Quando ho iniziato il mio percorso nell’apprendimento delle arti inerenti alla sopravvivenza, la presenza di altre donne è stata fonte di conforto. Ma anche di enorme ispirazione.
“Sembra impossibile, finchè non viene fatto”
Amelia Earhart
Saper accendere e mantenere un fuoco, costruire ripari di emergenza, purificare l’acqua, raccogliere erbe e bacche edibili – solo per citare una piccola parte che viene racchiusa dall’etichetta del Survival – apparivano come conoscenze quasi prettamente maschili.
Eppure già soltanto la Preistoria ci ha insegnato quanto queste pratiche fossero di dominio anche femminile!
Non dobbiamo stupirci, pertanto, che negli ultimi anni si sia assistito a un vorace recupero di certe attività, per quanto provanti sia livello mentale prima ancora che fisico.
Infatti, la prestanza fisica ha decisamente ben poco a che vedere con l’attitudine alla sopravvivenza e tutto quanto risulti incentrato su essa.
Senza un determinato approccio votato alla conoscenza, al continuo praticare quanto appreso, un corpo allenato può fare ben poco.

© Kyt Lyn Walken
Affrontare le emergenze reali
Soccombere alla mancanza di energie procurate dal cibo, alla disidratazione e alla stanchezza sono ben più che un’ipotesi remota di quanto possa accadere in una reale situazione di emergenza.
Apprendere le tecniche di sopravvivenza vuol dire, quindi, essere preparati ad affrontare una potenziale situazione di enorme stress psicologico e fisico, come ho avuto io stessa modo di discernere durante alcuni corsi a cui ho avuto il piacere di partecipare.
La presenza di Istruttrici di Sopravvivenza non rende tali corsi più morbidi o accessibili a tutti. Tutt’altro. Spinge, infatti, ogni singolo studente a oltrepassare le barriere di pregiudizi relative al sesso e a una diversa condizione fisica per tornare a una dimensione più ancestrale. Si apprende per imparare a combattere. Per imparare a non essere sopraffatti. Per sopravvivere e continuare a vivere.
Una figura come quella di Dalila, fondatrice dell’Associazione Wil-D in zona Torino, è un esempio di come la tenacia femminile si associ a una volontà e dedizione che in un frangente di emergenza risultano ancora più amplificate.
Da numerose conversazioni intercorse tra me e Dalila, in arte Wild Daly, ho avuto modo non solo di trovare un perfetto riscontro alle idee da me formulate nel contesto del Survival durante questi anni, ma anche di considerare questa straordinaria Istruttrice una fonte di ispirazione, sia personalmente, sia professionalmente.
Lontana dallo stereotipo del “Soldato Jane”, l’attitudine di Dalila è votata a un recupero concreto del rapporto tra Uomo e Natura. Le iniziative da lei proposte nei corsi, infatti, variano da escursionismo estremo alla sopravvivenza e a molto altro ancora, tuttavia non sfociando mai in una prevaricazione della dimensione umana su quella naturale.
Al contrario, sono sfide contro sé stessi, per crescere interiormente soprattutto nei momenti più delicati. Perchè “sembra impossibile, finchè non viene fatto”.
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