Andrea e Malina De Carlo sono padre e figlia, condividono un grande amore per le storie… e per le martore. Questo è il loro primo libro insieme.
«I primi disegni di questa storia per bambini li ho fatti quando avevo ventitré anni. Una martora lascia il suo bosco per andare in città, dove tra le martore metropolitane scopre improvvisamente di essere nuda» racconta Andrea.
«È buffo pensare che tra tutte le storie lette, rilette, raccontate, inventate, non ci fosse questa. Batuc esisteva già, nascosto in qualche cassetto, ma aspettava in silenzio, ancora senza nome, che arrivasse il suo momento. Perché le storie non arrivano mai per caso» continua Marina.
Batuc viveva nel fitto della foresta. Sotto il cielo ceruleo brillante le foglie nuove crescevano verde smeraldo e verde cinabro, i fiori sbocciavano rosso carminio e giallo citrino, le bacche maturavano amaranto e magenta. Tutto intorno, gli uccelli cinguettavano, tubavano, chiurlavano, gorgheggiavano e trillavano.
Batuc era una bella martora con il pelo folto, il naso lucente, e una testa piena zeppa di pensieri.
Erano pensieri colorati dalle mille sfumature. Pensieri morbidi, pensieri ruvidi, pensieri luminosi. E non aveva nessuno con cui condividerli.
Certo, ogni tanto sui rami e tra gli steli d’erba spuntava qualche scoiattolo. Ma gli scoiattoli, si sa, sono creature di poche parole. Più che altro si occupano di ghiande, noci e nocciole. E Batuc era stufo di far finta d’interessarsi a ghiande, noci e nocciole.
«Ho bisogno di cambiamento» disse tra sé e sé.
La città, però, è grande, strana e piena di cose che non conosce e Batuc dovrà affrontare molte avventure per trovare il posto in cui vuole stare.
Tutt’intorno era un luccicare di vetrine, abbagliare di fari, stridere di freni e ruggire di motori. Sui grigi dell’asfalto e del cemento lampeggiavano rossi e gialli così brillanti da far strizzare gli occhi.
D’improvviso Batuc si trovò davanti un martorone grigio, tutto colori smorzati, con i baffi lucidi perfettamente pettinati.
Per l’emozione gonfiò la sua bella pelliccia folta, e disse «Piripip Batuc! Frrr frrr piip!» che nel linguaggio delle martore significa «Mi presento: Batuc. Molto lieto!».
Il martorone grigio spalancò gli occhi, puntò il dito e disse «Ma lei è nudo!».
Batuc ci rimase di stucco, e rispose “Non lo sapevo». Perché mai una volta nella foresta, tra tutti i pensieri che gli facevano fremere la coda, gli era passato per la testa di avere bisogno di vestiti.
Batuc si chiese se le martore di città indossassero stoffe sopra la loro pelliccia per esprimere i propri pensieri, o al contrario per nasconderli.
Girò per la città alla ricerca di un abito che gli piacesse, e trovò un allegro negozio di articoli sportivi. Lungo la strada di vetrine ne aveva passate molte, ma una martora di foresta come lui pensa a colori vivi, e di colori vivi finora ne aveva visti ben pochi.
Ecco qui finalmente un bel rosso cremisi, un malva delicato, un giallo zafferano: entusiasta, Batuc scelse una tenuta che voleva dire «Eccomi qui! Sono proprio io! Conosciamoci!».
Poi tornò fuori a camminare, impaziente di incontrare qualcuno che avesse voglia di comunicare con lui.
“I vestiti di Batuc”
di Andrea e Malina De Carlo
Pag. 48, 18 Euro
La nave di Teseo
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