Il dinosauro noto come ROM 768, il primo Parasaurolophus scoperto in Canada nel 1920 ed esposto al Royal Ontario Museum di Alberta, non aveva il collo sottile come si è sempre pensato. A scoprirlo è stato uno studio condotto da Filippo Bertozzo, dottorando presso la School of Natural and Built Environment della Queen’s University Belfast, che insieme a un team di collaboratori provenienti da istituzioni italiane, canadesi e inglesi ha esaminato lo scheletro del famoso Parasaurolophus dal becco d’anatra – per intenderci, la specie della popolare serie Netflix Jurassic World: Camp Cretaceous.
Questione di forma
Quella della forma del collo del dinosauro è una questione che ha da sempre intrigato i paleoartisti, che si sono sforzati nel corso di decenni di rappresentare la vita preistorica in base a prove scientifiche. Nel film Disney “Fantasia” del 1940, per esempio, il dinosauro è mostrato con un collo sottile e grinzoso, mentre in seguito è stato ritratto con un collo simile a quello di un cigno. Di recente, la scoperta di dinosauri parzialmente mummificati ha suggerito che il dinosauro avesse un collo molto più importante.
La nuova ricerca
“In seguito alla nostra ricerca – spiega Bertozzo –, che utilizza marcatori paleopatologici (quelli che aiutano a studiare le malattie degli antichi esseri umani e degli animali fossili), oggi possiamo dirci abbastanza certi di come fosse davvero questo iconico dinosauro. Il ROM 768 ha infatti subito numerose ferite che suggeriscono un grave incidente prima della sua morte, forse causato da un oggetto pesante come un albero che può essere caduto sull’animale nel corso di una tempesta. I conseguenti danni muscolari hanno provocato una crescita eccessiva a forma di disco sulla parte ossea di una delle vertebre del collo, che abbiamo interpretato come un ingrossamento secondario della base del legamento nucale, una grande struttura elastica che sostiene il collo e la testa. Ciò ci ha quindi permesso di ricostruire la struttura anatomica del collo, rivelando che era forte e muscoloso”.
La resilienza di ROM 768
Muscoli strappati e ossa rotte sono evidenti anche nel bacino, nelle costole e nella colonna vertebrale del ROM 768, così come una lesione alla bocca. Le ferite ben guarite dimostrano tuttavia la resilienza del dinosauro, che è sopravvissuto per diversi mesi o forse anche alcuni anni dopo l’evento traumatico. Lo studio dimostra chiaramente, come sottolinea la bioarcheologa della Queen’s University, Eileen Murphy, il valore della paleopatologia per ricostruire la qualità della vita dei dinosauri e le minacce provenienti dall’ambiente naturale che potrebbero aver affrontato quotidianamente.
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