di Selina Mao, fondatrice di SeliNature
Scattare foto agli animali ha i suoi lati belli e i suoi lati meno belli (non brutti, non esageriamo).
Il lato bello è la connessione con l’ambiente, con l’aria fresca, sentire i suoni, i profumi… e, ovviamente, vedere gli animali, più o meno vicini.
Il lato meno bello è che quando fa caldo ti liquefai, se piove ti bagni, se fa freddo le dita diventano bianche e non le senti più (sono un esempio vivente di questo fenomeno che su di me agisce in maniera potente – no, i guanti non mi bastano) e… può capitare di stare ore e ore ad aspettare e non vedere assolutamente niente.
E, invece…
Ecco, per scattare il mio primo martin pescatore, fortunatamente l’attesa è stata dalla mia parte.
Dopo una mezz’ora soltanto sfreccia il primo esemplare, un fulmine azzurro che si palesa troppo lontano per essere immortalato.
Non importa, ho tempo, e ora so anche che sono nel posto giusto.
Con pazienza, aspetto che si posi su un ramo più vicino, magari dandomi il becco, in modo che possa risultare un bel primo piano.
Dopo un’ora, ho già portato a casa diversi scatti.
Onestamente non riesco a credere alla mia fortuna. Nemmeno un’ora nel capanno ed eccomi soddisfatta con diverse foto venute bene.
È a questo punto che i lati meno belli sbiadiscono. Non importa quante ore aspetti, non importa quanto freddo o caldo affronti… Quando guardi le anteprime dalla macchina fotografica, senti solo felicità. Senti letteralmente la dopamina che sale e che ti fa dire «Posso fotografare per sempre?».
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






