La prima missione lunare della Russia dopo decenni si è conclusa con un fallimento: la navicella robotica Luna 25 si è schiantata sulla superficie lunare.
L’agenzia spaziale russa, Roscosmos, ha dichiarato di aver perso il contatto con Luna 25 sabato intorno alle 14:57 ora di Mosca. Non è chiaro cosa abbia causato l’incidente. L’ultimo lander lunare della Russia, Luna 24, era atterrato sulla superficie della Luna il 18 agosto 1976.
Nel frattempo, l’agenzia spaziale indiana ha diffuso le immagini del lato più lontano della Luna mentre la sua terza missione lunare sta cercando di individuare un punto di atterraggio sicuro sul polo sud lunare ancora poco esplorato. Le immagini sono state scattate da Vikram, il lander di Chandrayaan-3, che giovedì ha l’ultima fase della sua missione. L’atterraggio di Vikram, che trasporta un rover nella pancia, è previsto per il 23 agosto.
I voli lunari dell’Apollo sono terminati nel 1972, ma la Luna desta ancora grande interesse per la NASA, che per la fine del 2025 vuole tornare sulla Luna, per restarci. Dopo oltre mezzo secolo dal primo sbarco sulla Luna del programma Apollo, ora la missione Artemis ha l’ambizione di avviare la costruzione di una prima vera e propria base lunare.
Anche la Cina intende lanciare tre missioni lunari senza equipaggio nel prossimo decennio nell’ambito del suo programma lunare Chang’e-5.
La corsa allo Luna sta quindi accelerando. Ma qual è l’obiettivo di queste difficili e costose missioni?
Cosa cercano le superpotenze sulla Luna?
La Luna dista 384.400 km dal nostro pianeta, le temperature sulla sua superficie variano dai 127 °C in pieno sole, mentre al buio precipitano a circa -173 °C. L’esosfera lunare non protegge dalle radiazioni del Sole. Non è un ambiente facilmente colonizzabile. Perché tornarci?
Una risposta è nelle parole di Thomas Zurbuchen, ex capo della Direzione delle missioni scientifiche della NASA, da poco in pensione, che punta l’indice sulla presenza di acqua. «È importante riconoscere che stiamo tornando su una Luna molto diversa da quella che abbiamo lasciato quando siamo decollati con l’Apollo. Quella era una luna secca».
Invece, la Luna è umida, ricca di acqua che è in gran parte immagazzinata sotto forma di ghiaccio nei crateri ai suoi poli. La prossima volta, gli astronauti punteranno ad allunare in una località del polo sud lunare.
L’esistenza dell’acqua è fondamentale per l’ambizioso obiettivo del programma Artemis della NASA: oltre a servire per la vita umana, può essere anche una fonte di idrogeno e ossigeno, che possono essere utilizzati come carburante per i razzi.
La prima scoperta di acqua sulla Luna è stata fatta nel 2008 dalla missione indiana Chandrayaan-1, che ha rilevato molecole di idrossile (che deriva da una molecola di H2O privata di uno ione idrogeno) sparse sulla superficie lunare e concentrate ai poli.
Miniere sulla Luna
Dopo aver sfruttato il nostro pianeta oltre i limiti della sostenibilità, ora le superpotenze cercano sul nostro satellite nuove miniere per materiali preziosi per lo sviluppo tecnologico.
- L’elio-3
È un isotopo leggero, non radioattivo, dell’elio che è raro sulla Terra, ma che secondo la NASA abbonda sulla Luna, dove ce ne sarebbe circa un milione di tonnellate. Questo isotopo dell’elio potrebbe fornire energia nucleare in un reattore a fusione, ma poiché non è radioattivo non produrrebbe rifiuti pericolosi.
- Metalli rari
Secondo una ricerca della Boeing, i metalli dei 17 elementi chimici detti “terre rare” – utilizzati in tutte le tecnologie digitali – tra cui lo scandio, l’ittrio e i 15 lantanidi, sono presenti in abbondanza sulla Luna.
Di chi sono queste ricchezze?
La legge è piena di lacune. L’Accordo sulla Luna del 1979 stabilisce che «nessuna parte della Luna diventerà proprietà di uno Stato, di un’organizzazione internazionale intergovernativa o non governativa, di un’organizzazione nazionale o di un’entità non governativa o di una persona fisica», ma non è stato ratificato da nessuna grande potenza spaziale.
Secondo alcuni studi legali, non è chiaro se una corporation privata possa rivendicare la sovranità su una parte del nostro satellite o il diritto al suo sfruttamento economico in nome “del progresso”.
«L’estrazione mineraria dallo spazio è soggetta a una governance relativamente limitata, nonostante la posta in gioco potenzialmente alta» ha dichiarato il global think-tank RAND Corporation.
Nel 2020 gli Stati Uniti hanno unilateralmente annunciato gli Accordi di Artemis, che prendono il nome dal programma della NASA, per stabilire “zone di sicurezza” sulla Luna. Russia e Cina non hanno aderito agli Accordi.
Chi lavorerà nelle miniere?
Neppure questo è del tutto chiaro. Le condizioni ambientali del satellite implicano che la maggior parte del lavoro duro dovrà essere fatto dai robot, anche se l’acqua sulla luna permetterebbe una presenza umana a lungo termine.
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