Nella prima parte dell’articolo abbiamo affrontato la realtà e le cause della crisi produttiva ormai pluriennale che colpisce il mondo delle api.
Ora, con il Presidente di CONAPI, Consorzio Nazionale Apicoltori, Giorgio Baracani, parliamo di miele italiano e di confronto con altri mieli.
rivistanatura.com – Noi troviamo al banco, tipicamente della grande distribuzione, prodotti a prezzi molto diversi. A cosa è dovuto?
Giorgio Baracani – Partendo dalla situazione di mercato del miele, l’Italia produce mediamente 20.000 tonnellate all’anno di miele, ma ha un consumo che è quasi il doppio tra la pasticceria e il consumo domestico. Questo significa che per forza di cose in Italia deve arrivare del prodotto di importazione, europeo o extraeuropeo. Qui si apre un problema. Con un costo di produzione più basso in altre parti del mondo, fino ad arrivare al forte sospetto su alcuni prodotti, che è stato evidenziato anche dalla Commissione Europea con una ricerca, dalla quale si evince che il 46% dei mieli che entrano in Europa – dove c’è una legislazione stringente sulla produzione – sono a forte sospetto di frode, di adulterazione.
rivistanatura.com – Cosa può fare CONAPI, cosa possono fare comunque in generale i produttori italiani di miele in questo momento, per questo mercato in crisi?
G.B. – Non stare alla finestra. Noi di CONAPI siamo attivi per tentare di trovare delle soluzioni: abbiamo messo a punto un prodotto assicurativo per i soci per il mancato raccolto; stiamo interagendo con i decisori politici a livello delle Regioni, a livello nazionale ed Europeo per trovare degli strumenti di mitigazione della riduzione di biodiversità, dell’uso dei pesticidi. Uno di questi è l’ecoschema impollinatori: ovvero, nella revisione della PAC (politica agricola comune) è previsto un incentivo a quegli agricoltori che destinano degli spazi a fioriture per gli impollinatori. Quindi anche per le api.
E in più, sulla questione del mercato, il fatto di avere delle metodiche analitiche più efficaci nel rintracciare le frodi di mercato sul miele.
rivistanatura.com – CONAPI non è solo Italia, è anche Europa?
G.B. – Sì. A oggi come soci siamo presenti in Spagna, dove prima e in maniera più marcata che in Italia si è vissuta questa crisi produttiva, anche perché i nostri soci sono nella parte Sud della Spagna e, quindi, quella più soggetta al cambiamento climatico. Abbiamo un socio in Ungheria e con lui stiamo lavorando per quelli che sono i mieli in Est Europa, quindi i millefiori e l’acacia. Al momento sull’ampiamento della rete dei produttori ci stiamo guardando attorno per capire chi può essere il produttore affidabile con il quale intraprendere un percorso comune.
rivistanatura.com – Che cosa diciamo a un consumatore italiano che va a comprare un barattolo di miele?
G.B. – Il miele è un alimento sano, che ha un impatto positivo sull’ambiente, nel senso che dietro alla produzione del miele c’è un lavoro di impollinazione che serve a preservare la biodiversità e quindi anche tutte le altre produzioni tipiche del nostro Paese. E poi, leggere l’etichetta: in Italia si è concluso l’iter di approvazione della Direttiva miele che obbliga in tutta Europa ad avere un’etichetta estremamente dettagliata sull’origine dei mieli, dei singoli Paesi d’origine; indicazione che fino a ora avevano solo l’Italia e pochi altri Paesi. Nella maggior parte dei Paesi europei l’indicazione obbligatoria era solo UE o non UE.
L’indicazione per i consumatori è di andare a cercare miele italiano, in tutte le occasioni di acquisto, anche quello della grande distribuzione è un ottimo prodotto, perché ci sono una quantità di controlli sul prodotto che va a scaffale. Nel sistema agroalimentare italiano l’etichetta è trasparente e garantisce sulla qualità dei prodotti.
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