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Natura
Animali, piante e habitat
avvistamenti in sardegna

La vedova nera mediterranea non è estinta

La vedova nera mediterranea non è estinta
Un esemplare di Latrodectus tredecimguttatus

Gianluca Grossi Gianluca Grossi 9 Dic 2015

A volte ritornano.
Ma il terzo avvistamento negli ultimi tempi fa intuire che l’estinzione non sia più un dato di fatto: la vedova nera mediterranea (Latrodectus tredecimguttatus), fra i più temibili ragni, è ancora viva e vegeta in Sardegna.
Si tratta in realtà di un parente stretto della vedova nera americana (Latrodectus mactans), ancora più pericolosa.
L’ultimo incontro è avvenuto cinque giorni fa a una cinquantina di chilometri da Cagliari. Due fratelli proprietari di una tenuta agricola hanno comunicato l’interessante scoperta e la notizia ha già destato scalpore, perlomeno in ambito entomologico.
Gli altri avvistamenti risalgono a ottobre e novembre. L’aracnide è facilmente riconoscibile per una serie di macchie rosse che spiccano dal dorso scuro.
Si nota soprattutto la femmina, che per via del dimorfismo sessuale tipico di questi invertebrati, la porta a essere molto più grande del maschio (che peraltro non è velenoso).
Il morso della femmina di vedova nera è invece pericoloso. Può essere rischioso per la vita di bambini o anziani già malati o con il sistema immunitario compromesso. Il suo veleno determina vomito, cefalea, crampi addominali, e spesso perdita dei sensi. Senza contare l’incognita dello shock anafilattico che può creare seri problemi respiratori nel giro di pochi minuti (e che riguarda di fatto molti altri artropodi, in primis vespe e api).
La variante mediterranea si trova in varie zone d’Italia (soprattutto in Campania e Calabria) ma si riteneva estinta in Sardegna. Non è comunque l’unico ragno pericoloso che bazzica nel belpaese. Incute altrettanto timore il Loxosceles rufescens, detto volgarmente ragno violino. E’ riconoscibile per una macchia scura sul dorso che ricorda la forma di uno strumento ad arco e per la struttura degli occhi, diversa da tutti gli altri aracnidi.
I suoi morsi possono provocare il cosiddetto loxoscelismo, profonda ferita necrotizzante per la quale non esistono ancora cure efficaci.

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