Vivere in grandi colonie comporta costi biologici significativi, tra cui un’aspra competizione per le risorse alimentari locali e una maggiore facilità di trasmissione dei parassiti. Eppure, dal punto di vista evolutivo, la socialità e la colonialità sono noti in molte linee animali.
Una delle spiegazioni scientifiche più affascinanti è che le colonie possano fungere da veri e propri “hub informativi”, all’interno dei quali gli individui condividono dati cruciali sulla posizione e sulla qualità del cibo.
Fino a oggi, però, i meccanismi empirici con cui gli animali selvatici scambiano e utilizzano queste informazioni sociali erano rimasti poco documentati.
Un nuovo e innovativo studio “Unsuccessful foragers acquire social information through group departure and travel in penguins” guidato da Toshitaka Imaki, Nobuo Kokubun e Akinori Takahashi, pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, ha cercato di rispondere a queste domande monitorando da vicino una colonia di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae) in Antartide.
Tecnologia GPS per spiare le rotte dei pinguini
Durante la delicata stagione riproduttiva e dell’allevamento dei piccoli, i pinguini di Adelia compiono ripetuti viaggi dalla colonia verso il mare aperto per raccogliere krill e nutrire la prole. Per capire come i singoli individui decidano dove dirigersi, i ricercatori hanno dotato circa un terzo della colonia di piccoli dispositivi di monitoraggio GPS e biologging.
Questi sensori hanno registrato la rotta geografica intrapresa dagli uccelli, ma anche dati sul loro comportamento di immersione (frequenza e profondità dei tuffi), consentendo di determinare con precisione la quantità di cibo realmente trovata e l’efficacia di ciascun viaggio.
Dall’analisi sistematica dei tracciati è emerso che i pinguini si affidano in prima battuta alla propria memoria spaziale individuale: se un viaggio precedente ha avuto successo, l’animale tende a ritornare in maniera autonoma nella stessa zona.
Tuttavia, nel 17,1% dei viaggi, la scelta del tragitto è stata predetta in modo statisticamente superiore incorporando l’esperienza e la rotta dei conspecifici partiti insieme dal nido.
Il dettaglio più interessante emerso dalla ricerca riguarda lo stato di successo del pinguino:
- pinguini di successo: continuano ad affidarsi alla propria memoria per raggiungere i punti di foraggiamento noti;
- pinguini senza successo (unsuccessful foragers): coloro che nel viaggio precedente avevano registrato uno scarso numero di immersioni alimentari cambiano area di caccia. Invece di cercare a caso, aumentano in modo significativo la propria dipendenza dalle informazioni sociali, allineandosi e seguendo le traiettorie dei compagni di viaggio partiti nello stesso momento.
La partenza condivisa
I test di simulazione statistica condotti dagli scienziati hanno confermato che la partenza sincronizzata in gruppo dalla spiaggia è un prerequisito fondamentale per questo trasferimento di informazioni. Non basta semplicemente incrociare altri pinguini in mare aperto; è l’atto di iniziare il viaggio insieme che permette ai pinguini meno fortunati di aggregarsi a chi possiede mappe mentali più aggiornate sulle patch di cibo.
Dallo studio si evidenzia come la vita di colonia riesca a mitigare il rischio di digiuno individuale. Grazie a questa strategia di “cooperazione indiretta”, i pinguini in difficoltà possono compensare i propri fallimenti temporanei attingendo alla saggezza collettiva della colonia, trasformando un potenziale svantaggio competitivo in una risorsa vitale per la sopravvivenza dei propri pulcini.
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