predilige boschi radi, faggete, radure, arbusteti, prati montani, vallette umide e ombrose, e terreni ricchi di calcare e di sostanze nutritive; cresce generalmente fra i 300 e i 1800 metri, ma può raggiungere un altitudine di 2100 metri.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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