La lana è un materiale un tempo prezioso e oggi, da più parti, considerato un problema più che una risorsa. «In pochi decenni le fibre naturali sono state superate nell’utilizzo e nella diffusione dalle fibre sintetiche – evidenzia Sara Bortolu, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la BioEconomia, capofila progetto europeo MARLAINE –. Questo fenomeno ha portato al mancato utilizzo di un materiale prezioso, con implicazioni ambientali, perché le fibre sintetiche non hanno tempi di degradazione sostenibili. Crediamo invece nel valore della lana come motore di sviluppo strategico del settore dell’allevamento ovino e dei territori interessati».
A Bra (CN) in occasione di Cheese, il più importante evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo, si sono svolti gli Stati Generali della Lana. Allevatori, associazioni di categoria, commercianti, trasformatori, aziende del settore moda, dell’arredamento e del tessile tecnico si sono dati appuntamento per raccogliere istanze e proposte degli attori coinvolti nelle diverse filiere, e per condividere soluzioni e utilizzi, tradizionali e innovativi, della lana.
Conoscere i problemi per trovare nuove soluzioni
Oggi, a parte rarissimi casi, per poter utilizzare la lana dopo la tosatura è inevitabile doverla lavare. «Se fatto a livello industriale, richiede elevati consumi di acqua» ha spiegato Pier Carlo Buscaglia, direttore di stabilimento ed amministratore delegato della Pettinatura di Verrone, del Gruppo Schneider, che fa parte della rete Slow Fiber. La Pettinatura di Verrone è uno dei pochissimi centri dove è ancora possibile lavare la lana in Italia, oggi rari perché i costi da sostenere sono elevati: occorre disporre di sistemi di trattamento dell’acqua e dei fanghi derivanti dalla depurazione delle acque stesse.
Esempi virtuosi di riutilizzo della materia prima
Il progetto Interreg Marittimo–IT FR–Maritime MARLAINE ha l’obiettivo di contribuire al processo di transizione verso una bioeconomia circolare ed efficiente della filiera della lana del Mediterraneo. Il progetto interessa Sardegna, Liguria, Toscana, Corsica e Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
«Dobbiamo arrivare a proporre scenari di circolarità, altrimenti l’economia circolare rimane un concetto astratto che non raggiungiamo mai. Oggi siamo al 6,9% in termini di circolarità dell’economia globale, un dato minuscolo se pensiamo agli sforzi che si stanno facendo» ha aggiunto Raffaella Taddeo, docente all’Università di Chieti-Pescara e responsabile scientifica del progetto MAX-SHEEP.
Urgono nuove economie e nuove filiere, più ancora che soluzioni: le proprietà chimico-fisiche della lana la rendono idonea a utilizzi vari, dall’edilizia alla cosmesi (estraendo la lanolina), dal settore biomedicale all’agricoltura (grazie alla ricchezza di azoto e potassio), dall’automotive alla creazione di dispositivi per disinquinamento di ambienti marini, oltre naturalmente alle applicazioni nei settori della moda, del tessile e dell’arredo.
Al di là degli esempi virtuosi di riutilizzo della materia prima, dagli Stati Generali della Lana è emersa la necessità di creare filiere che uniscano allevatori, trasformatori e clienti finali. Serve anche, secondo Patrizia Maggia dell’Agenzia Lane d’Italia: «Un nuovo inquadramento europeo: quello attuale è inadeguato, perché considera le lane un sottoprodotto animale, mentre pensiamo debba essere considerato un prodotto agricolo».
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