La Francia ha deciso di vietare l’importazione dei trofei di caccia provenienti da specie minacciate, sospendendo da subito l’esame di tutte le richieste di autorizzazione. L’annuncio, arrivato dal ministro delegato per la Transizione ecologica Mathieu Lefèvre, rappresenta una delle iniziative più incisive adottate in Europa contro un commercio che continua ad alimentare il dibattito sulla conservazione della fauna selvatica.
Il provvedimento riguarda gli animali protetti dalle norme internazionali sul commercio delle specie minacciate e si inserisce in un contesto in cui diversi Paesi stanno introducendo restrizioni sempre più severe all’importazione dei cosiddetti trofei di caccia.
Che cosa sono i trofei di caccia
Per trofeo di caccia si intendono il corpo dell’animale o parti di esso – come testa, zanne, corna, pelle o altri elementi – conservati come ricordo dell’abbattimento. La pratica interessa soprattutto grandi mammiferi come leoni, leopardi, elefanti, rinoceronti, ippopotami e altre specie selvatiche presenti principalmente in Africa.
La caccia al trofeo viene spesso difesa dai suoi sostenitori come uno strumento in grado di generare risorse economiche per la conservazione e le comunità locali. Al tempo stesso, è fortemente contestata da numerosi ricercatori, associazioni ambientaliste e governi, che ne mettono in dubbio i benefici e ne evidenziano l’impatto sulla biodiversità, soprattutto quando coinvolge specie già minacciate.
L’Europa è il secondo importatore mondiale
Nonostante il crescente dibattito, l’Unione Europea continua a occupare una posizione di primo piano nel commercio internazionale dei trofei di caccia. Secondo i dati diffusi da Humane World for Animals Europe, tra il 2015 e il 2024 nei Paesi dell’Unione sono stati importati 27.361 trofei di mammiferi protetti dalla Convenzione CITES, un numero che rende l’UE il secondo importatore mondiale dopo gli Stati Uniti.
La sola Francia, nello stesso periodo, ha autorizzato l’ingresso di 827 trofei appartenenti a specie protette, tra cui leopardi, elefanti africani e ippopotami. Con il nuovo divieto, Parigi interrompe questo flusso e si aggiunge ai Paesi che hanno già introdotto limitazioni nazionali.
Uno studio scientifico pubblicato nel 2024, basato sui dati CITES, amplia l’orizzonte temporale: tra il 2000 e il 2021 il commercio internazionale ha riguardato circa 557.800 trofei di specie CITES, mentre dal 2015 al 2021 il totale è stato di 162.891 trofei. Anche in questo caso gli Stati Uniti risultano il principale Paese importatore, mentre Sudafrica e Canada sono i maggiori esportatori.
Una normativa europea ancora incompleta
Il Parlamento europeo aveva già chiesto nel 2022 un divieto sull’importazione dei trofei di caccia provenienti da specie protette. Tuttavia, a oggi la normativa comunitaria continua a consentirne l’ingresso come effetti personali, purché accompagnati dalle autorizzazioni previste dalla Convenzione CITES e dalla legislazione europea.
Per questo motivo, secondo numerose organizzazioni impegnate nella tutela della fauna selvatica, il divieto francese potrebbe aumentare la pressione sulla Commissione europea affinché introduca regole uniformi valide in tutti gli Stati membri, evitando che il commercio si sposti semplicemente verso i Paesi con una normativa meno restrittiva.
L’Italia resta in attesa
Anche l’Italia è coinvolta nel fenomeno. Tra il 2014 e il 2024 sono stati importati 546 trofei di caccia appartenenti a 27 specie di mammiferi protette dalla CITES, compreso il rinoceronte nero, classificato come specie in pericolo critico di estinzione.
Nel nostro Paese una proposta di legge per vietare l’importazione dei trofei di caccia è ferma da anni in Parlamento. Sul tema è intervenuta anche Humane World for Animals Italia.
Martina Pluda, direttrice dell’organizzazione, ha dichiarato: «Ci congratuliamo con il Governo francese per aver introdotto il divieto di importazione dei trofei di caccia di specie minacciate, un provvedimento che dimostra come sia possibile tradurre in azioni concrete l’impegno per la tutela della biodiversità. Ci auguriamo che anche il Parlamento italiano segua questo esempio, approvando finalmente la proposta di legge ispirata alla nostra campagna #NotInMyWorld, ferma da anni nonostante l’ampio sostegno dell’opinione pubblica».
Sempre più Paesi introducono divieti
Con la decisione francese cresce il numero degli Stati che hanno scelto di limitare o vietare l’importazione dei trofei di caccia. Negli ultimi anni hanno adottato misure analoghe i Paesi Bassi, l’Australia, la Colombia, la Finlandia e il Belgio.
Il cambiamento riflette anche un’evoluzione dell’opinione pubblica. Secondo i dati citati da Humane World for Animals Europe, il 91% dei cittadini francesi sostiene il divieto. Anche in Sudafrica, principale esportatore africano di trofei di fauna selvatica, un’indagine Ipsos del 2022 ha rilevato che circa due persone su tre sono contrarie alla caccia al trofeo.
La decisione della Francia potrebbe quindi rappresentare un nuovo punto di svolta nel dibattito europeo: non solo per la tutela delle specie minacciate, ma anche per il futuro delle regole che disciplinano il commercio internazionale dei trofei di caccia.
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