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Cultura
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I FELIDI E L’UOMO: ARTE E LETTERATURA

La “lonza leggera e presta molto” della Divina Commedia di Dante

La “lonza leggera e presta molto” della Divina Commedia di Dante
Ghepardo asiatico (Acinonyx jubatus venaticus). © Tasnim News Agency/CC BY 4.0

Giovanni G. Bellani Giovanni G. Bellani 15 Giu 2021

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita.

(….)

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,

una lonza leggera e presta molto,

che di pel macolato era coverta;

 

Negli anni in cui Dante Alighieri (1265-1321) scrive la Divina Commedia raccontando di visitare il mondo dell’aldilà, i libri detti “bestiari medievali” raccoglievano immagini di animali più o meno conosciuti e a ognuno davano un valore allegorico o simbolico legato alla religione o alla morale del tempo.

I tre animali che Dante incontra nella foresta sono ognuno un simbolo di un peccato o di un vizio che il poeta temeva come proprio difetto: il leone simboleggia la superbia, la lupa l’avarizia e la lonza la lussuria.

Ma dal punto di vista scientifico-naturalistico noi ci chiediamo quale specie di felino rappresentasse la “lonza” dato che oggi il termine non rappresenta più nessun felino.

Letteralmente pare che la parola “lonza” derivi da “lince” e quasi tutti accettano questa interpretazione.

Ma secondo noi, e secondo alcuni illustri critici dell’opera di Dante come Gianfranco Contini, molte cose non tornano. Infatti, la lince è un felino a coda corta e pelo non molto maculato, mentre la lonza di Dante è molto maculata, tanto che a un certo punto viene definita di ”pel macolato” e poi “dalla gaetta pelle”, e gaetta è termine antico che sta per “fittamente macchiettato”.

Anche la definizione di “presta molto”, cioè molto veloce, ci fa ritenere che la lonza fosse in realtà un ghepardo e precisamente un ghepardo della sottospecie asiatica (Acinonyx jubatus venaticus) che, anche prima dei tempi di Dante, veniva addestrato per la caccia in India e in Persia e in tutto il Medio Oriente poiché, essendo il mammifero più veloce, poteva rincorrere anche le prede più agili (dalle lepri alle gazzelle).

Una pittura risalente al 700 a.C. mostra uno schiavo egizio che porta un ghepardo addomesticato in dono al re di Tebe. Il ghepardo è probabilmente il felino più addomesticabile e per questo e per la sua straordinaria velocità, veniva allevato e addestrato per la caccia.
“Lonza”, Andrea di Bonaiuto (1377 ca), Pisa Camposanto.

Inoltre, al contrario della lince, si tratta di una specie che si lascia facilmente addomesticare. È già presente nell’antico Egitto, dove lo vediamo riprodotto al guinzaglio, poi in oriente e, quindi, lo ritroviamo anche in alcune nobili corti italiane.

Basta guardare le illustrazioni dei pittori e dei miniaturisti dell’epoca di Dante e si capisce benissimo che l’animale rappresentato come “lonza” ha tutte le caratteristiche del ghepardo: coda lunga, pelo fittamente maculato, ventre da levriero.

Quindi, questa specie era molto ben conosciuta e i pittori italiani la poterono osservare con cura in cattività, nei serragli e tra gli animali tenuti per la caccia; per questo furono in grado di ben riprodurlo, tanto che spesso l’animale viene rappresentato con al collo un guinzaglio e tenuto da una corda come i cani domestici da caccia.

Giovannino de Grassi (1350-1398), Biblioteca civica Angelo Mai di Bergamo. Anche qui compare un riconoscibilissimo ghepardo con guinzaglio e catena.
Benozzo Gozzoli (1420 1497) “La Processione dei Magi” (particolare), Cappella dei Magi Palazzo Medici Riccardi, Firenze. Si vede un giovane Giuliano de Medici a cavallo con un giovane ghepardo addomesticato e trasportato sul cavallo e un altro tenuto al guinzaglio da un servo.

In un’illustrazione di Giovannino de Grassi (1350-1398) si vedono benissimo le unghie non retrattili tipiche di questo felino. Al Musèe del Louvre di Parigi sono conservati molti acquerelli del Pisanello (Antonio di Puccio Pisano circa 1390-1455) che ritraggono molti animali fra cui uno splendido ghepardo con collare da guinzaglio.

 

Nel  XVI Canto dell’Inferno Dante scrive poi:

‘Io avea una corda intorno cinta,

e con essa pensai alcuna volta

prender la lonza a la pelle dipinta

Ciò sta a significare che anche Dante aveva visto ghepardi addomesticati tenuti legati a una corda, cosa molto difficile da fare con una lince, felino dal carattere più ribelle.

  • argomenti
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