Charles Darwin nel 1871 aveva descrisse gli abitanti dell’estremo sud della Patagonia, i Fuegini, nel libro The Descent of Man, rimanendo sorpreso della loro incredibile resistenza al freddo, anche a fronte di sistemi di protezione insufficienti.
Per i primi esploratori della Terra del Fuoco, lontana e inospitale, risultava semplicemente stupefacente come questi uomini, detti Fuegini, potessero sopravvivere nudi o al massimo coperti da un pezzo di pelle gettato sopra le spalle in un clima così freddo. E non riuscivano a darsi una spiegazione. I Fuegini, decimati dalle malattie e ormai quasi estinti già dai primi decenni del Novecento, hanno lasciato molti interrogativi senza risposta.
L’enigma è stato ora risolto da una ricerca internazionale coordinata dai Dipartimenti di Medicina sperimentale, Biologia ambientale e Medicina molecolare della Sapienza Università di Roma e pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
L’analisi dei resti scheletrici e l’analisi genomica dei Fuegini, conservati presso il Museo di Antropologia Giuseppe Sergi della Sapienza, ha mostrato che l’adattamento alle basse temperature di questa popolazione era determinato da due particolari varianti genetiche che determinano una attivazione del grasso bruno.

Scheletri di Fuegini conservati al museo Sergi. © Sapienza Università di Roma
Il team di scienziati, sotto la guida di Lucio Gnessi e Giorgio Manzi della Sapienza ha analizzato alcuni resti scheletrici dei Fuegini. Dall’analisi dei reperti ci si sarebbe aspettati di rilevare una certa fragilità ossea, data l’esposizione di questi antichi abitanti alle basse temperature; è stata osservata invece una densità minerale ossea simile a quella di coloro che vivono in un clima temperato. Che cosa ha protetto, dunque, le ossa dei Fuegini dagli effetti negativi del freddo?
Grazie alla collaborazione con esperti genetisti e bioinformatici, i ricercatori hanno individuato due piccole varianti genetiche mai descritte prima, presenti solo nei Fuegini e non in altri popoli esposti anch’essi al freddo estremo. Queste varianti sono collegate a uno dei meccanismi più importanti di adattamento metabolico al freddo, ovvero allo sviluppo e all’attivazione del grasso bruno, un particolare tipo di grasso la cui funzione principale è quella di produrre calore in risposta alle basse temperature, bruciando energia.
Dopo oltre un secolo dalle testimonianze degli esploratori dell’800, questi dati possono finalmente sciogliere gli interrogativi sullo straordinario adattamento al freddo dei Fuegini.
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