di Sofia Bolognini
Esistono delle forme d’arte che dialogano con gli spazi naturali, in contesti outdoor. Abbiamo intervistato a questo proposito Beatrice Coppi, esperta di Land Art e responsabile didattica della Libera Università del Bosco che, sul Monte di Brianza (LC), ha avviato un percorso tematico dedicato a questa arte.
Che cos’è la Land Art?
«È una forma d’arte contemporanea – spiega Beatrice Coppi – nata intorno alla metà degli anni sessanta, in America: il bisogno condiviso da tutta una nuova generazione di artisti era quello di uscire dai confini degli spazi museali o installativi, e sperimentare nuovi linguaggi espressivi a contatto con la natura e i territori».
Le battaglie ecologiste erano ancora agli albori e le evidenze scientifiche in materia di impatto ambientale non erano ancora en trate a far parte del dibattito pubblico e del sentire comune: nonostante questo, alcuni landaristi già allora amavano autodefinirsi “fanatici della natura”.
Come è cambiata
Un controsenso, se pensiamo che le prime opere di Land Art hanno avuto il carattere di installazioni gigantesche, tutt’altro che green, in spazi naturali per lo più incontaminati e di inestimabile valore paesaggistico. Se il concetto di “transitorietà” dell’opera ha contraddistinto sin da subito la filosofia della Land Art (allestire creazioni che abbiano carattere temporaneo e che spariscano naturalmente – Ndr), negli ultimi decenni gli artisti hanno iniziato a utilizzare materiali sempre più deteriorabili e naturali: legna, corteccia, sassi, sabbia.
Un processo delicato e profondo
Come tutto ciò che porta alla riscoperta della natura, anche la Land Art sta conoscendo un periodo di rinnovato successo; le opere però sono meno invasive, s’inseriscono nell’ecosistema naturale in modo più delicato, meno visibile. Come spesso succede nel mondo dell’arte, la vera ecologia sta nella bontà dei processi: realizzare un’opera in collaborazione con altri stando nella natura è di per sé un’esperienza di profonda immersione con la comunità, i linguaggi espressivi e i materiali organici.
Un territorio che rinasce
Sul Monte di Brianza le opere di Land Art realizzate sono a oggi tre, tutte ispirate alla pianta del castagno. Nella loro realizzazione sono stati coinvolti non solo gli artisti, ma anche tanti giovani adolescenti italiani e stranieri che hanno partecipato ai campi estivi residenziali di Liberi Sogni.
«Quando sei lì che stai costruendo, con il pezzetto di legno o la foglia in mano – continua Beatrice – lo senti che è viva, che è ancora viva, che verrà usata ma poi tornerà alla terra». Ecco perché la Land Art può essere una forma di tutela dei boschi e dei territori: perché creare un’opera in uno spazio naturale, magari poco frequentato e abbandonato a sé stesso, lo rende di nuovo vivo, lo trasforma in un luogo di cui prendersi cura.




